Attentato alla credibilità del Capo dello Stato

di Giuseppe Moesch*

Non è l’attentato a Trump, o l’uranio arricchito nascosto chissà dove in Iran, il blocco di Hormuz o la situazione in Medio Oriente o in Ucraina, che sta provocando un terremoto nel nostro Paese, forse in parte il dramma per i turisti delle prossime vacanze estive costretti a pagare più cari i biglietti aerei se vogliono scegliere il posto o portare un beauty case più grande, ma l’indignazione suscitata da solerti cacciatori di scandali che hanno rilevato la macchinazione ai danni del Capo dello Stato, indotto a firmare la grazia per la Minetti giunta quasi a fine pena.

Il giornale che ha fiutato puzzo di bruciato, ha ritenuto che l’istruttoria del caso fosse affetta da elementi non veritieri, e che quindi ci si è presi gioco del Presidente della Repubblica, che ovviamente non è responsabile che della firma del provvedimento.

Per mia memoria cerco di ripercorrere l’iter: un soggetto che ritiene di essere in una condizione particolare, prevista dalla legge, può inoltrare istanza di Grazia, adducendo prove e motivazioni. Ovviamente tutto dovrà essere verificato e se vi è certezza di quanto esposto si potrà procedere ed inoltrare la richiesta, attraverso il Ministro della Giustizia, dal 1999 non più di Grazia e Giustizia, che, constata la regolarità, esprime parere favorevole trasmettendola al Quirinale per la concessione.

Il dossier che arriva al Ministero è predisposto dal Tribunale, nella fattispecie quello di Milano, e le notizie sono raccolte non da donna Maria o dal signor Pippo, ma dai Carabinieri, che hanno una certa capacità investigativa.
Allora delle due l’una: se è vero che sono false le condizioni della Minetti significa che il dossier è fasullo e quindi i giornalisti hanno fatto un lavoro eccellente, ed in questo caso la responsabilità è da ascrivere ai compilatori del dossier, ovvero il Tribunale di Milano che non avrebbe correttamente condotto la ricognizione oppure i Carabinieri che non avrebbero svolto bene il loro lavoro. Se posso avere un lontanissimo dubbio, e non ce l’ho, sulla possibile defaillance del Tribunale, rifiuto nel modo più categorico l’ipotesi che i militari dell’arma, possano aver omesso o sottovalutato quanto da loro investigato.

Non posso esprimere un parere corretto perché non ho risposte ai quesiti posti sopra, ma se quelle ipotesi fossero vere ci troveremmo in una situazione drammatica, perché alcuni organi dello Stato avrebbero cospirato per indurre il Presidente della Repubblica ad un atto illegittimo, minando la credibilità dell’intero Paese.
Se viceversa, come credo e spero, si trattasse di una bufala, allora ci troveremmo di fronte ad un atto di irresponsabilità che non potrà chiudersi con una smentita e qualche precisazione.

Gioacchino Rossini ebbe modo di spiegare con arguzia e raffinata bellezza questo tipo di suggestione. “La calunnia è un venticello” fa cantare a Don Basilio nel Barbiere di Siviglia, ma già Voltaire aveva scritto “Calunniate, calunniate; qualcosa resterà”.

In questi tempi sta diventando sempre più naturale, propalare sciocchezze e falsità sventolate con slogan efficaci che hanno facile prese sui più sprovveduti incapaci di approfondire e comprendere appieno, i temi in discussione, come ad esempio nel caso del referendum.
La disperata lotta per riprendere il potere non avendo basi o programmi credibili, viene spostata sul piano della calunnia che non è di destra o di sinistra ma è solo metodo operativo di ignobili malfattori che per interessi personali, stanno arrivando a minare alla base l’intero Paese.

 

*già professore Ordinario presso l’Università degli Studi di Salerno

Giuseppe Moesch Giuseppe Moesch

Giuseppe Moesch

Napoletano, già professore ordinario di Economia Applicata, prestato alla politica ed alle istituzioni nazionali ed internazionali, per le quali ha svolto incarichi e missioni viaggiando in quasi cinquanta Paesi attraversando l’umanità che li popola. Oggi propone le sue riflessioni scrivendo quando non riesce a capire quelle degli altri.

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