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Vivere la Storia: Teodolinda, regina dei Longobardi

di Gaetanina Longobardi-

Cinque anni dopo la resa degli ultimi combattimenti ostrogoti, a partire dal 568, un’altra popolazione germanica, quella dei Longobardi, valica le Alpi. Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum scrive nel Libro Primo riferendosi all’isola della Scandinavia da cui proviene il popolo dei Vinili, ovvero dei Longobardi: “​Quest’isola — così ci riferirono quelli che la percorsero —, non si può tanto dire che sia posta in mezzo al mare, quanto, piuttosto, che sia invasa dai flutti marini, che ne avvolgono all’intorno le terre per la piattezza delle coste”.

Bisanzio ripiega di fronte ai Longobardi. Storia e destino nell’insediamento longobardo talmente forte che al loro arrivo in Italia è capace di minacciare l’integrità del patrimonio di San Pietro.

I Longobardi sono in parte ancora pagani, in parte ariani. L’arianesimo non riconosce il primato di Roma. L’impulso propulsore verso la conversione al cattolicesimo dei Longobardi viene dalla personalità di una regina molto amata: Teodolinda.

Teodolinda è la figlia di Garibaldo, re dei Bavari. Nel 589, la principessa sposa il re dei Longobardi, Autari. Il matrimonio apre alla possibilità di un avvicinamento dei vertici longobardi alla Chiesa di Roma. Una scelta dall’importante significato politico di fronte all’aggressività dei franchi.

È bella Teodolinda, e ama i modelli della tradizione antica, in cui risiede la perfezione. Ammira i pittori, gli scultori, gli artigiani che intagliano l’avorio. E poi i libri. Nella sua stanza da regina, nessuno ha il permesso di toccare le copertine decorate dei suoi volumi. L’evangelario è il più prezioso degli oggetti che possiede. Nei suoi libri, esiste una connessione tra scrittura e immagine. Il tesoro ornato da gemme preziose e pitture con decorazioni uniche mostra un lusso negli ornamenti che dev’essere letto nel messaggio che vuole la regina. È un’arte che mostra una croce differente, non il simbolo del supplizio. È la vittoria delle religione cattolica che si diffonde tra i Longobardi. Un rinnovamento per respingere il male.

La regina ha la passione negli occhi e prova un grande piacere nel circondarsi di uomini colti. Al centro della sua stanza, si trova il tavolo ricco di pietanze. Prova dei biscotti di miele cosparsi da spezie. Sorride. I suoi pensieri sono per la nuova chiesa, l’opera d’arte per eccellenza che attende di essere edificata. Ogni sforzo e ricerca deve essere adeguato. I blocchi di pietra migliori, la roccia che non potrà essere sopraffatta dal male, tutto verrà realizzato per la parola della preghiera. La perfezione delle sue forme è l’espressione dell’ordine ricevuto da Papa Gregorio Magno. L’abside è posta verso l’est, verso l’aurora ed è il punto verso il quale si è fermi nella preghiera. Le volte sulle navate hanno un aspetto omogeneo. Teodolinda vuole le pareti delle chiese prive di addobbi. Eppure, i muri sono fatti di rilievi, tappezzeria che racconta interi passi evangelici. Una lettera di Papa Gregorio Magno spiega che ai santi piace essere rappresentati. La regina ricorda il pellegrinaggio dei più sapienti uomini di chiesa verso le reliquie di santi.

Teodolinda perde interesse per il resto dei cibi contenuti in vasellame profumato. L’attrattiva maggiore resta il materiale prezioso della coperta dell’evangelario. Sistema la tunica azzurra per sedere sulla cassapanca e dopo una lunga carezza, comincia a sfogliare le pagine del libro.

L’arte dà sollievo nei momenti di dolore. Il re Autari muore avvelenato il cinque di settembre del 591.

Scrive Paolo Diacono: “I Longobardi permisero alla regina Teodolinda, che piaceva loro molto, di mantenere la dignità regale, consigliandole di scegliere fra tutti i Longobardi il marito che volesse, persona tale, naturalmente, che potesse governare in modo valido il regno. Essa, allora, tenuto consiglio con persone assennate, scelse quale marito per sé e come re per la gente dei Longobardi, Agilulfo, duca di Torino. Egli era, in realtà, un uomo valoroso e battagliero, e adatto a tenere le redini del regno, sia per aspetto che per animo. La regina gli ordinò subito di venire da lei, e gli andò incontro personalmente nella cittadina di Lomello. Quando le si presentò, essa, dopo poche parole, si fece portare una coppa di vino, e, bevutone per prima, offrì il resto ad Agilulfo. Ma dato che il duca aveva baciato con rispetto la sua mano nel ricevere la coppa, ella, arrossendo con un sorriso, osservò che non doveva baciarle la sua mano chi doveva darle un bacio sulla bocca”.

