In iran, con la lettera minuscola: la terribile storia di Taraneh e Romina

In iran con la lettera minuscola: la storia di Taraneh Canzone e Romina Pura

di Gaetanina Longobardi-

In iran, con la lettera minuscola, non ci sono uomini, ma solo carnefici dentro una varietà di poteri: il governo iraniano è guidato dal Presidente, ma il potere più importante appartiene alla Guida Suprema, una figura retorica religiosa e politica.

In iran, con la lettera minuscola, si violano i diritti umani con lunghe mense semicircolari di violenze e percosse ornate di ossa rotta. In iran con la lettera minuscola, quando la situazione politica internazionale diventa assai complicata, il regime combatte i corpi delle donne e, in particolare, i capelli: «È colpa dei capelli! Le donne devono coprirli con un hijab obbligatorio dall’età di 7 anni! Mostrando i capelli, le donne potrebbero credere di essere libere!»

«Uccidiamole tutte!»

I discorsi degli iraniani si interrompono per sorsi di nettare scuro. Non è vero che non bevono.

Quanta ipocrisia in iran, con la lettera minuscola che non è in grado di ascoltare i suoi problemi.

Taraneh e Romina Rahimi, sono gemelle iraniane di 20 anni. Secondo quanto riportato da familiari e organizzazioni per i diritti umani, le sorelle sarebbero state arrestate dopo aver partecipato alle proteste antigovernative dell’8 e 9 gennaio 2026 a Isfahan.

Dopo l’arresto, Taraneh e Romina sarebbero state trasferite in carcere. La famiglia ha denunciato condizioni di detenzione particolarmente dure e ha sostenuto che le ragazze avrebbero subito violenze e pressioni durante gli interrogatori. In particolare, i familiari contestano la validità delle confessioni rese dalle due giovani, affermando che sarebbero state ottenute sotto minaccia e tortura.

La vicenda ha avuto un esito drammatico. Taraneh è stata condannata alla pena di morte, mentre Romina è stata condannata a 25 anni di reclusione. Gli avvocati delle due sorelle stanno cercando di ottenere una revisione delle condanne attraverso gli strumenti previsti dal sistema giudiziario iraniano. La famiglia continua a chiedere che le due sorelle possano ricevere un processo equo e che venga scongiurata l’esecuzione di Taraneh.

In iran, con la lettera minuscola, gli uomini al potere non sono in grado di ascoltare i propri problemi e decidono di dare la colpa a noi donne. Sono confusi i vertici iraniani perché troppo viziati dai larghi privilegi. Ignoranti perché non comprenderanno mai il piacere di una moltitudine di donne dai respiri franchi in vesti leggeri e capelli sciolti nelle strade. E libere.

UE dove sei?

Dove sono le donne europee che vogliono i cambiamenti rabbiosi tra le due sponde unite di democrazia e libertà? Il gusto della battaglia è intravedere le curve della ribellione. Non c’è gioia in questo settembre 2026. Taraneh e Romina non arrendetevi, oltre quella porta priva di cerniere. Tra le mura grigia, vedo le mani da cui proviene una fluorescenza rosata, oltre il sangue delle dita. Guardo i volti talmente lavorati da sembrare di porcellana nonostante i graffi e i lividi. I vostri capelli non ci sono più, ma ricresceranno e saranno più belli.

Resistete, Taraneh e Romina. Non guardate il tavolo delle torture. Respirate nella corrispondenza della vita. Chiudete gli occhi e pensate all’impronta viva che segue delicate carezze di una donna che vi ama e che non smette di combattere per voi, la vostra mamma Marzieh Nourmohammadi. Il Guardian racconta che per quattro mesi la madre Marzieh Nourmohammadi, le ha cercate negli ospedali di tutto il Paese senza ottenere risposte. Poi è arrivata una telefonata: «Abbiamo le vostre ragazze. Venite a vederle in prigione». Era maggio. Nel carcere di Dowlatabad, a Isfahan, quando se le è trovate davanti la donna non ha riconosciuto le proprie figlie.

Secondo quanto raccontato al Guardian da un cugino delle ragazze che vive negli Stati Uniti, le gemelle avevano il volto gonfio e coperto di lividi, ferite su mani e piedi, i gomiti rotti. I capelli erano stati strappati in più punti: le guardie, sostiene la famiglia, le trascinavano da una cella all’altra tirandole per i capelli. Le due ragazze erano state tenute in isolamento. Ora è arrivata la sentenza.

Dall’inizio del 2026 l’Iran ha eseguito più di 500 condanne a morte. Almeno 29 esecuzioni risultano collegate alle proteste di gennaio. Il Guardian riferisce inoltre che almeno 16 donne figurano tra le persone giustiziate nel corso dell’anno. Il dato non significa però che tutte e 16 fossero state condannate per la partecipazione alle manifestazioni, distinzione che nelle prime ricostruzioni del caso era rimasta poco chiara.

Il 12 agosto più di trenta Paesi, insieme all’Unione europea, hanno condannato pubblicamente il ricorso alla pena capitale da parte della Repubblica islamica dell’Iran, chiedendo a Teheran di fermare le esecuzioni e liberare le persone detenute arbitrariamente. Nel documento congiunto viene contestato in particolare l’uso della pena di morte come strumento per intimidire la popolazione e reprimere il dissenso.

Per Taraneh, che secondo la famiglia sognava di aprire un giorno un allevamento di cavalli, la minaccia è ora quella dell’impiccagione. Per Romina si apre invece la prospettiva di una lunga detenzione. Dopo la conclusione del processo, i familiari non hanno più potuto vedere le due giovani.

In iran, con la lettera minuscola, i carnefici del regime sbagliano a pensare la natura delle donne immobile. Per Taraneh, un nome di origine persiana che significa Canzone e Romina, con il nome dal significato di Pura, le donne intervengono per salvare le altre donne contro la distruzione ordita dagli uomini.

Gaetanina Longobardi Gaetanina Longobardi

Gaetanina Longobardi

Gaetanina Longobardi è una scrittrice di Angri. Sposata con un figlio. Suoi lavori sono La Certosa Abbandonata, Tuono, Armonia Amalfitana, La Fuga di Ionio, Prima di Eroe, Ali di farfalla. Ama il Medioevo e scrivere racconti brevi per omaggiare il suo grande amore Domenico Rea. Studia con ossessione gli Ostrogoti e qualche volta vede passare per strada Teia, il re ostrogoto che ama immensamente. Ha iniziato il tour letterario della Certosa Abbandonata.

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