Il Racconto della Domenica: Un giorno a Racalmuto
di Michele Bartolo-
Diceva Sant’Agostino: “Il mondo è un libro e chi non viaggia ne legge una sola pagina”.
Viaggiare, quindi, arricchisce le conoscenze, ci fa esplorare nuovi luoghi, abitudini e tradizioni a noi sconosciute, ma soprattutto ci dà l’occasione di entrare in contatto con la popolazione che abita quei territori. E’ qui che il viaggio si trasforma: diventa vita vissuta, vicinanza di cuori, emozione allo stato puro. È quello che è capitato a me e alla mia famiglia in un recente viaggio in Sicilia, non a caso la terra che Goethe legava indissolubilmente all’Italia e nella quale individuava la chiave per spiegare ogni cosa.
Ebbene tante sono le bellezze paesaggistiche, storiche, culturali di quei territori. Ma quello che più ha coinvolto la nostra emotività è stata l’escursione che abbiamo riservato per il nostro ultimo giorno di permanenza sull’isola, proprio quello in cui saremmo dovuti partire: la visita a Racalmuto, il piccolo paese natìo del grande scrittore Leonardo Sciascia, l’occasione per dare uno sguardo alla Sicilia a passo lento, per riprendere il titolo della nostra escursione, una immersione nel suo passato e nei ritmi di vita dei suoi abitanti.
Proprio qui abbiamo avuto una guida d’eccezione: un figlio di quella terra, Salvatore Picone, detto Totò, un uomo semplice, affabile ma, al tempo stesso, profondo conoscitore del territorio e della storia di Sciascia e del suo paese. Non a caso egli è anche autore del testo: “Dalle parti di Leonardo Sciascia”, nel quale ripercorre appunto i luoghi, le parole e la memoria del grande uomo prematuramente scomparso.
Con Salvatore abbiamo ammirato i luoghi di un tempo del paese, ricco borgo sede di un importante centro minerario e della industria del sale, ma soprattutto ci siamo addentrati nei vicoli caratteristici del suo centro storico, sino all’antico teatro “Regina Margherita”, per poi ammirare la statua a grandezza naturale del suo figlio più illustre, posta non a caso sul marciapiede tra la gente, lontana da un freddo piedistallo. La nostra partecipazione emotiva è aumentata quando siamo entrati nel Circolo frequentato da Sciascia, di cui oggi Salvatore è Presidente e che ha presentato ai miei ragazzi come la chat whatsapp dei nostri nonni.
È stato bello ammirare le tante fotografie, ascoltare gli aneddoti e le curiosità raccontate da Salvatore, avere la sensazione di vivere quel periodo e quegli anni respirando l’atmosfera del tempo attraverso gli arredi dell’epoca e l’unicità di quegli ambienti. A mio figlio Raffaele viene concesso anche il privilegio di poter suonare il pianoforte presente in una delle sale. Non poteva poi mancare la visita alla casa natìa di Sciascia, sita nella via che oggi porta il suo nome, in cui, ancora di più che nella casa di Pirandello, tutto è rimasto intatto, i mobili, i libri, le fotografie sono rimasti gli stessi, il tempo sembra si sia fermato. Anche qui il nostro Cicerone ci ha raccontato di come gli studenti possano trovare tanto materiale per le loro tesi di laurea e questo grazie all’amore ed alla passione dei siciliani autentici, come Salvatore, che sono custodi della memoria e del loro passato.
Proprio quando il viaggio volgeva al termine e guardavamo l’orologio che ci ricordava l’imminente partenza, ecco il vero e proprio colpo di scena: entriamo in una dimora nobiliare, il Palazzo della Baronessa Mariangela Tulumello (sec. XVII-XIX) e poi subito dopo in una splendida ed elegante abitazione privata, dove veniamo accolti con ospitalità e cortesia senza pari dai padroni di casa: lo storico Sindaco di Racalmuto, Calogero Sardo detto Lillo, amico personale di Sciascia e la sua diletta e simpaticissima consorte, la signora Franca. Proprio in questo momento l’orologio si è fermato, l’aereo è stato dimenticato e siamo stati circondati dal vero e unico calore siciliano. Davanti a noi uno spettacolo da brividi, una tavola imbandita di ogni grazia di Dio: frittata con asparagi o asparagi con le uova, come dicono Lillo e Franca; pizza rustica, peperoni con patate, verdure e insalate di ogni tipo, pesce azzurro indorato e fritto, salsicce, ciambotta, frutta, vino di produzione propria e chi più ne ha più ne metta!
Le danze però si aprono con un bel piatto di pasta con il pomodoro fresco e le melenzane e si chiudono, tra una chiacchiera e l’altra, con il torrone e un chinotto rinfrescante. Quella di Franca non è solo cucina o gastronomia del territorio: è poesia pura! Anche Sciascia sembra sedersi al nostro tavolo, riportato in vita dagli aneddoti di Lillo e dalle delizie della signora Franca che, nella loro genuinità, ci fanno toccare con mano cosa significhi la perfezione e assaporarne la portata, nel senso letterale del termine! Grazie, grazie e ancora grazie… a volte bastano pochi minuti per sentirsi parte di una famiglia, come se ci si conoscesse da decenni…Parafrasando Goethe, la Sicilia non lascerebbe alcuna immagine nello spirito senza Racalmuto. E’ qui l’essenza di tutto. L’aereo, se è ancora sulla pista, può attendere…!







