Trotula de Ruggiero: una scienziata e medico in pieno medioevo
Nel centro storico alto di Salerno, la strada che da Largo Abate Conforti
(delimitato ad ovest dalla Chiesa della SS. Addolorata (parte del medioevale complesso monumentale di Santa Sofia), s’inerpica verso Largo Luciani e Largo Scuola Medica Salernitana, attraverso suggestive volte e storici palazzi di alto valore architettonico

(come Palazzo Fiore-Santamaria, del XV secolo, di chiara ispirazione catalana, Palazzo Galdieri sede del museo medico-chirurgico “Roberto Papi”, Palazzo Coperta, interessante edificio gentilizio del XVIII secolo e ancora il Convento di Santa Maria delle Grazie, risalente al 1506) prende il nome di uno dei personaggi più illustri della storia del Capoluogo: Trotula de Ruggiero.
Conosciuta anche coi nomi di Trotta o Troctula (il cui diminutivo diviene Trotula), è una delle prime donne medico e scienziate, vissute tra l’XI e il XII secolo il cui operato si lega alla Scuola Medica Salernitana. Molti sono gli storici e studiosi che si sono documentati sulla sua figura; tuttavia poche ancora sono le informazioni a noi sopraggiunte, tra questi ricordiamo il partenopeo Scipione Mazzella (vissuto tra XVI e XVII secolo) oppure Salvatore De Renzi nel XIX secolo, arrivando alla filologa Monica Green e alla paleografa Federica Garofalo, la quale ha contribuito positivamente all’approfondimento di alcuni aspetti storici non solo di Trotula de Ruggiero ma anche delle altre donne medico e insegnanti salernitane legate alla famosa Scuola (le “Mulieres Salernitanae”) come Costanza Calenda, Abella Castellomata, Mercuriade e Rebecca Guarna, (quasi tutte appartenenti alla nobiltà salernitana ).

Di queste ultime importanti informazioni ci sono state fornite soprattutto dagli storici e i cronisti dell’epoca come Orderico Vitale o la scrittrice Maria di Francia ma anche da numerose fonti provenienti dall’Abbazia di Cava de’ Tirreni e dal Manoscritto Pinto. Di nobile famiglia normanna, divenuta famosa per aver donato cospicue somme di danaro a Roberto il Guiscardo per la realizzazione della Cattedrale di Salerno e moglie di un medico, un certo Giovanni Plateario, Trotula fu archiatra (medico personale) dell’ultimo Principe longobardo di Salerno, Gisulfo II. E’ stata anche e soprattutto autrice di alcuni testi medici particolarmente innovativi per l’epoca. Legata principalmente allo studio della ginecologia, a lei si devono alcune scoperte sia nel campo dell’ostetricia che in quello legato alle malattie sessuali: studiò la questione dell’infertilità affermando, in contrasto con le teorie dell’epoca, che tale problema poteva dipendere anche dall’uomo!

Si dedicò anche agli studi sulla sana alimentazione, sull’igiene e sui metodi per partorire con meno dolore. Ricordiamo il “De egritudium curatione”, un trattato sulle malattie curato da sette medici salernitani tra cui la stessa Trotula, la quale si focalizzò sui disturbi gastrointestinali e dell’oftalmologia. Altro interessante trattato è il “Pratica secundum Trotam”, sicuramente l’unico testo da lei interamente scritto, che affronta alcune problematiche quali il dolore ai denti, le scottature o i problemi della milza. Altra opera interessante è la “Summa qui dicitur Trotula”, in latino, e risalente al XII secolo. Secondo la storica Monica Green, tutte le informazioni mediche si suddividono in tre testi legati a più autori. Il primo libro è il “Liber de sinthomatibus mulierum” (testo di ginecologia e ostetricia che tratta delle malattie delle donne).


Il secondo è il “De curis mulierum” (sui trattamenti per le donne) che affronta sempre alcune malattie delle donne e la tematica della cosmesi. Il terzo libro dal titolo “De ornatu mulierum” (sulla cosmetica delle donne) si concentra interamente sulla cosmetica.

Mentre il primo e terzo libro si collegano principalmente alla medicina araba, il secondo è legato ai dettami della Scuola medica Salernitana, in cui si fa menzione della medica campana e dunque attribuibile per intero a Trotula. Il “Summa qui dicitur Trotula” divenne, nel medioevo, uno dei testi più studiati e conosciuti in tutta Europa, successivamente stampato e pubblicato per la prima volta nel 1544 a Strasburgo.

Nonostante questa chiara evidenza di emancipazione femminile in tempi particolarmente ostili, nei secoli successivi, specialmente dal rinascimento, ebbe inizio una vera e propria opera denigratoria nei confronti proprio dei trattati firmati da donne. Si tentò di cancellare il nome di Trotula ovunque comparisse attribuendo i sui trattati al marito o ancora a un autore anonimo, negando categoricamente che un libro di medicina potesse essere stato scritto da una donna. Bisogna attendere la fine dell’800 perché, Trotta venga ripescata e accettata come autrice dei sui preziosi trattati di medicina. Tra gli storici di medicina che hanno contribuito alla riabilitazione del valore di Trotula de Ruggiero ricordiamo il medico campano Salvatore De Renzi.


Il quadro che emerge è sorprendente, in un’epoca da molti definita cupa e difficile, soprattutto per le donne, il più delle volte costrette a matrimoni combinati o a una vita monacale all’interno di conventi, oppure destinate a lavori a volte anche assai pesanti, nel caso delle contadine o artigiane, talvolta esse trovano la loro posizione all’interno della società, nella politica come nell’ambito culturale e scientifico. La città di Salerno, grazie anche alla sua posizione geografica, era un crocevia di numerosi e differenti culture da quella tradizionale greco-latina a quella ebraica e araba, risultando una realtà attiva e cosmopolita.

La Scuola Medica Salernitana accolse tutte queste differenti culture, traendone positivamente beneficio anche attraverso il confronto e l’acquisizione dei differenti dettami medici. In tale contesto, il ruolo delle donne, dal punto di vista culturale, era particolarmente avanzato: esse non si limitavano alla sola pratica medica e all’insegnamento ma anche alla stesura di numerosi trattati medico-scientifici che ebbero grande eco in tutta Europa.






