Ancora una volta l’Italia guarderà i mondiali in TV
di Sergio Del Vecchio-
Sembra una maledizione, un destino già scritto. Per la terza volta l’Italia non riesce ad ottenere l’invito per partecipare al gran ballo del calcio, la festa più importante, la più ambita: la World Cup. Le ultime generazioni dei bambini italiani sono cresciute coi racconti dei padri che per farli addormentare narravano loro la leggenda dei Cannavaro, Buffon, Del Piero, che alzavano in aria la coppa del mondo.
Il sogno è ridiventato un incubo. Ancora una volta fuori dal calcio che conta, ancora per mano di squadre di molto inferiori (sulla carta) al nostro ranking. Eppure avevamo esultato, quando la Bosnia aveva battuto il Galles. Probabilmente, chissà perché, temevamo di più i britanni degli slavi.
Eppure la gara si era messa in discesa per l’Italia, con Kean che sfrutta un errato passaggio del portiere bosniaco e porta in vantaggio gli azzurri. A fine primo tempo però la svolta imprevedibile: Bastoni (ancora lui!), in scivolata da ultimo uomo, regala la superiorità numerica agli avversari. Ancora nessuna luce in fondo al tunnel in cui è piombato il terzino nerazzurro, stavolta il fardello è più pesante perché la seconda frazione di gioco i suoi compagni dovranno difendersi. Il secondo tempo è infatti della Bosnia, possesso palla e cross a grappoli, ma gli azzurri sembrano reggere l’urto, anzi alla fine rimpiangeranno le buone occasioni sprecate con Kean, che ruba il pallone sulla tre quarti e s’invola verso la porta: tutto bene tranne il tiro alto sulla traversa. Ancora Pio Esposito e Di Marco, entrambi hanno sul piede giusto il possibile colpo per chiudere la partita, ma la conclusione non è all’altezza della loro fama. Donnarumma invece no, para tutto il parabile con la sicurezza del portiere che sa di essere tra i primi al mondo, tanti ottimi interventi, ma deve capitolare all’80’ dopo aver tolto dalla porta una deviazione ravvicinata.
Gli azzurri però recriminano per un tocco di mano di Dzeko ignorato dall’arbitro francese Turpin e dal Var. Sì, proprio un arbitro francese ci doveva capitare? E allora si va ai supplementari, ma il protagonista resta ancora l’arbitro, il francese Turpin, che estrae solo il giallo per un omologo fallo da ultimo uomo di Muharemovic su Palestra e 5 minuti dopo risparmia il dischetto alla Bosnia per un fallo di mano sempre di Muharemovic su tiro di Pio Esposito. Finiamo per incrociare le dita ai rigori, dove i bosniaci si confermano infallibili con zero errori, mentre gli azzurri falliscono con Pio Esposito e Cristante. Tanta la delusione da parte di Gattuso che si cosparge il capo di cenere chiedendo scusa alla nazione, delusa anch’essa perchè ancora una volta non potrà tifare per i colori azzurri a un campionato mondiale. L’ultima apparizione dell’Italia a una World Cup risale infatti al lontano 2014.
Come sempre accade in Italia, dopo è il momento dei processi. Ma davvero siamo convinti che portare sul banco degli imputati il solo Gattuso ci garantirà di poter mettere alle spalle questo brutto momento no e ci farà ripartire verso nuovi traguardi?
Il calcio italiano che da tempo langue cullandosi sugli allori dei tempi che furono, scolorito retaggio di un mondo ormai tramontato. Da tempo ci siamo assuefatti a vedere uno spettacolo mediocre tenuto in vita dalla passione delle curve, pronte a vendere l’anima per i tre punti della domenica quando ormai i veri campioni in Italia ci vengono solo d’estate. Ne è riprova il generale disastro in campo europeo dove il divario con le altre squadre sembra incolmabile.
Sogniamo il campione che coi suoi gol ci faccia dimenticare che non c’è un settore giovanile che tre quarti dei nostri calciatori sono sopravvalutati e strapagati pronti a scendere in campo per timbrare il cartellino, che le squadre della Lega Pro a tutti i livelli sono piene di calciatori stranieri, che nel calcio che conta non si scoprono più talenti in determinati ruoli perché quella maglia è stata già assegnata e se ti va bene puoi guardare la partita dalla panchina. Occorre, nel calcio come in altri settori, il coraggio di resettare, non è una questione di allenatore o di modulo, occorre resettare tutto il sistema e ripartire da capo con regole nuove.







