L’Outdoor Film Festival “Vive” con Stefano Lorenzi
di Mariolina Marcelli-
Il regista toscano racconta il suo film “Afrodite”.
Outdoor Film Festival, è questo il nome della manifestazione cinematografica nata dalla mente del giovanissimo Giuliano Squitieri, che, come ogni anno, si svolge a San Valentino Torio e ospita nomi altisonanti del mondo del cinema e delle serie tv più amate.
Il festival ruota sempre intorno ad un tema, chiaramente diverso di anno in anno, per questa edizione, la chiave è: “VIVI”. È proprio Giuliano Squitieri a spiegare, salutando i ragazzi nella prima giornata, qual è stata la motivazione dietro la scelta di questo tema:” invitare i ragazzi a vivere a pieno i loro giorni e pensare al presente attivamente”.
Il festival è caratterizzato da vari incontri e progetti, suddivisi in due grandi gruppi, i Jur-off e i Ciak-off, i primi si occupano, come una vera e propria giuria, di visionare i cortometraggi o lungometraggi proposti durante l’edizione e successivamente di votarli, mentre i secondi, tramite delle masterclass dedicate, potranno vivere da vicino il dietro le quinte del mondo del cinema; entrambi i gruppi potranno assistere ad incontri con ospiti speciali e personaggi competenti in materia.
I ragazzi dei Jur-off 2026 hanno potuto visionare già dal primissimo giorno 3 cortometraggi e un film, in particolare, quest’ultimo, dal titolo “Afrodite”, è stato commentato e analizzato dal vivo direttamente in prima persona con il regista, Stefano Lorenzi, che ha raggiunto i ragazzi nell’edizione di quest’anno per poter rispondere alle loro curiosità.
Se la tematica di quest’anno è “vivi”, il filo conduttore tra questi corti e film, sembra essere proprio l’importanza della vita stessa, la necessità di coglierne gli aspetti pulsanti e apprezzarli. Perché in fondo “vivere” è anche questo talvolta, fare introspezione scendendo nelle profondità dell’animo e di profondità, ce ne parla molto bene Stefano Lorenzi, in “Afrodite”.
Il film vede come protagoniste due donne, Ludovica, interpretata da Ambra Angolini e Sabrina, interpretata da Giulia Michelini. Le due donne, prima nemiche, poi amiche, poi amanti, vivono la dimensione più intima e profonda delle proprie emozioni, immerse nelle acque del Mar Mediterraneo, durante le loro immersioni alla ricerca del tritolo per conto della mafia. (L’ispirazione per il film nasce da un fatto di cronaca degli anni 90 realmente accaduto e poi ricreato ai fini cinematografici)
Stefano Lorenzi ci spiega come la scelta di girare delle scene in mare sia stata fortemente complessa ma anche fortemente voluta, poiché la dimensione marina doveva andare a ricreare gli abissi dell’anima e in particolar modo, il relitto sul fondo, da cui le donne ritiravano il tritolo, doveva ricreare una “scatola emotiva”, quella più profonda, che in un certo senso, veniva esplorata per la prima volta. Non è un caso, sottolinea il regista, che le scene più intime, tra Giulia e Ludovica, accadano sempre in mare, come ad esempio il primo bacio, sott’acqua.
Per Lorenzi, il film nasce fin da subito con la voglia di raccontare una storia di libertà, di rinascita, in contrapposizione con tutto il male che contraddistingue il mondo mafioso. Il mare, in questo senso, agisce nei confronti delle protagoniste attuando una sorta di battesimo ad una nuova vita, per l’appunto una rinascita che porterà la storia ad un lieto fine inaspettato. Anche la scelta della salina, come altro luogo portante del film, si riempie di significato, poiché posto esattamente in parallelo, per via della sua aridità, alla difficoltà di poter far nascere qualsiasi tipo di emozione ed è proprio questa la sfida, far sorgere una passione, dove sembra che non possa esserci altro che il nulla.
È certo, dunque, che in “Afrodite”, la tematica di quest’edizione abbia permeato al 100%, con una chiave di lettura che ci porta sempre di più verso la voglia e il dovere di vivere le nostre emozioni nel modo più intenso e naturale possibile, anche quando sembra essere tutt’altro che semplice.
Fotografia a cura di salernonews24.it







