No Kings, oltre otto milioni di americani contro Trump

di Claudia Izzo-
E’ la terza volta in meno di un anno  che, negli Stati Uniti d’America, i cittadini del movimento popolare “No Kings”, e non solo, scendono in piazza per  sfilare nelle strade delle principali città, tra cui Washington, Boston e Atlanta, chiedendo al tycoon di “andare via”. Si, parliamo proprio di Donald Trump, il 47esimo Presidente degli Stati Uniti con delirio di onnipotenza e spasmodico desiderio di ricevere il Nobel della Pace, colui  che vanta amici fin troppo discutibili con cui sta già pensando alla ricostruzione di Gaza con lo stesso entusiasmo con cui pensò all’acquisto di quel Plaza Hotel con cui diede realmente inizio alla sua ascesa.
Almeno otto milioni di americani sono stati coinvolti oggi in oltre 3300 manifestazioni, 1,6 milioni di persone in più rispetto allo scorso ottobre con Bruce Springsteen ad elogiare i cittadini per essere scesi in piazza nonostante il freddo dell’inverno contro l’aumento degli agenti ICE, eseguendo la sua “Streets of Minneapolis” , canzone di protesta pubblicato il 28 gennaio 2026 a seguito delle uccisioni di Renèe Good e Alex Pretti a Minneapolis ad opera degli agenti dell’Ice Immigration and Customs Enforcement. A New York, in testa al corteo Robert De Niro  che ha affermato “meritiamo tutti un Paese senza re” che riferendosi a Trump ha affermato “deve essere fermato”.
Ancora oggi Trump, tra aperture e minacce nei confronti dell’Iran, ha creato una situazione di instabilità, passando sui social da messaggi del tipo, “grandi progressi”,  ad avvertimenti che, in assenza di intesa, sono già  pronti i bombardamenti  verso l’IRAN mirati a  prenderne il controllo contro infrastrutture petroliere, centrali elettriche, impianti di desalinizzazione  con le ovvie ricadute negative sull’economia globale. In parole povere la tattica è quella di sempre: due comunicazioni  in netta antitesi che procedono su due binari distinti: rassicurante verso i cittadini americani e minacciosa verso l’Iran.
Alla luce dei nostri giorni cosa penserà “la Libertà che illumina il mondo” più nota come “Statua della Libertà”  situata al centro di Manhattan sulla rocciosa Liberty Island? Realizzata da Frédéric Auguste Bartholdi con la collaborazione di Gustave Eiffeil, dono della Francia al Popolo degli Stati Uniti,  è  la personificazione della Libertà,  sinonimo degli ideali americani di uguaglianza, democrazia e libertà, ricoperta da una lunga toga nell’atto di elevare fieramente una fiaccola al cielo mentre nell’alta mano tiene una tavola recante la data della dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, il 4 luglio 1776?  Ai piedi della Statua una catena e delle catene spezzate simboleggiano la fine della schiavitù.
Cosa penserà il simbolo della Libertà per eccellenza innanzi al guerrafondaio Trump,  che tanto rinnega gli immigrati?
Emma Lazarus, discendenti di immigrati ebrei sefarditi, nota per le sue battaglie a favore degli immigrati,  scrive nel 1883 “The New Colossus”, poesia che sarà poi incisa su una targa di bronzo e collocata all’interno della Statua della Libertà.

Non come il gigante sfacciato di fama greca,

Con arti conquistatori a cavallo di terra in terra;

Qui, alle nostre porte bagnate dal mare e dal tramonto, si troveranno

Una donna possente con una torcia, la cui fiamma

è il fulmine imprigionato, e il suo nome

Madre degli Esiliati. Dalla sua mano-faro

Il suo sguardo mite è un benvenuto in tutto il mondo; i suoi occhi miti comandano

Il porto con ponte aereo che fa da cornice alle città gemelle.

