Innovazione e stravaganza nelle sedute di design post-bellico.
La concezione del modo di vivere gli ambienti domestici cambia radicalmente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Di fatto alcune avvisaglie di rottura col passato si avvertono già a partire dagli anni ’50 con l’innovativa corrente culturale e progettuale del modernismo che si manifesta vigorosamente nel design dell’epoca. E’ un decennio particolarmente ricco di innovazione, animato da un forte desiderio di rinascita in cui ottimismo e creatività convergono all’indomani del cupo periodo bellico, nella realizzazione di oggetti belli e soprattutto più accessibili a un ampio pubblico. Si ricercano soprattutto la funzionalità e il confort dell’oggetto, migliorando di conseguenza anche la vita quotidiana domestica. Le forme risultano più semplici e snelle, mentre l’introduzione di materiali innovativi aiuta considerevolmente la creatività del designer contribuendo anche alla resistenza e alla durevolezza degli arredi. Si tratta di materiali quasi mai utilizzati come la plastica, il metallo o il legno curvato. Le linee degli arredamenti, inoltre, si fanno più morbide e sinuose, la spigolosità quasi scompare mentre avanza con prepotenza una gamma di cromatismi innovativi che saranno, poi, la principale caratteristica degli oggetti di design degli anni ’60 e ’70. Modelli stravaganti fuori dal comune si impongono come vere icone. Facciamo alcuni esempi. Tra i fondatori del Modernismo americano è noto il designer industriale creatore di numerosi mobili di stampo modernista per la George Nelson Associates, Invirg Harper ha realizzato uno dei più iconici divani modernisti il Marshmallow disegnato nel 1954 e messo in commercio e distribuito due anni dopo.


Lontano dagli schemi regolari e consueti dei classici divani dell’epoca, si compone di una struttura metallica sulla quale sono disposti dei dischi rotondi di schiuma rivestita e collocati, a reticolo, sia sulla seduta che sullo schienale. Come tocco di grande originalità, i dischi sembrano quasi fluttuare sulla struttura portante in acciaio. Altra seduta particolarmente innovativa per l’epoca è la Coconut Chair. Realizzata da George Nelson nel 1955 anch’essa riflette pienamente il Modernismo americano.

La sedia il cui disegno ricorda una sorta di noce di cocco sezionata in otto parti, si compone di una struttura portante in snelli tubolari di acciaio con finitura cromata lucida, sul quale poggia un rigido guscio in plastica chiaro ricoperto da una seduta imbottita realizzata in un unico pezzo. La forma e i materiali riflettono contemporaneamente leggerezza, confort ma anche grande stabilità della struttura. Negli anni ’60 si consolidano la sperimentazione dei materiali e la progettualità di oggetti in netta antitesi con la concezione del tipico ambiente borghese per realizzare oggetti dal disegno spesso provocatorio e per nulla scontato, serio o simmetrico. Nasce, di fatto, una nuova concezione dell’ambiente domestico e non solo, col movimento Radical Design. Materiali come il legno vengono quasi banditi a favore di elementi innovativi come la plastica, gommapiuma, resine, vinile o il poliuretano dove il colore la fa da padrone. Uno degli oggetti di design più innovativi e, direi, bizzarri sempre nell’ambito delle sedute è senz’altro la Poltrona Sacco.


Realizzata a Torino dai designer Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro per l’Azienda Zanotti, tra le più prestigiose e rappresentative del design italiano al mondo. Superando tutte le logiche tradizionali dell’arredo, la poltrona riflette di fatto uno studio e una sperimentazione progettuale d’avanguardia.


