Costantino esamina le urine dei pazienti di pubblico dominio

Costantino l’Africano e il suo ruolo nella Scuola Medica Salernitana

La strada di collegamento tra via Carmine (nel popoloso quartiere omonimo) e via Paolo de Granita (coincidente pressappoco con l’antica strada vicinale del Fuso che un tempo congiungeva il borgo del Carmine Nuovo al Ponte Calcedonia, fiancheggiando l’antico cimitero), è dedicata a Costantino l’Africano, personaggio che, con la sua opera, ha dato lustro alla Scuola Medica Salernitana.

Nato a Cartagine intorno al 1020, la sua biografia, complessa e ricca di vicissitudini, a volte anche chiaroscurali, ci racconta di un uomo particolarmente attivo soprattutto nella seconda parte della sua esistenza, in Italia, prima a Salerno e poi nell’abbazia di Montecassino, dove si convertì al cristianesimo per diventare anche monaco benedettino. Poco, invece, sappiamo della sua vita prima della conversione al cristianesimo e, pertanto alcuni passaggi biografici sono, spesso, avvolti da un alone di mistero. Di Costantino abbiamo testimonianze di storici tra cui, in primis, il monaco benedettino, cronista e agiografo Pietro Diacono vissuto qualche decennio dopo la morte di Costantino, ma legato anch’egli all’abbazia di Montecassino. Altri storici interessati alla sua vita sono il medico medievalista dott. Giuseppe Lauriello, la filologa tedesca Vera von Falkenhausen, o ancora la prof. Amalia Galdi. In linea generale sappiamo con certezza che Costantino lasciò presto Cartagine viaggiando per quasi quarant’anni e percorrendo, in particolare, l’area mediorientale e anche più ad est, la Persia, l’India e l’Etiopia. Durante i suoi viaggi conobbe culture differenti, istruendosi e raccogliendo anche numerosi libri di stampo medico-scientifico. Nella sua opera “De viris illustribus archimonasterii Casinensis” così lo descrive Pietro Diacono: “Costantino l’Africano, monaco dello stesso monastero (di Montecassino) fu dottissimo negli studi filosofici, maestro dell’Oriente e dell’Occidente, un nuovo luminoso Ippocrate. Partito da Cartagine, di cui era originario, si recò a Babilonia e qui fu istruito compiutamente, in grammatica, dialettica, scienza della natura, geometria, aritmetica, scienza magica, astronomia, negromanzia, musica e scienza della natura dei Caldei, dei Persiani, dei Saraceni. Partito di qui raggiunse l’India e ivi si gettò ad apprendere il loro sapere. Padroneggiate completamente le arti degli Indi, si diresse in Etiopia, dove ancora si imbevve delle discipline etiopiche; una volta ricolmo di queste scienze, raggiunse l’Egitto e s’impadronì delle arti degli egizi. Dopo aver dedicato dunque trentanove anni all’apprendimento di queste conoscenze, tornò in Africa, quando lo videro ricolmo del sapere di tutte le genti, meditarono di ucciderlo. Costantino se ne accorse, balzò su una nave e arrivò a Salerno, dove per un po’ si tenne nascosto fingendosi povero. Fu poi riconosciuto dal fratello del re di Babilonia, anch’egli giunto lì, e fu tenuto in grande onore presso il duca Roberto (il Guiscardo). Di qui però Costantino se ne andò, raggiunse il monastero di Cassino e, accolto assai di buon grado dall’abate Desiderio, si fece monaco.  Sistematosi nel monastero, tradusse moltissimi testi da diverse lingue…”.

Pietro Diacono di dominio pubblico
Roberto il Guiscardo nominato duca di Puglia e Calabria da papa Niccolò II durante il concordato di Melfi di dominio pubblico

Un’altra biografia lo vuole mercante saraceno che, giunto a Salerno, conobbe la Scuola Medica e, dopo che aveva riscontrato una certa penuria di trattati di medicina, fece ritorno in Africa allo scopo di prelevare quanti più libri possibili riguardanti le scienze mediche. Durante il suo viaggio di ritorno a Salerno, purtroppo, in corrispondenza di Capo Palinuro la nave naufragò a causa di un temporale e molti libri andarono perduti.

