Vienna, Concerto di Capodanno: quella marcia che sa di sconfitta
di Antonietta Doria-
Ogni anno il 1 gennaio, il Concerto di Capodanno, il NeujahrsKonzert dalla sala dorata del Musikverein di Vienna è un evento che apre al nuovo anno. Eseguito dall’Orchestra Filarmonica di Vienna, una delle più rinomate al mondo, il Concerto di Capodanno è un momento magico diretto da Riccardo Muti nel 2025, mentre per questo 2026, per la prima volta sul podio si è avuto Yannick Nézet-Séguin, direttore musicale della Metropolitan Opera di New York, della Philadelphia Orchestra, per 25 anni direttore musicale e direttore principale dell’Orchestre Métropolitain di Montréal, dal 2008 al 2018 direttore principale della Rotterdam Philharmonic Orchestra.
L’idea del concerto di capodanno venne, nel 1939 al maestro Clemens Krauss, direttore della Filarmonica viennese.
Il 1939 è l’anno dell’ Anschluss, l’ annessione dell’Austria alla Germania nazista, voluta da Adolf Hitler, era già scoppiata la seconda guerra mondiale a seguito dell’invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche.
All’interno del Concerto posto di rilievo assume la Marcia di Radetzky, una marcia militare vivace, con ritmo deciso e trascinante che coinvolge il pubblico tanto che la melodia principale è accompagnata dallo scandire di battiti di mani del pubblico durante i concerti.
Composto da Johann Strauss padre (Johann Strauss Sr.) nel 1848, l’opera nacque alla fine della prima Guerra d’Indipendenza italiana quando le truppe piemontesi a Custoza, tra il 22 ed il 27 luglio, furono battute e re Carlo Alberto di Savoia fu costretto a varcare il Ticino per riparare nel suo Piemonte mentre il Maresciallo Joseph Radetzky, entrò fiero a Milano.
La notizia fu accolta con giubilo dai sostenitori dell’Imperatore così, in occasione dei festeggiamenti il direttore dei balli imperiali Joahn Strauss compose il nuovo brano dedicato al feldmaresciallo, rappresentando lo spirito patriottico e militare dell’Impero Austriaco del XIX secolo.
Le note che riecheggiano ogni 1 dell’anno sottolineano la sconfitta delle truppe italiane, il fallimento di queste ultime nel tentativo di cacciare gli austriaci dal lombardo-veneto per ridare all’Italia una sua unità e indipendenza.
Oggi nessuno ricorda più il motivo di tale opera, si applaude aritmo serrato sulle note di Strauss. Il tempo ha stemperato il suo significato politico divorando ogni ricordo storico. Senza più ricordarlo applaudiamo festanti alla sconfitta italiana, alla vittoria austriaca. In fondo gli italiani dimenticano presto tutto. Dimentichiamo la nostra identità, il nostro valore.
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