Dal libro Codex Vindobonensis 93 conservato nella Biblioteca Nazionale austriaca di Vienna , miniato nell’Italia meridionale nel XIII secolo

La Scuola Medica Salernitana e le sue “Mulieres”

Intorno all’XI secolo, il territorio campano si mostrava ancora disomogeneo dal punto di vista politico e sociale, con il Ducato di Napoli, da una parte, e i principati longobardi di Benevento e Salerno dall’altra. In questo contesto il Principato di Salerno vive un periodo particolarmente florido sul piano economico ma soprattutto per quanto riguarda l’aspetto culturale: già prima dell’XI secolo è attivo sul territorio un centro culturale dedicato alla medicina, più comunemente definito come la “Scuola Medica Salernitana”.

La Scuola Medica Salernitana così come appare in una miniatura del Canone di Avicenna. di pubblico dominio

Antesignana delle moderne Università di Medicina, grazie alla sua opera, la città di Salerno viene definita meritatamente “Hippocratica Civitas”. Inserita in un contesto dinamico, in una città che, grazie al suo porto e alla vicina cittadina di Amalfi, diviene un crocevia di commerci e saperi provenienti da tutto il bacino del mediterraneo, la Scuola si fonda sull’unione di culture differenti da quella greco-latina a quella arabo-ebraica e ha, come principio fondamentale, il metodo empirico, votato principalmente alla prevenzione con l’applicazione della teoria degli “Umori”, elaborata da Ippocrate e Galeno.

Ippocrate (a destra) e Galeno in un affresco della Cripta della Cattedrale di Anagni (Lazio), a circa 50 km a sud-est di Roma. (Secolo XIII) CC BY-SA 2.5
Una donna medico che cura un paziente (1400-25). di dominio pubblico

Prima Istituzione medica della storia europea, essa si impone soprattutto per una particolarità davvero unica: la frequentazione anche da parte delle donne. In una Salerno dominata dai longobardi, in una società di stampo patriarcale, le donne godevano di particolari libertà tra cui anche la gestione, per esempio, di proprietà e beni.

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Non è raro, inoltre, ritrovare figure femminili che rivestono importanti ruoli sia nella famiglia che nella società stessa. E la Scuola, di conseguenza, accoglie numerose figure femminili che godono di un particolare statuto che le eguaglia agli uomini. Alcune di esse spiccano sia nella pratica medica che nella produzione di trattati ed opere teoriche e vengono definite, con un vocabolo polirematico, “Mulieres Salernitanae”. Tra i numerosi storici interessati alla vita e alle opere delle “Mulieres” ricordiamo Scipione Mazzella, Salvatore De Renzi, Monica Green e in particolare la paleografa Federica Garofalo. A onor di cronaca, occorre precisare che le donne medico, nel medioevo, erano presenti non solo ed esclusivamente a Salerno, ma anche nell’Europa centrale, almeno fino al ‘400 inoltrato (quando la riscoperta del diritto romano e della cultura classica rimette in discussione il ruolo della donna, relegandola nuovamente a ruoli sempre più marginali).

Guaritrice, Trotula, con in mano una fiaschetta per l’urina, XIV secolo, Wellcome L0037338 è distribuito con licenza CC BY 4.0 Miscellanea medica XVIII – Wellcome

Figlia di madre longobarda e di padre di origine normanna (un certo Guglielmo, archiatra del penultimo Principe di Salerno Guaimario IV, in contatto anche con i figli di quest’ultimo, Gisulfo e Sichelgaita) Trotta de Ruggiero (conosciuta più comunemente col nome di Trotula) riceve la sua educazione e una buona istruzione presso un monastero femminile, come tutte le nobili fanciulle dell’epoca. Inizia anche a frequentare la Scuola Medica Salernitana dove conoscerà il medico, Giovanni Plateario che sposerà successivamente. Trotta è, sicuramente, tra le donne medico più attive e importanti nell’ambito della Scuola al punto da diventare archiatra del Principe Gisulfo II. Di particolare importanza sono i suoi trattati in materia di ginecologia, ostetricia e cosmesi, all’interno dei quali sono contenuti numerosi consigli medici ancora tuttora validi, una prassi e una cura olistica, particolarmente rivoluzionaria e innovativa per l’epoca. Tra i suoi testi più famosi e studiati in tutta Europa ricordiamo il “Summa qui dicitur Trotula” conosciuto anche come il “De passionibus mulierum ante in et post partum”.

httpswww.youtube.com watchv=tXRBUsgKs5U Le mulieres salernitanae in una miniatura del “Codex Vindobonensis 93”, alla Biblioteca Nazionale di Vienna.

