A Ferragosto l’intenso blu di Majorelle
di Mariapia Vecchione-
Un blu intenso e profondo come il mare, ma anche luminoso e scintillante sotto il caldo sole del Marocco: è il blue Majorelle, prende il nome dal suo creatore, il pittore francese Jacques Majorelle.
La sua intuizione artistica nel 1937 nacque dalla conoscenza di pigmenti naturali utilizzati dalla popolazione berbera, stanziata sulle
montagne dell’Atlante, principale catena montuosa del Marocco con la presenza del rilievo più alto dell’Africa; il Monte Toubkal.
Il pigmento blu cobalto, scovato nei villaggi berberi, colpì l’immaginario del francese Majorelle, che diede vita al luogo d’ispirazione della sua arte: oltre le mura che circondavano l’antica Medina di Marrakech, l’artista francese creò un giardino contenente piante esotiche rare, fra questo spazio di incontaminata bellezza costruì una casa studio insieme all’architetto e amico parigino Paul Sinoir che realizzò il sogno di Majorelle: una villa con caratteri artistici del cubismo, che ricordava gli influssi moreschi caratteristici dell’architettura di Marrakech nel corso dell’XI e XII secolo.
Nel giardino esotico della casa nacque un’oasi naturalistica fatta di fontane e vasche di ninfee, decorate con piastrelle in terracotta come nei prestigiosi spazi tradizionali islamici; la casa studio divenne il simbolo del Blue Majorelle, come desiderava il celebre pittore.
Il blu oltremare diede profondità a questa maestosa villa, ben presto anche il giardino e le sue fontane si tinsero di blu, a cui poi si aggiunsero le anfore e le panche della casa Majorelle di color giallo limone.
Nel 1947 Jacques Majorelle aprì le porte della sua oasi incontaminata al pubblico, mostrando l’incantevole villa: una creazione architettonica che generava calma e armonia.
Era il 1966 quando ne restò affascinato lo stilista Yves Saint Laurent, che visitò il raro giardino e la casa insieme al suo compagno di vita Pierre Bergé che ha parlato dell’esperienza folgorante nel libro “Yves Saint Laurent. Une passion marocaine: “Abbiamo familiarizzato rapidamente con questo giardino e ci andavamo tutti i giorni. Eravamo sedotti da questa oasi dove colori alla Matisse si mescolavano con
quelli della natura”.

Alla morte di Majorelle, il giardino e la villa rimasero abbandonati per oltre un decennio, fino a quando, nel 1980, Yves Saint Laurent e Pierre Bergé vollero acquistare la proprietà Majorelle, impedendo che la splendida villa diventasse mero soggiorno turistico: “Quando abbiamo saputo che il giardino sarebbe stato venduto e sostituito da un hotel, abbiamo fatto di tutto per impedirlo. – scriveva Bergé nel libro
di memoria di Saint Laurent – E così alla fine siamo diventati proprietari del giardino e della villa”.
Lo stilista Yves Saint Laurent rinominò la casa studio “Oasis”, circondato da quella intensità di blu e dalle maioliche marocchine, trovò il suo luogo di pace e di ritiro: nella quiete marocchina si ispirò per le sue creazioni stilistiche che divennero icone del blue Majorelle.
Una storia, dunque, che ha il suo “filo blu” nella tinta naturale di origine berbera e che ha legato i distini di due esteti. questo luogo è ancora oggi tra i più visitati al mondo; nel 2011 nelle vicinanze furono inaugurati un museo che celebra le tradizioni berbere e l’YSL Museum, un progetto dello Studio KO, ad opera di Oliver Marty e Karl Fournier.
Yves Saint Laurent rivive in ogni spazio dell’Oasis Majorelle: nel 2008, alla sua morte, vennero disperse le sue ceneri nel roseto del giardino naturalistico della villa e fu eretto un memoriale nel ricordo dell’arte e della bellezza che tanto lo avevano affascinato nel cuore del Marocco.
Tutte le fotografie sono a cura di salernonews24.it







