Il richiamo della foresta
di Giuseppe Moesch*
Mio fratello è titolare di uno studio fotografico in una zona difficile di Napoli, anche se non tra le peggiori. Il quartiere è un mix di piccoli borghesi, operai e qualche punta di piccola criminalità, talvolta di grande.
Mi ha chiamato ieri perché scorrendo tra i messaggi social che i suoi clienti gli inoltrano, ce ne erano alcuni che invitavano a votare NO. La cosa che lo aveva sorpreso era una affermazione che una donna faceva e che comunicava ai destinatari della chat che rispondevano atterriti, ovvero che la riforma che si andava a votare avrebbe impedito di poter ricorrere in Cassazione.
È facile capire come questa notizia, per soggetti coinvolti in piccole situazioni giudiziarie, rappresentava il rischio della galera o comunque di dover sopportare subito una qualche conseguenza. Il senso della sua telefonata era come fosse possibile che una sciocchezza di tale dimensione poteva aver avuto origine, o se ci fosse qualche cosa che poteva farlo temere.
È appena il caso di ricordare che Napoli è stata particolarmente favorita dal reddito di cittadinanza e che i procacciatori di consensi per il M5S sono coloro che hanno incentivato le richieste e sono gli stessi che hanno permesso l’ascesa del presidente della Regione.
Mio frastello mi ha raccontato ancora che in quella chat si alternavano frasi di pessima qualità in dialetto a brani in buon italiano con termini appropriati, frutto di copia incolla da testi di propaganda.
Chi appena mastica di diritto comprende subito che si tratta di una bufala, ma chi ignora i rudimenti di quel settore, riponendo fiducia in chi propala queste notizie, non può che crederci; se me lo dice chi mi ha permesso di avere il reddito di cittadinanza allora è certo al cento per cento.
Nella stessa giornata mi ha scritto in risposta ai miei post a favore del SÌ, un carissimo amico, un ingegnere con il quale ho condiviso una complessa esperienza professionale per un grosso intervento pubblico di svariati miliardi delle vecchie lire, in una zona d’Italia piuttosto difficile; devo alla sua esperienza tecnica e progettuale se insieme siamo riusciti a venirne a capo, ma forse ancora più lo devo alla fermezza dei suoi sani principi che hanno informato la sua esistenza.
La famiglia, le origini, una moglie come lui rigida depositaria di valori ancestrali, due figli brillantemente laureati e collocati in ottime posizioni in Italia e all’estero. Un uomo austero con, dal mio punto di vista, due grossi limiti il fumo patologico, superato negli ultimi tempi, e l’ingenua protervia nel continuare imperterrito a votare per il PCI o qualcuna delle varianti succedute a quel partito. Nessuna discussione, nessuna possibilità di critica, nessuna possibilità di passare a qualche altra formazione, anche quando si palesavano le peggiori nefandezze. Collocazione sacra, fideistica, inattaccabile. Era ed è impossibile incidere su quella fede come lo è per un cristiano o un ebreo o un mussulmano integralista lo è abiurare.
Fargli notare che quelli che oggi sostengono il NO sono gli stessi che si spendevano in direzione opposta non lo sposta di un millimetro, evidenziargli che sono sotto gli occhi di tutti le conseguenze del marciume che vige nella ANM è tempo perso. Il comportamento è analogo a quello di una moglie o di un marito fedifrago, che di fronte a prove inoppugnabili continuano a negare la verità perché la cosa distruggerebbe l’intero impalcato della propria esistenza.
Nella stessa giornata avevo già raccontato di quel professionista che senza leggere quanto andavo argomentando si diceva contrario e mi mandava a quel paese.
Sono tre diverse immagini che riflettono le differenti realtà del Paese tutte accomunate dalla stessa matrice ovvero l’irrilevanza del contenuto della riforma che si propone, e la sostituzione dello stesso con una dichiarazione di fedeltà ad uno schema politico.
Il professionista milanese invecchiato spera di assurgere nuovamente ai tempi belli in cui contava qualcosa, incapace di comprendere come proprio l’insipienza dei comportamenti dei suoi sodali lo hanno portato a quel fuorigioco che non è solo professionale o generazionale.
L’ingegnere che non può votare per un provvedimento proposto dalla destra che gli è stata indicata come la sede del male assoluto, senza ricordare che Mao Tse-tung sosteneva che “non importa che il gatto sia bianco o nero, quello che importa è che sappia prendere i topi”.
La portatrice di valori da tastiera, ignorante ma fedele a chi ottenuto la sua affezione con la consumata tecnica laurina sperimentata nella stessa città nel secolo scorso, avrà assolto al suo compito, non per garantirsi il pane quotidiano, ma quel di più che le permette di figurare nel demi monde onirico nel quale vive.
Il tentativo del campo largo di riprendere il potere attraverso il tentativo di abbattere il governo con il potenziale fiasco del referendum, ha portato degli irresponsabili a rinnegare sé stessi, a dichiarare il falso, ad attribuire alla modifica referendaria finalità mai indicate ed in buona sostanza ad aizzare la piazza.
I NO a tutto cresceranno e creeranno ulteriori tensioni nel Paese, pronuba anche la situazione internazionale, ed il divenire delle condizioni economiche.
Ci sono tutte le condizioni perché qualcuno tenti di risolvere il tutto con azioni di forza, ed i sintomi si sono già manifestati in Romania, nei recenti tentativi di manipolazioni delle elezioni, ed in altri Paesi che provano a sfuggire dalle maglie della democrazia.
Il potere per il potere non può essere la molla che ci porterebbe alla distruzione dello Stato di diritto.
Mi auguro che qualcuno sappia frenare questa discesa verso il baratro, ma forse a causa dell’età, la mia vista indebolita non mi consente di vedere una tale figura.
*già professore Ordinario presso l’Università degli Studi di Salerno