Tenetevi , o antiche terre la vostra vana pompa-grida

essa (la statua) con le silenti labbra- datemi i vostri stanchi, i vostri poveri,

le vostre masse infreddolite desiderose di respirare libere, i rifiuti miserabili delle vostre coste affollate.

mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste

e io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata”

Il simbolo di speranza e di accoglienza per gli immigrati di tutto, la Statua che più di ogni altra al mondo rappresenta l’American Dream, si sentirà sicuramente estranea a Doanld Trump che attua la strategia della “Massima Pressione” (Maximum Pressure) contro l’Iran estendendo il  regime sanzionatorio con l’obiettivo di portare le esportazioni di petrolio iraniano a quota zero, che si allea con il sanguinario Israele sotto il governo Netanyahu e con le monarchie del Golfo, con l’obiettivo di isolare l’Iran creando un blocco regionale compatto che integri la difesa aerea e gli interessi economici, spingendo per una sorta di “NATO araba” in funzione anti-Teheran. Se poi parliamo di immigrazione, questa è per Trump  non  solo una questione di sicurezza, ma una battaglia per la “sovranità nazionale”.

L’amministrazione ha dichiarato l’obiettivo di espellere milioni di persone all’anno.

Ad oggi, nel 2026, si stima che oltre 600.000 persone siano state deportate forzatamente, con numeri ancora più alti di “auto-deportazioni” (persone che lasciano il Paese per paura delle sanzioni).

Trump ha invocato leggi storiche e controverse, come lAlien Enemies Act del 1798, per accelerare le espulsioni senza lunghi processi giudiziari, utilizzando anche personale della Guardia Nazionale e, in alcuni casi, reparti militari per il supporto logistico.

Il muro al confine con il Messico è passato dall’essere un simbolo a un cantiere permanente e accelerato.  Grazie a nuovi finanziamenti ottenuti tramite manovre di bilancio (Reconciliation Bill), nel 2026 sono stati appaltati o completati centinaia di nuovi chilometri di barriere “intelligenti” (dotate di sensori e droni). Chiunque venga fermato al confine viene ora immediatamente detenuto o respinto in Messico, eliminando la pratica di rilasciare i richiedenti asilo in attesa dell’udienza.

Dal 1° gennaio 2026, è entrata in vigore un’espansione del divieto di ingresso che colpisce i cittadini di circa 12 nazioni (tra cui Afghanistan, Haiti, Iran, Libia e Somalia), giustificata da motivi di sicurezza nazionale.Ha introdotto una tassa di $100.000 per i datori di lavoro che richiedono visti H-1B (specialisti), sostenendo che le aziende debbano dare priorità assoluta ai lavoratori americani.

Il governo federale è in guerra aperta con le città e gli stati (come la California o New York) che si rifiutano di collaborare con gli agenti dell’ICE (l’agenzia per l’immigrazione). Trump ha minacciato e, in diversi casi, attuato il taglio dei fondi federali per queste giurisdizioni, definendole complici dell’illegalità.Un dato sorprendente del 2025-2026 è che, per la prima volta in decenni, gli Stati Uniti stanno registrando una migrazione netta negativa: più persone lasciano il Paese di quante ne entrino. Questo è considerato dall’amministrazione Trump il più grande successo politico, mentre gli economisti discutono ferocemente sull’impatto che questa carenza di manodopera avrà sull’inflazione e sulla crescita.

Chiediamoci adesso perchè  otto milioni di americani non scenda  in piazza. Ogni giorno.

Benvenuti in America.

Immagine AI Pixabay Licence

Claudia Izzo

Claudia Izzo

Claudia Izzo, giornalista con oltre vent'anni di esperienza. Direttrice di salernonews24.it che nasce a Salerno e tratta notizie locali, nazionali e internazionali, fonda e dirige campanialife.it e cetaranotizie.com, focalizzate sulla valorizzazione del territorio.E' ideatrice e organizzatrice del Premio Nazionale Aristeia e di iniziative culturali sul territorio nazionale. Già membro della Commissione Cultura dell'Ordine dei Giornalisti della Regione Campania per il triennio 22/24, è attualmente membro del Consiglio di Disciplina Territoriale per il triennio 25/27. Docente di Giornalismo presso istituti scolastici di diverso ordine e grado è stata ghost writer per tre campagne elettorali. Ideatrice e conduttrice della rubrica Ex Libris sull'emittente RCS75, è ideatrice e coautrice del libro 'La Primavera Fuori.31 scritti al tempo del Coronavirus.( Il Pendolo di Foucault). Coniuga l 'impegno editoriale con una profonda attività di promozione culturale e saggistica: si occupa di comunicazione, storia, design e territorio.

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