Un secondo matrimonio e un impegno profondo nell’edificio culturale longobardo. Il sentimento religioso assume un nuovo carattere: Teodolinda è convinta dell’importanza dei luoghi religiosi. L’opera d’arte e ricerche estetiche nella nuova chiesa che fa costruire in pochi mesi: la basilica del beato Giovanni Battista a Monza.

Teodolinda partorisce nel palazzo di Monza il figlio di re Agilulfo, il suo nome è Adaloaldo. Il giorno di Pasqua viene battezzato nella Chiesa di San Giovanni.

Sono gli anni della crescita di Teodolinda, l’intelligenza di una giovane regina longobarda si accompagna alla superiore bellezza. Una vitalità nelle arti che viene dipinta nei chiostri e nel palazzo di Teodolinda. Si passa il giorno a contemplare le forme dell’arte e pregare. Ad ogni istante, la vita della regina è posta in un ambiente politico e sociale cristiano in un nuovo significato di cristianesimo. Per la conoscenza del personaggio storico di Teodolinda, occorre concentrarsi sui volumi arrivati fino a noi. Il contrarsi dell’alfabetismo provoca un effetto sui volumi medioevali, custodi di un contenuto accessibile a pochi. Si trasforma in oggetto d’apparato, arricchito di ordini decorativi, scritto con inchiostro d’oro o d’argento, su pergamene tinte di porpora. Le coperte degli evangeliari sono tempestate di gemme. Il libro è simbolo di prestigio, di lusso, di meraviglia. Serve a celebrare avvenimenti particolari e rinsaldare relazioni diplomatiche.

Di Agilulfo, Teodolinda ricorda l’amore per la guerra. Un lottatore infaticabile e molto bravo a distinguersi nelle tensioni con l’imperatore, con i Franchi, con gli Slavi. Teodolinda confessa a se stessa che ama sentirsi chiamare con tanta familiarità dal re, quando sono da soli. Davanti al camino, il re ha l’abitudine di sorseggiare vino, mentre il fuoco si riflette sulla spada posta vicino alla sua gamba. Sono stati re e regina, moglie e marito, ma si sono amati come un uomo e una donna, senza regole o giochi politici, con sfrenato ardore.

Quando ripensa alla morte di Agilulfo nel 616, la regina chiude gli occhi e trattiene il respiro. Alla soglia dei cinquant’anni conosce il mondo e tenere la reggenza per il figlio Adaloaldo fino alla sua maggiore età nel 625, le permette di avere una grande influenza negli affari di stato. Le chiese edificate sono le rocce per la salvezza e poi le tante donazioni a luoghi venerati. Un’espansione luminosa dell’immagine di Teodolinda amata dal suo popolo.

Teodolinda, però, non può immaginare che Adaloaldo abbia “la mente sconvolta e impazzì” come scrive Paolo Diacono. Il figlio di Agilulfo, designato re, viene cacciato dal trono. I Longobardi gli sostituirono Arioaldo.

La figura di Teodolinda si deve associare all’amore per le arti e alla creazione di incredibili evangeliari, agli amanuensi ed ai  miniaturisti impegnati nella creazione di libri per lei, la regina dei Longobardi che con forza è amata anche nel presente. Il prestigio di una donna longobarda del VII secolo, vera rigogliosa figura medioevale, che segna un momento decisivo nella spiritualità cristiana dell’Italia Longobarda.

 

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Gaetanina Longobardi

Gaetanina Longobardi è una scrittrice di Angri. Sposata con un figlio. Suoi lavori sono La Certosa Abbandonata, Tuono, Armonia Amalfitana, La Fuga di Ionio, Prima di Eroe, Ali di farfalla. Ama il Medioevo e scrivere racconti brevi per omaggiare il suo grande amore Domenico Rea. Studia con ossessione gli Ostrogoti e qualche volta vede passare per strada Teia, il re ostrogoto che ama immensamente. Ha iniziato il tour letterario della Certosa Abbandonata.

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