Altra figura femminile di rilievo è Rebecca Guarna, vissuta nella seconda metà del XII secolo, molto probabilmente pronipote del famoso Arcivescovo di Salerno (medico nonché storico) Romulado Guarna. Rebecca deve la sua fama alla realizzazione di tre trattati ovvero “De febribus” il “De urinis” e il “De embrione”, in cui approfondisce in particolare l’esame delle urine il cui colore, sapore e odore permettono di comprendere lo stato di salute del paziente. Si tratta di un aspetto medico innovativo e particolarmente inusuale per l’epoca, soprattutto per una donna, dato che tali esami erano prerogativa di fisici colti (i medici di allora) esclusivamente uomini. I suoi libri sono oggetto di lettura ancora nel XVII secolo, come testimoniano la citazione fatta dal Priore della Scuola Medica Antonio Mazza, di nobile famiglia salernitana, ed anche dallo storico e bibliografo Niccolò Toppi.

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Ulteriore cultrice particolarmente impegnata nelle ricerche mediche è Abella Salernitana, il cui nome preciso, in realtà, è Sabella Castellomata, nata presumibilmente nel XIII secolo da una ricca famiglia posseditrice di diverse proprietà tra Amalfi e Salerno, al cui interno spicca anche un’altra importante figura, Giovanni Castellomata, medico di fiducia di Papa Innocenzo III e fratello di Sabella, secondo la storica Federica Garofalo. Sabella studia presso la Scuola medica dove tiene anche alcune lezioni teoriche. Nei suoi studi medici affronta la questione etica alquanto delicata del concepimento umano, riflettendo sul ruolo dell’uomo come l’artefice principale nel momento della fecondazione o della donna in quanto tale. Non disponendo, all’epoca, di strumentazioni tecnologiche tali che comprendere l’effettivo passaggio del concepimento, due erano le teorie accreditate nel XIII secolo, di cui una appoggiata dalla Scuola Medica Salernitana che affermava che la donna avesse una sorta di proprio seme, come l’uomo, e che dunque i due semi incontrandosi originassero il concepimento (teoria abbracciata dalla stessa Sabella). Un’altra teoria invece considerava la fecondazione originata solo e unicamente dal seme maschile. Altra donna impegnata negli studi medici e autrice di alcuni trattati che approfondiscono l’analisi di alcune malattie, è Mercuriade.

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Di lei si hanno davvero pochissime informazioni e forse anche il nome sembrerebbe essere uno pseudonimo; tuttavia ben noti sono i suoi trattati: il “De crisibus”, il “De febre pestilenti”, il “De curatione vulnerum” e il quarto il “De unguentis”. A differenza delle altre mulieres, tutte provenienti da nobili famiglie, Mercuriade eradi origine umile, la sua passione per la conoscenza e il sapere medico, l’avvicinarono a un’altra donna medico, Sabella Castellomata, sua maestra, che l’aiutò negli studi. Divenne nel tempo, medico personale dei Rufolo di Ravello, importante famiglia locale. Di Costanza Calenda, abbiamo, invece, molte più informazioni. Figlia del medico personale della regina Giovanna d’Angiò, Salvatore Calenda, nella seconda decade del ‘400 si abilitò a esercitare la medicina e, mentre il padre insegnava a Napoli, molto probabilmente Costanza insegnava presso la Scuola salernitana. Poche sono le notizie di eventuali trattati scientifici, ma si sa con certezza che sposò un certo Baldassarre Santomagno, tra i più distinti patrizi salernitani. Secondo gli studi della storica Garofalo, Costanza era la nonna materna del poeta napoletano Jacopo Sannazzaro.

Daniele Magliano

Architetto- giornalista che ama approfondire tematiche di architettura, urbanistica, design, ma anche di storia, evoluzione e curiosità riguardanti oggetti di uso quotidiano. Mi piace, in generale, l'arte della costruzione: riflesso del nostro vivere in quanto unisce passato, presente e futuro prossimo di una comunità.

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