La Festa della Donna, come suona il giorno dopo

Cos’è che farebbe davvero la differenza attraverso lo sguardo di una libraia-

di Mariolina Marcelli-

E ‘il 9 marzo, la vita ritorna a scorrere inesorabile e lineare, è un giorno come tutti, un comune lunedì.

La domenica dedicata alle donne genera ormai, di anno in anno, un vero e proprio impatto mediatico, c’è chi ritiene che questo risalto della figura femminile, così circoscritto in questa giornata, sia caduto ormai in un eccessivo e finto perbenismo e che tutto ciò sia volto esclusivamente ad una sorta di scarcerazione da tutti i preconcetti che rimangono attaccati alla nostra società, ancora saldamente. D’altro canto, esattamente all’opposto, c’è anche chi, invece, ritiene che questa giornata, insieme al suo famoso simbolo della mimosa, possa ancora semplicemente rappresentare un buon motivo per omaggiare le donne.

Ma cos’è che ci spinge a pensare che forse questa giornata non basti davvero? Cos’è che ci fa riflettere quando ci appaiono sui social tutti i post dedicati alle donne?

In un mondo in cui le madri perdono le loro figlie, amiche perdono altre amiche e sorelle perdono altre sorelle a causa dei femminicidi, allora forse non è più la mimosa a fare la differenza, forse ci fa storcere il naso che qualcuno possa pensare che basti questo per cancellare un sistema che ogni anno, dopo l’8 marzo, ricomincia da capo, imperterrito.

Cos’è l’8 marzo per una donna che non ha mai conosciuto il proprio valore e che forse non avrà mai il tempo per conoscerlo davvero? Cos’è l’8 marzo per una donna che invece quel valore lo riconosce solo in questa domenica, illusoriamente, per poi ritornare il giorno dopo alla vita di tutti i giorni, in cui è costretta a nascondere il proprio valore sotto i maglioni, i veli e gli strati di paure?

La scrittrice Italo-cubana Alba de Céspedes prova a mostrarci tutto questo e lo fa anche molto bene, nel suo romanzo “Quaderno proibito”. Sarà proprio la piccolezza di questo quaderno, in cui la protagonista annoterà tutti i suoi pensieri più arditi e reconditi, a renderlo proibito.

Siamo negli anni 50, Valeria è moglie e madre, fino ad un certo punto, in cui decide di voler scoprire cos’altro c’è dentro di lei, oltre questi due ruoli e per farlo, si serve di un momento intimo e singolare per lei, la stesura di un piccolo quaderno.

Valeria ci insegna cosa vuol dire lottare per conoscere il proprio valore, anche quando ci sembra che non importi a nessuno, ci insegna ad andare oltre la superficie, perché quello che è rimasto in profondità, talvolta, può essere linfa per ritrovarsi.

Ma se è tutto questo a spaventare noi donne, cos’è che allora spaventa quell’uomo che non ci permette di sbocciare?

Ce lo racconta la scrittrice Newyorkese Jude Ellison S. Doyle nel suo romanzo “Il mostruoso femminile. Il patriarcato e la paura delle donne”.

Questo libro, definito enciclopedico dalla stessa casa editrice (Tlon), è la rappresentazione della natura più selvaggia della donna e di come, proprio i dettagli di questa primordialità mostruosa e sfrenata, spaventino il patriarcato.

Se la tanto amata e decantata compostezza è frutto di oppressione, allora l’orrore e la sfrontatezza, sono figli della libertà e disgregano nel profondo le radici del patriarcato, che si indeboliscono dinanzi alla potenza di quel “mostro” che la donna decide di essere.

Il romanzo si compone di miti, letteratura, cronaca e cinema, in una rosa che ci mostra tutte le sfumature più temute della donna senza catene.

Ma quindi cos’è che farebbe davvero la differenza, in un mondo in cui sentiamo ancora la necessità di urlare che non basta ricordarsi solamente dell’8 marzo per cambiare le cose?

Azioni concrete, che le istituzioni si soffermino sull’educazione e l’istruzione degli individui, che spendano tempo e risorse per sradicare il problema dal nucleo, perché sono queste le basi da cui poter partire per sperare che la disuguaglianza di genere sparisca del tutto e forse un giorno, l’8 marzo, potrà ritornare ad essere una giornata da celebrare, ma senza lasciarci l’amaro in bocca.

 

 

 

Mariolina Marcelli Mariolina Marcelli

Mariolina Marcelli

Credo fermamente nel valore della parola, della scrittura,. Sono appassionata di letteratura ed editoria per cui sono una libraia e una studentessa di Lettere. Amo il cinema e l'arte. La mia forte curiosità, l'amore per la natura ed i viaggi mi spingono a a voler conoscere ciò che è diverso da me e ad approfondire dettagli che mi interessano per aggiungere alla mia vita tasselli sempre nuovi e speciali.

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