Costantino viene presentato alla corte di Roberto il Guiscardo CC BY-SA 3.0

A Salerno, tuttavia, Costantino tradusse numerosi testi dall’arabo al latino (dettaglio storicamente attendibile). Durante il suo soggiorno in città Costantino conobbe l’Arcivescovo Alfano I, scrittore-medico e importante esponente della Scuola Salernitana, che lo convertì al cristianesimo. Secondo lo studioso Vincenzo La Salandra, Alfano era un importante autore di libri medici e traduttore dal greco di altrettante informazioni sul sapere medico-farmaceutico.

Busto del XVII secolo raffigurante Alfano I arcivescovo di Salerno nella cripta del Duomo di Salerno. CC BY-SA 4.0

Lo stesso Arcivescovo, molto probabilmente, stimolò Costantino nella ricerca scientifica e nelle traduzioni in latino dei trattati di medicina dall’arabo. Ricordiamo che presso la Scuola Medica si traducevano, infatti, i trattati medici direttamente dal greco e dall’arabo. Divenuto monaco, poco tempo dopo, Costantino lasciò Salerno per giungere nell’abbazia di Montecassino (dove era, allora, l’Abate Desiderio, artefice della rinascita artistica e edilizia dell’abbazia stessa).

Vittorio III. – Desiderio di Montecassino di pubblico dominio
Abbazia di Montecassino Chiostro dei Benefattori CC BY-SA 4.0

A Montecassino proseguì gli studi e le traduzioni dei libri in lingua araba, continuando l’opera fino alla sua morte avvenuta nel 1087. Tra le sue traduzioni si ricordano quelle dei testi di un medico arabo di religione ebraica un certo Issak Judaeus: il “Liber de febribus”, il “Liber de definitionibus”, il “Liber de elementis” e ancora il “Liber dietarum universalium”, “Liber dietarium particolarium” e il “Liber de urinis”. Altri trattati da lui tradotti sono quelli di un medico della corte del Principe di Persia, Adud ad-Dawla, dal nome ‘Ali ibn ‘Abbàs al-Majusi: il “Pantegni”(Theorica) e il “Pantegni”(Practica), i cui temi trattavano di medicina e farmacologia.

Versione manoscritta dell’XI secolo del Liber pantegni , realizzata a Montecassino sotto la supervisione di Costantino l’Africano di pubblico dominio
Liber_pantegni_-f. 089r di pubblico dominio

Dal medico magrebino Ibn al-Giazzàr tradusse il trattato il “Viaticum peregrinorum” e il “Liber de coitu”; quest’ultimo focalizza la tematica della fisiologia sessuale, argomento particolarmente delicato e mai trattato nel medioevo. Di Hunayn ibn Ishàq tradusse il libro dal titolo “Dieci capitoli sull’occhio”.

Capolettera d’un manoscritto dell’Isagoge raffigurante Hunayn ibn Ishaq di pubblico dominio

Una curiosità: al monaco benedettino è legata la cattiva fama di plagiario (essendosi attribuito, di fatto, la paternità di diversi testi da lui tradotti). E’ bene, però, ricordare che nel medioevo capitava spesso che taluni scrittori si attribuissero, con molta facilità, opere altrui. Va comunque detto che l’operato di Costantino l’Africano contribuì in maniera efficace, proprio grazie alle sue preziose traduzioni, alla conoscenza di tecniche e trattati di medicina araba. Già nel XII secolo i suoi testi venivano, infatti, costantemente studiati e assimilati dai maestri salernitani e non solo.

httpswww.facsimilefinder.comfacsimilesavicenna-canon-medicine-facsimile

Come ben sottolinea il medievalista Lauriello, i testi tradotti da Costantino, altro non erano che trattati scritti in occidente e, tuttavia, perduti durante le invasioni barbariche; con l’arrivo dei Mori, lungo le coste italiane, tali libri vennero tradotti in lingua araba e Costantino non fece altro che ritradurre gli stessi testi dall’arabo al latino. Ulteriore curiosità: esiste un’erba medicinale che prende il suo nome ovvero la Iera di Costantino, ottimo rimedio per curare la vista.

Daniele Magliano

Architetto- giornalista che ama approfondire tematiche di architettura, urbanistica, design, ma anche di storia, evoluzione e curiosità riguardanti oggetti di uso quotidiano. Mi piace, in generale, l'arte della costruzione: riflesso del nostro vivere in quanto unisce passato, presente e futuro prossimo di una comunità.

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