25 Marzo, Dantedì: l’eredità culturale del Sommo Poeta

di Antonietta Doria-

“Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”

L’edizione del Dantedì del 25 marzo del 2021 ha portato in sè tutto il fascino della data, ricordando al mondo i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta. Oggi, come ogni 25 marzo siamo qui a ricordare Dante Alighieri, il suo pensiero, la sua opera, la sua eredità culturale, il suo essere uomo moderno, pensatore politico, filosofo, uomo profondamente coinvolto nella vita pubblica del suo tempo.

La giornata di studio è stata istituita nel 2020 dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro Dario Franceschini, ma  nasce  qualche anno prima, nel 2017, idea del giornalista Paolo Di Stefano. Riconosciuta dagli studiosi come la data d’inizio del viaggio nell’Aldilà della Divina Commedia, quel viaggio – iniziato simbolicamente il 25 marzo del 1300 – continua ancora oggi, attraverso le sue parole.

In un’epoca in cui spadroneggia una comunicazione  fatta di velocità a discapito dei contenuti, dove l’apparire domina sull’essere, questa giornata vuole essere un momento di riflessione in cui riscoprire il valore e la potenza delle parole, della lettura, della cultura.

Scuole, studenti, luoghi istituzionali, tutti uniti oggi nella celebrazione di Dante, non come mero esercizio accademico, ma a ricordare il genio di un uomo del Medioevo che era infarcito di modernità, attuale ancora oggi.

A Firenze, città natale di Dante, l’Accademia della Crusca organizza tra studiosi e linguisti  la “Prima Tornata Accademica: Dantedì” all’interno della Villa medicea di Castello per meglio comprendere il ruolo della lingua dantesca nella cultura italiana, mentre all’Università vi sono seminari tra cui “Un’idea di Commedia” , dedicato alla filologia dantesca e al dibattito accademico sull’opera. A Ravenna, lì dove è sepolto Dante, innanzi alla tomba, gli studenti organizzano letture. Presso il Museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, a Roma,  si terrà un percorso tematico dal titolo ““L’Inferno nel mondo di Giulio III” , i  versi della Divina Commedia in dialogo con miti e simboli del mondo antico. Sempre in capitale al via il  16° Festival Dantesco Internazionale. Al Centro Asteria di Milano la mostraIl mio Paradiso. Dante profeta di speranza”, percorso espositivo con le illustrazioni di Gabriele Dell’Otto e i commenti di Franco Nembrini. Alla Biblioteca Universitaria di Napoli, attori interpretano il viaggio dantesco dedicato ai personaggi femminili della Divina Commedia tra teatro, letteratura e interattività. Maratone di letture dantesche a Bologna presso il Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica.

Ma perché Dante è così attuale, perché continua incessante lo studio delle sue opere, perché non smette di regalarci nuovi spunti di analisi?

Semplicemente perché Dante attraversa periodi e allo stesso tempo indaga la natura umana, le mille sfaccettature dell’essere umano che secoli dopo secoli continuano ad essere gli stessi. Il concetto di “smarrimento” in cui Dante inizia il sui viaggio lo ritroviamo anche oggi in un epoca in cui veniamo fagocitati dalle informazioni e navighiamo in una sorta di incertezza esistenziale. E’ così che la “selva oscura” da luogo fisico diviene oggi luogo metafisico di alienazione e grande caos in cui la fanno da padrona crisi personali e globali. Il messaggio dantesco è chiaro: Dante necessita di una guida per arrivare alla salvezza, Virgilio, come ognuno di noi, necessita di umiltà e confronto perché la salvezza non è un concetto solitario.

Prima ancora che l’Italia fosse una nazione, Dante ha posto le basi della struttura linguistica, la sua lingua diviene collante che ci permette di riconoscerci in una cultura comune e le sue parole sono entrate nel gergo comune: espressioni come “senza infamia e senza lodo”, belpaese, farneticare, quisquilia ci riportano a lui.

Inoltre Dante ci ricorda quanto la libertà, la volontà, la non massificazione sia, oggi più che mai un atto di ribellione intellettuale in un mondo dominato da algoritmi.  Nel XXVI canto dell’Inferno troviamo  “il folle volo di Ulisse”,  eroe che, pur essendo uomo saggio e valoroso, ha superato i limiti posti da Dio alla conoscenza umana, forte della propria audacia e ragione, ma è proprio  il viaggio di Ulisse, guidato dal desiderio di virtù e conoscenza, che  termina con la tempesta che fa naufragare la nave uccidendo i compagni di Ulisse, contrappasso alla hybris umana.

E poi, inevitabilmente,  ci si rende conto della modernità di Dante attraverso le sue invettive: il Sommo Poeta era un politico esiliato che soffriva per la corruzione dei costumi e si scaglia contro  la “serva Italia” e la cupidigia (la lupa) che ritroviamo oggi nella cattiva gestione   della res publica e nell’avidità  di tanti politici, insegnandoci che essere neutrali, non prendere posizione innanzi alle ingiustizie, è una colpa. Infatti, gli Ignavi, coloro che “vissero sanza ‘nfamia e sanza lodo“, sono coloro che Dante disprezza di più.

Dante ha in sè la genialità di raccontare non solo gli uomini e le situazioni del suo tempo ma l’essere umano con le sue fragilità, le sue meschinità eppure poi ci mostra l’altro lato della medaglia, l’uomo è anche colui che è capace di “trasumanar” e guardare le stelle.

Il Dantedì non è dunque soltanto la commemorazione di un grande intellettuale, ma  un richiamo simbolico al viaggio umano tra moralità e spiritualità alla ricerca di noi stessi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Antonietta Doria Antonietta Doria

Antonietta Doria

Già docente di Lingue e Letterature Straniere, ama la lettura, la civiltà greca, l'enigmistica e la sua Volcei. Appassionata di antiquariato è una profonda conoscitrice del mondo Shakespeariano, di miti e Leggende. La scrittura è la sua nuova frontiera.

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