Disegnata nel 1968, viene esposta per la prima volta al Salone del Mobile di Parigi l’anno successivo. Funzionalismo e ricerca di un modello particolarmente ergonomico sono le basi progettuali della seduta: non si realizzano complicati elementi di supporto per la poltrona bensì un elemento che si adatti pienamente al corpo umano. La seduta presenta una imbottitura di palline di polistirolo espanso, mentre il rivestimento può essere in tessuto oppure in pelle, presentandosi dunque come un elemento particolarmente morbido. Liberi da tutti i vincoli classici delle sedute siamo noi stessi, sedendoci, a stabilire la conformazione anatomica più confortevole e idonea. Viene esposta in numerosi collezioni permanenti come al MoMA di New York, al Centre Pompidou di Parigi o ancora al Victoria and Albert di Londra, ricevendo inoltre il prestigioso Premio “Compasso d’Oro” nel 2020. Simbolo del design italiano, prodotto industriale tra i più interessanti al mondo la poltrona UP 5, abbinata alla UP 6 , fa parte di una serie di sedute progettate dal designer italiano Gaetano Pesce, disegnate nel 1969 per l’Azienda Cassina&Buselli.

Pesce si può definire un vero e proprio artista-designer, in quanto esprime, nella sua progettazione, le sue emozioni più recondite nonché il suo pensiero rivolto al sociale, legandosi in particolare al Movimento del Design Radicale. Costituite da materiale poliuretanico flessibile a iniezione con rivestimento in tessuto molto elastico dal colore arancione sgargiante, con forme sinuose e avvolgenti, la UP 5 e la UP 6 sono, senza alcun dubbio, le sedute più interessanti della serie: le forme molto tondeggianti richiamano, inoltre, all’anatomia femminile ma non solo. Come lo stesso Pesce sottolinea, abbinando la UP 5 al poggiapiedi, la UP 6 a forma sferica richiama una palla pesante, vera e propria metafora artistica che denuncia la condizione della donna troppo spesso sottoposta ai soprusi e a una vita non sempre facile, vittima purtroppo dei pregiudizi degli uomini! Nel 1970 tre designer italiani Paolo Lomazzi, Donato D’Urbino e Jonathan De Pas realizzano una poltrona dalla forma stravagante: un guanto da baseball.

La sua particolare forma e il suo nome sono un omaggio al grande Joe DiMaggio, celebre giocatore di baseball statunitense, con riferimento alla cosiddetta cultura di massa U.S.A. che iniziava a prendere piede anche in Italia. Puro esempio di design legato alla Pop Art, la Poltrona Joe, a due posti, ha un rivestimento in pelle, mentre al suo interno presenta una struttura in acciaio imbottita da poliuretano espanso preformato, particolarmente ergonomico e presenta, inoltre, alla base due ruote per facilitare lo spostamento. L’originalità è proprio data dalla nuova consapevolezza che anche un semplice oggetto sportivo può diventare elemento di arredo. Fa parte della collezione permanente del MoMA di New York. Realizzata dalla ditta Gufram e progettata nel 1970 dagli architetti dello “Studio 65” è una seduta dalla forma fuori dal comune: parliamo della Bocca sofà.

Franco Audrito, uno dei fondatori dello “Studio 65” si ispirò a un quadro surrealista, risalente al 1934, dell’artista Salvator Dalì in cui il ritratto dell’attrice statunitense Mea West componeva, in realtà, una stanza i cui elementi d’arredo formavano il volto e dove, in questo caso, le labbra risultavano un divano.


Da qui, l’intuizione di realizzare un divano che riproponesse la bocca di Marilyn Monroe.

L’elemento è costituito da una seduta e lo schienale in poliuretano espanso, mentre il rivestimento è in tessuto elastico. La sua forma, il suo colore rosso acceso, la sua linea così trasgressiva e sensuale ne fa, a pieno titolo, un simbolo della PopArt. In ultima analisi non possiamo non citare un altro oggetto di design sempre della ditta Gufram e creato dai designer italiani Piero Derossi, Giorgio Ceretti e Riccardo Rosso nel 1971: la seduta Pratone, un sorta di un grande prato dal colore ovviamente verde sgargiante, con base quadrangolare ondulata e i fili d’erba con orientamento non uniforme.

E’ un unico pezzo in materiale poliuretanico espanso, schiumato a freddo e con rivestimento in vernice che si può lavare. Essendo la sua forma fuori da ogni schema, in realtà più che sedersi ci si adagia trovando la giusta posizione tra i morbidi steli. Pratone è anch’essa icona della cultura “Pop” ed ha avuto grande successo per tutto il decennio ’70.






