Ex Libris su Zona RCS75 con Massimiliano Iervolino
” Non era una guerra. Era un genocidio.” ( Tommaso Buscetta, mafioso e collaboratore di giustizia)-
di Claudia Izzo-
Ex libris, trasposizione della rubrica di salernonews24, è da quattro anni sulle frequenze di ZONA RCS75 come rubrica quindicinale, il lunedì dalle ore| 16:00 alle 17:00. (Canale 111 DTT, FM 103.200 / 92.8 | DAB | Piattaforme digitali).
L’autore.Massimiliano Iervolino è un consulente specializzato in affari istituzionali, con esperienza nelle politiche energetiche relative agli ecoreati e nella gestione dei rifiuti. Laureato in Chimica Industriale presso l’Università La Sapienza, ha maturato competenze legislative ed istituzionali in oltre 20 anni di attività professionale e politica. Dal 2019 al 2024 è stato Segretario di Radicali Italiani. In precedenza ha lavorato come consulente della Commissione Parlamentare Ecomafie, contribuendo a diverse relazioni ufficiali su Sicilia, Campania e Roma Capitale.
Tra i libri pubblicati ricordiamo: Con le mani nella monnezza. I disastri della partitocrazia. Il caso Malagrotta: l’ottavo colle di Roma(2011); Roma. La guerra dei rifiuti (2013); Il rifiuto del Sud. Storie di criminalità politica e controllo del consenso (2013); Default Lazio. La bancarotta economica e morale di una Regione (2014).
Il libro proposto: ” Il contagio. Da Lucky Luciano alle stragi di Capaci e via D’Amelio: come l ‘eroina ha cambiato per sempre la mafia.” (Marlin Editore) di Massimiliano Iervolino.Il testo presentato pone l’ interrogativo su come abbia fatto la mafia a diventare così potente e perchè parlando di “mafia dei colletti bianchi”, “mafia imprenditoriale”, ” mafia criminale”, la mafia viene spesso vista come un qualcosa di apparso all’improvviso, invece, tutto ha inizio, non con la corruzione, gli appalti, la cocaina, ma con l’eroina.
Facendo un passo indietro, Iervolino sottolinea la genesi di questa piaga: la mafia nasce nell’arcaica Sicilia contadina, con la terra, nei feudi, nelle campagne di Corleone e Monreale, “braccio armato dell’ordine agrario”; già a metà dell’800 infatti si parla di “onorata società” dove i mafiosi erano campieri, gabellotti, guardiani armati che proteggevano confini.
Poi, con l’Unità d’Italia “mentre lo Stato faticava a mettere radici nel Meridione, la mafia era già lì” con i “rispettati”: il mafioso prendeva in affitto grandi appezzamenti che riaffittava a contadini poveri. Dalle zolle si passa poi ai palazzi e la nuova mafia si fa urbana e si muove tra appalti e calcestruzzo. Nei primi anni ’80 si impongono i “viddani” , i Corleonesi cresciuti nella violenza e nella fame, a Palermo “, i permessi edilizi fioccavano, le ville liberty cadevano sotto le ruspe”.
La mafia americana, nata dall’emigrazione siciliana e cresciuta con il proibizionismo, inizia poi a parlare di droga con quella italiana: il modello americano globale, industriale, che arma eserciti e genera miliardi torna in Sicilia, non influenza soltanto la mafia contadina ma la contagia con un nuovo modo di pensare tra gerarchie, profitto, potere.Per questo Iervolino nel suo testo parla di “contagio di ritorno”; con Lucky Luciano cambia per sempre il volto di Cosa Nostra. Dal 1957, data del summit segreto all’Hotel delle Palme di Palermo al 1993, anno dell’ arresto di Totò Riina, trascorrono 36 anni in cui la mafia passa dalle lupare agli esplosivi, vengono riscritte alleanze, distrutto vecchi equilibri fino all’ascesa dei Corleonesi che con il loro potere verticale uccidono chiunque disturbi i loro affari: altri mafiosi, giornalisti, politici, magistrati.
Il libro si dipana nell’analisi del modello corleonese, dei traffici internazionali con corrieri esperti provenienti dagli Stati Uniti, del ruolo che le industrie farmaceutiche del Nord Italia hanno avuto con l’ottenimento della morfina-base in Italia: “Lucky Luciano trasse la sua conclusione: in Italia non correva alcun rischio… comprò silenzi e complicità…”. Poi è la volta del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa che verrà ucciso nel 1982, è colui che con il rapporto del Comando della Legione Carabinieri di Palermo tesse la mappa della mafia, traduce i misteri, ricostruisce i vertici: Badalamenti, Greco, Coppola…smaschera la nuova cupola: la mafia era passata da un insieme di clan ad un’industria del profitto.Con il ritorno di Buscetta dal Brasile nel 1984 si apre un nuovo capitolo: a decifrare il linguaggio del pentito troviamo un giovane giudice, Giovanni Falcone. Con il maxiprocesso del gennaio 1992 si arriva a 346 condanne, numerosi ergastoli , 2600 anni di carcere complessivi: la sentenza riconobbe la genealogia di questa piaga, Cosa Nostra doveva tutto alla mafia americana, metodo, gerarchia, gestione, riproducendo quasi alla lettera il modello creato da Lucky Luciano negli anni ’30 con le famiglie, la divisione dei profitti.
Se la mafia dei Badalamenti, dei Bontate, degli Inzerillo con la politica trattava, quella dei Corleonesi allo Stato dichiarò guerra, non cercava mediazione ma potere totale e mentre i magistrati combattevano la mafia nei bunker, le scorte venivano fatte saltare con le autobombe.
Pietro Scaglione, Boris Giuliano, Cesare Terranova, Piersanti Mattarella, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tanti altri sono coloro che hanno lottato quest’ordine di cose, pagando con la loro stessa vita.
Massimiliano Iervolino nella stesura di questo libro cerca di incontrare e intervistare chi questa metamorfosi l’ha vissuta, detenuti e collaboratori di giustizia, ma non viene autorizzato, forse perchè questa inchiesta mette al centro l’eroina, dice che la mafia non è solo delitto e onore, la mafia è cambiata. Iervolino non riesce cioè ad ascoltare le voci dei protagonisti, la sua diventa una ricerca bloccata e si basa su sentenze, relazioni parlamentari, resoconti di udienze, rapporti internazionali, cronache del tempo. Così l’on Giulia Pastorella ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia chiedendo perchè questo accesso sia stato negato e quale sia il criterio con cui viene deciso chi può svolgere ricerca o lavoro giornalistico con detenuti e collaboratori di giustizia e chi no. Vox in deserto clamans.






