40 metri di dolore
Cronaca di una morte annunciata sui social-
-di Claudia Izzo-
Come si può trovare pace sapendo che una donna è stata uccisa, scaraventata da un altezza di 40 metri?
Una storia finita a cui però ha fatto seguito un piano diabolico. E questo il tragico epilogo di Lorena Isceri, 45 anni , medico veterinario, dirigente d’azienda nel campo farmaceutico, originaria di Squinzano, in Salento, ma residente a Firenze, sequestrata dall’ex compagno, il 36enne Federico Vella. Anche quest’ultimo era residente a Firenze; è lui che le avrebbe teso un agguato, aspettando la sua vittima all’uscita dal box per aggredirla, immobilizzarla con fascette da elettricista e chiuderla nel bagagliaio dell’auto con una finalità ben precisa: ucciderla. E’ il 3 settembre.
Lorena resta lucida, nel buio del bagagliaio fruga nello zaino dell’ex compagno e trova il cellulare, chiama sua madre, un amico, poi il 112, parla per 20 minuti con la centrale operativa e lancia l’allarme “Mi vuole ammazzare“. Lorena mantiene il sangue freddo, dà indicazioni sul modello del suv su cui viaggia permettendone la geolocalizzazione: si trova nel territorio di Barberino del Mugello, al bivio tra la Panoramica e la Direttissima. A quel punto l’uomo si accorge della telefonata, ferma l’auto, apre il portabagagli e dalla centrale operativa si sente l’uomo chiedere alla donna “Cosa stai facendo”? Lei tenta l’impossibile e dice :«Federico, ma cosa fai? Io ti amo, non ti preoccupare, torniamo assieme».
In pochi istanti le strappa il cellulare di mano, la prende di peso e la lancia dal cavalcavia. Giù per 40 metri. “Mi tradiva, mi aveva aggredito!” urla agli agenti negoziatori accorsi sul luogo che non riescono a fermare l’uomo che si lancia dallo stesso punto.
I due si erano conosciuti nel 2024 in una palestra di Firenze, l’inizio a gonfie vele, di qui il desiderio di entrambi di convivere fin quando Lorena non scopre un messaggio indirizzato ad un amico in cui Vella diceva di essersi innamorato di un’altra donna. Lorena lo lascia, iniziano le sfuriate, i litigi, le minacce con coltello. Lei e lo accompagna da uno psichiatra e fugge in Puglia a cercare un pò di pace nella casa paterna. Poi il ritorno a Firenze e la storia che conosciamo.
La difficoltà ad accettare la fine della storia, avvenuta il 7 agosto scorso, era ben chiara. Nella settimana precedente all’omicidio Vella, notato dai vicini, si appostava per attendere Lorena. Innanzi allo psichiatra che lo seguiva, Vella avrebbe dato vita ad atteggiamenti aggressivi non lasciandolo parlare, puntandogli il dito, accusandolo di farsi pagare da Lorena per farli lasciare, fino ad essere cacciato dallo studio.
Cronaca di una morte annunciata: anche sui social l’uomo scriveva: “sarò tuo anche se non posso più esserlo. Addio a tutti”.
Dopo aver buttato giù Lorena, altra crudeltà: Velli manda un messaggio alla madre della donna :”E’ finita, tua figlia è morta”. Poi chiama sua madre e le dice di aver ucciso Lorena. La donna chiama a sua volta il 112. Ma è ormai tardi per tutto.
E’ l’autopsia a dichiarare che Lorena Isceri, era ancora viva quando è stata lanciata giù.
E’ il 9 settembre. La bara bianca è accompagnata da mamma Antonietta che stringe un pelouche di Lorena, papà Franco e il fratello Danilo. Il parroco è chiaro “L’amore non è possesso, l’altro non ci appartiene”.
Ed alla fine capiamo, come ogni volta, che ci sono messaggi inequivocabili che vanno letti, compresi e denunciati prima che accada l’irreparabile.







