Cosa resterà del Festival del Cinema di Venezia appena concluso?
di Umberto Mancini-
Si è conclusa ieri, sabato 6 settembre alle ore 20, la Mostra del Cinema di Venezia 2025
Tra i riconoscimenti che hanno segnato questa edizione spicca la Coppa Volpi a Toni Servillo, ulteriore conferma del ruolo centrale dell’attore napoletano nel panorama cinematografico internazionale. Non meno significativo il documentario di Gianfranco Rosi, che ha dedicato il suo sguardo al Vesuvio e a Napoli, restituendo un ritratto intenso di una terra complessa e stratificata.
Ma l’immagine simbolo del festival non arriva da un set, bensì dal red carpet. Kaouther Ben Hania, regista tunisina di The Voice of Hind Rajab, ha scelto di sfilare portando con sé il ritratto della bambina palestinese protagonista del suo film. Hind Rajab, sette anni, è rimasta intrappolata sotto le macerie durante i bombardamenti a Gaza: la sua voce registrata è il cuore del film.
Quella fotografia, imperfetta e sfocata, ha attirato l’attenzione dei media più delle luci della passerella. Un volto semplice, senza filtri né artifici, che ha trasformato un gesto di omaggio in un atto politico. La regista ha rinunciato a qualsiasi elemento spettacolare per restituire la cruda realtà di un conflitto che continua a insanguinare il Medio Oriente.
Dal punto di vista visivo, la scelta è significativa: la fotografia proposta da Ben Hania è lontana dall’estetica patinata che domina festival e social network. Proprio la sua essenzialità, priva di costruzione formale, le ha conferito un impatto straordinario. È un esempio di come l’immagine, anche quando non “perfetta”, sappia farsi strumento di verità e di denuncia.
Il messaggio è chiaro: l’arte non deve necessariamente ricorrere a tecnologie avanzate, effetti digitali o artifici narrativi per comunicare. Al contrario, la forza di un’opera risiede nella capacità di arrivare in modo diretto, mettendo al centro il contenuto più che la forma. Con un gesto semplice, la regista ha rilanciato l’attenzione su un film considerato minore, contribuendo a portarlo verso il Palmares.
La Mostra di Venezia di quest’anno sarà ricordata dunque anche per questo: per aver trasformato un red carpet in un luogo di memoria e di coscienza civile, dove una fotografia ha saputo parlare più di mille parole e ha riportato l’arte alla sua funzione primaria, quella di testimoniare il presente.






