Evirazione nel XXI, evirazione nel XII secolo
di Gaetanina Longobardi-
La notizia si è diffusa velocemente nel paese di Angri: l’evirazione di un uomo compiuta dalla compagna. L’uomo, originario del Bangladesh come la moglie, è ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore. La donna di 35 anni è stata arrestata per tentato omicidio e si trova ora nel carcere di Fuorni
A livello sociale, l’evirazione non è solo un fatto biologico, ma anche un simbolo potente. In passato veniva usata come punizione estrema o come mezzo per controllare individui (schiavitù, corti imperiali). Rappresenta la perdita di autonomia, virilità o capacità di trasmettere il proprio sangue e nome.
Il pensiero va alla dolorosa storia d’amore tra Eloisa e Pietro Abelardo, alla loro unione tra passione amorosa e riflessione filosofica, trasformandosi in una vicenda destinata a oltrepassare i secoli.
Nel panorama culturale del XII secolo, Abelardo era tra i più brillanti pensatori del suo tempo, già noto per il suo approccio innovativo alla dialettica e alla teologia. Eloisa, sua allieva, si distingueva per intelligenza e cultura fuori dal comune, qualità rare per una donna dell’epoca. Il rapporto tra maestro e discepola si trasformò presto in una relazione sentimentale intensa, vissuta inizialmente in segreto.
La scoperta della loro unione da parte dello zio di Eloisa, Fulberto, segnò l’inizio della tragedia. Dopo un matrimonio clandestino, che Eloisa stessa avrebbe preferito evitare per non compromettere la carriera di Abelardo, la situazione degenerò. Fulberto, sentendosi tradito, orchestrò una violenta vendetta: Abelardo fu aggredito ed evirato.
L’evirazione cambiò radicalmente il corso delle loro vite.
Infatti, a seguito di questo episodio, entrambi presero i voti religiosi: Abelardo si ritirò in monastero, mentre Eloisa divenne badessa. Tuttavia, la distanza non pose fine al loro legame. Le lettere che si scambiarono negli anni successivi costituiscono oggi una delle testimonianze più straordinarie della letteratura medievale. In esse emergono non solo il dolore e la nostalgia, ma anche profonde riflessioni su amore, fede e condizione umana.
Eloisa entra nel convento del Paracleto nel 1130, dopo l’evirazione di Abelardo e ne diviene badessa. Proprio in qualità di badessa, si rivolgerà al suo antico amante e gli chiederà di scrivere una regola “appropriata” alle donne. Quanto è strano che una donna della cultura e dell’intelligenza di Eloisa avesse perfettamente assimilato l’idea della propria differenza, della propria inferiorità, della propria soggezione al potere maschile. Eloisa giustifica la necessità di una regola specifica invocando la “debolezza” del sesso femminile. Ad esempio, persino la veste dei Benedettini non è adatta alle donne a causa del mestruo.
Nel Medioevo, donne come Eloisa che ama Abelardo, Ildegarda di Bingen e Christine de Pizan, raccontano la naturale inferiorità della donna perché la distinzione di sesso non può prescindere dagli elementi fondanti delle società medievali: l’ordine e la gerarchia.
Il concetto di gender è un prodotto di importazione nato in uno specifico contesto geografico (gli Stati Uniti), storico (gli anni ’60) e scientifico (dominato dalla sociologia). Il termine approda in Europa, in particolare in Francia, soltanto nel 1988, venendo definito come un’utile categoria di analisi storica. È un apporto riferito perlopiù all’epoca contemporanea; quando si tratta di studi di genere relativi al Medioevo, questi vengono spesso ignorati o semplificati.
I “regimi di genere” devono essere storicizzati con precisione! Possiamo definire un regime di genere come un’articolazione particolare unica dei rapporti fra i sessi in un contesto storico-go documentale e relazionale specifico. Possono coesistere più regimi. Essi sono instabili e possono subire delle variazioni. Il primo contesto da prendere in considerazione è quello storico perché il genere non è una invariante. Il secondo contesto è documentale perché il documento è la realtà di cui dispone lo storico per ricostruire il passato. Il terzo contesto è relazionale, infatti la distinzione di sesso va studiata nell’insieme delle relazioni sociali.
Oggi distinguiamo fra sesso, genere, sessualità. Il sesso rimanda al corpo, alla fisicità degli uomini delle donne. Il genere si riferisce alla mascolinità e alla femminilità, ai modelli identitari e di comportamento. La sessualità ha attinenza con le pratiche e l’orientamento sessuale o il desiderio. Nel Medioevo, queste distinzioni non esistono. Essere un uomo o una donna significava possedere un ruolo sociale, un posto della società marcato dal genere. Per esempio il comportamento da tenere in seno alla famiglia è fortemente marcato: la fanciulla deve imparare il futuro ruolo di moglie, madre, vedova.
Abelardo ed Eloisa, Roman de la rose, miniatura del XIII-XIV secolo







