Morbo K, il coraggio contro il male
-di Antonietta Doria-
A Giovanni Borromeo è ispirata la miniserie televisiva Morbo K – Chi salva una vita salva il mondo intero, diretta da Francesco Patierno proposta in due serate su Rai 1 il 27 e 28 gennaio 2026, in occasione del Giorno della Memoria.
L’8 settembre 1943 Badoglio annuncia al microfono dell’EIAR l’armistizio dell’Italia :«Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.»
La ritorsione da parte degli ormai ex-alleati tedeschi, non si fece attendere: nel settembre 1943 Kappler, capo delle SS di stanza a Roma, minaccia la comunità ebraica chiedendo un tributo cinquanta chili in oro per non essere deportati. il 16 ottobre 1943, a Roma, le truppe tedesche della Gestapo rastrellarono il ghetto ebraico arrestando oltre mille persone destinate al campo di concentramento di Auschwitz.
Centinaia di ebrei trovarono rifugio all’ospedale Fatebenefratelli dove furono accolti dal primario, dr Giovanni Borromeo, che partecipò alla Resistenza installando una radio ricetrasmittente clandestina in contatto continuo con i partigiani e con il suo amico generale Roberto Lordi che coordinava le truppe di partigiani che finirà prigioniero in via Tasso e nelle Fosse Ardeatine.
Borromeo accolse gli ebrei come pazienti affetti dal Morbo K, dal lui inventato, K dal nome degll’ufficiale delle forze armate tedesche. Per salvare i finti degenti dalle persecuzioni nazifasciste, il dr Borromeo allestì un reparto dedicato al morbo K fingendo che fosse neurodegenerativo e “contagiosissimo” affinché i nazisti non si avvicinassero ai finti degenti per controllare i nomi, compilò false cartelle cliniche. Gli ebrei restavano “ricoverati” qualche settimana, poi venivano dichiarati morti, nel frattempo una tipografia faceva giungere loro clandestinamente nuovi documenti d’identità per farli fuggire presso il convento dei Sette Dolori al Gianicolo. Proprio il dr Borromeo che parlava tedesco, illustrò ai tedeschi la pericolosità del morbo , evitando l’ispezione tedesca nei padiglioni del morbo di K.
Il dr Borromeo sarà insignito del titolo di Giusto fra le nazioni e morirà a aroma nel 1961.
Al Fatebenefratelli all’Isola Tiberina a Roma, lavorava anche un medico ebreo, Vittorio Emanuele Sacerdoti, a cui, nonostante le leggi razziali era stato dato un posto come praticante grazie all’intercessione dello zio materno il fisiopatologo Marco Almagià.
Al suo ingresso fu fermato dalla polizia che si accorse di avere innanzi un ebreo e per aiutarlo gli fu consigliato di spacciarsi per uno studente di medicina incaricato di fare pratica in corsia. Con documenti falsi divenne Vittorio Salviucci, originario di Salerno. Il 4 giugno del 1944 le prime truppe alleate arrivarono a Roma. Nel periodo del dopoguerra il dottor Sacerdoti continuò a visitare anche gli ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio. La sua carriera all’ospedale Fatebenefratelli proseguì fino al 1950, poi continuò ad esercitare la sua professione con il dottor Giuseppe Rizzi in un ambulatorio della Garbatella. Vittorio Sacerdoti è scomparso il 3 agosto del 2005 all’età di 90 anni.
Giovanni Borromeo – Medico italiano – Giusti tra le Nazioni.. CC BY-SA 3.0







