Verner Panton: estrosità e innovazione del design.
Nato lo scorso secolo, esattamente il 13 febbraio del 1926 a Gamtfte in Danimarca, Verner Panton è tra le figure più celebri e influenti nel campo dell’architettura e soprattutto del design che ha lasciato, ancora oggi, a 28 anni dalla sua morte, una eredità progettuale ben salda seguita e apprezzata. Il giovane Panton studia alla Royal Danish Academy of Fine Arts di Copenaghen diplomandosi nel 1951. Inizia a lavorare presso lo studio dell’architetto-designer Arne Emile Jacobsen, terminando presto la sua collaborazione per svolgere autonomamente la propria attività. Si trasferisce, ben presto, in Svizzera dove svolgerà buona parte della sua vita professionale. Inizialmente legato alla idee del Modernismo Classico, si allontana da tale corrente per focalizzarsi sulla creazione di spazi innovativi caratterizzati da una stretta connessione tra mobilio, illuminazione, ma anche scelta dei tessuti e dei colori, che sono il vero punto di forza della sua geniale progettualità che mette la sensorialità visiva al primo posto nei suoi disegni.

Il suo estro si evidenzia da subito già all’interno dell’hotel-ristorante Astoria di Trondheim in Novergia: per ottenere un ambiente uniforme Panton adotta un motivo tessile “Geometry I-IV” (con motivo geometrico composto da cerchi e quadrati disposti in proporzioni diverse con cromatismi diversificati oppure da una serie di quadrati di varie grandezze) sia per i soffitti che per la pavimentazione e le tende.


Attorno ai tavoli sono posizionate le sedie a cono con varianti della stessa serie, sempre da lui ideate. L’originalità della Cone Chair è nella forma di schienale e braccioli come unico elemento ricurvo, una seduta ben comoda grazie a un cuscino tondeggiante che poggia su un solido basamento in tubolari di acciaio.

L’illuminazione, inoltre, è composta dalle Lampade Topan costituite da un paralume sferico in lamiera di alluminio lucidata o spazzolata spesso anche colorata in arancione, rosso, blu o turchese, tutti elementi di arredo progettati tra il 1958 e il ’59. Verner adotta una linea creativo-progettuale particolarmente organica, in cui predomina la geometria tondeggiante e sinuosa.

Tra le sue realizzazioni più importanti e iconiche, ricordiamo Panton Chair, una sedia davvero rivoluzionaria, particolarmente ergonomica che segue perfettamente la forma del corpo, riflettendo pienamente il design organico. Progettata nel 1959 per una delle aziende di design più importanti al mondo, la Vitra, è uno dei più alti esempi di design scandinavo. Già nei primi anni ’50 Panton si dedica al progetto di una sedia di plastica impilabile, realizzando, nel 1959, il modello della Sedia Panton a forma di S tutta di plastica ottenuta attraverso un calco in gesso. Straordinariamente moderna e fuori dal comune, è una sedia non in legno e senza le classiche gambe, realizzata in poliestere rinforzato con fibra di vetro. La produzione che richiedeva una attenta manodopera, si accelerò attraverso la produzione industriale utilizzando poliestere termoplastico.

Solo nel 1968 l’azienda Vitra inizierà, di fatto, la realizzazione in serie della sedia dal design rivoluzionario. Il modello, inoltre, apre le porte a nuovi orizzonti progettuali avvicinandosi anche all’estetica legata all’era spaziale degli anni ’60 che si riflette, poi, nella più conosciuta “Pop Art”, elegante, sinuosa sedia dai colori variegati. Essa fa parte della collezione permanente dei musei di design come il Museum of Modern Art di New York o il Design Museum di Londra o ancora il Museo Danese di Arte e Design. Un momento particolarmente importante, nella carriera di Verner, è la Fiera del Mobile di Colonia, per la cui occasione l’azienda Bayer noleggia un battello da trasformare in showroom temporaneo al fine di promuovere innovative fibre per l’arredamento come la fibra sintetica dralon. Panton viene incaricato di allestire il battello e la mostra intitolata “Visiona I” del 1968 dove il designer si esprime liberamente attraverso spazi e ambienti da lui disegnati.


Nel 1970 viene nuovamente chiamato per la realizzazione di “Visiona II” in cui il designer dà vita a una sorta di mondo fantastico pieno di colori molto vivaci e dalle forme particolarmente organiche ed estrose che si ritrovano negli arredi, nei tessuti e nell’illuminazione.


Altra icona del design fine anni ’60 è la Sospensione FlowerpotVP7, una lampada a sospensione (del 1968) divenuto in breve tempo un oggetto di design per tutti gli anni ’70. Dalla organica forma tondeggiante, la lampada è un gioco ad incastro di due cupole metalliche che la rendono davvero unica. Il suo disegno semplice e compatto risulta adattabile in qualsiasi ambiente col suo acciaio verniciato in diversi colori che possono essere lucidi ma anche opachi. Del 1969 è il progetto dell’estroso Moon.

E’ una lampada a sospensione dalla forma sferica composta da 10 anelli concentrici, in metallo color bianco, che si aprono a ventaglio e che nascondono, in parte, la lampadina riflettendo la luce in maniera molto morbida e uniforme. Alla fine degli anni ’70, in occasione del Salone del Mobile di Basilea, Verner realizza una mostra speciale dal titolo “Pantorama” in cui atmosfere volutamente artificiali sono caratterizzate da spazi monocromatici caratterizzati da semplici oggetti ed elementi geometrici. Molto legato all’uso del colore, di fatto, il designer afferma: “Il colore è importante. Io uso il colore come strumento per creare atmosfera”. L’uso del cromatismo è per lui anche a un fattore psicologico e poteva addirittura cambiare l’umore. Ad esempio il verde e il giallo indicano ottimismo, mentre l’arancio e il rosso energia e convivialità, il blu invece invoglia al relax. Con Panton si assiste a una vera e propria trasformazione del significato intrinseco di design, fatto non solo da forme e materiali ma da forme, colori ed emozioni.







