Il destino dei reali francesi dopo il 14 luglio 1789

di Antonietta Doria-
La Presa della Bastiglia.
In un primo momento, la Presa della Bastiglia fu considerata uno dei tanti tumulti che la Parigi del tempo stava vivendo. Lo stesso Luigi XVI, di ritorno da una battuta di caccia, scrisse quel giorno nel suo diario “rien“, niente, a significare, che non era accaduto niente di cui valesse la pena scrivere. Anche se forse la frase poteva alludere al fatto che non avesse preso nessuna preda, se realmente avesse inteso di una rivoluzione in atto, ne avrebbe certamente scritto.
In effetti fu solo nella notte del 14 luglio, che il re venne a conoscenza della Presa della Bastiglia dal duca de la Rochefoucauld-Liancourt,che irruppe nelle stanze del re in piena notte contro ogni etichetta di corte. Il re gli chiese: «È una ribellione?» – e il servitore rispose: «No, sire! Una rivoluzione!».
Nelle successive settimane, molti nobili tra i maggiori conservatori monarchici come il conte d’Artois e la duchessa de Polignac, fuggirono dalla Francia per timore di essere assassinati. Maria Antonietta, pur angosciata per la realtà che viveva, decise di rimanere accanto al marito per aiutarlo a ricreare una situazione di maggiore tranquillità, benché il potere del re fosse stato progressivamente limitato dall’Assemblea costituente, ora a capo di Parigi.

Il 6 ottobre 1789, una folla armata, per lo più composta di donne, marciò su Versailles e invase gli appartamenti reali: ci furono morti e feriti tra membri della folla e guardie del corpo per cui i reali furono condotti a Palazzo delle Tuileries, sotto la stretta sorveglianza della Guardia Nazionale e del suo comandante , Gilbert du Motier de La Fayette.
Nel febbraio del 1790, mentre Luigi XVI fu costretto ad approvare la Costituzione, il conte de Mirabeau cercava un compromesso tra il re ed il popolo, facendo apporre nella Carta Costituzionale significativi miglioramenti per la situazione del re. Con la morte di Mirabeau e dopo la domenica delle Palme del 1791, giorno che vide la carrozza reale bloccata per ore da una folla inferocita, il Re decise di organizzare la fuga con con in testa il conte svedese Hans Axel von Fersen.
La fuga di Varennes.
Fu il 20 giugno del 1791 che Re Luigi XVI, la regina Maria Antonietta e la loro famiglia, diedero vita a quella che è passata alla storia come la fuga di Varennes, il disperato tentativo dei reali di raggiungere la piazzaforte monarchica di Montmédy, nei paesi Bassi austriaci, sotto il comando dal marchese di Bouillé. Così il re sperava ancora di lanciare una controrivoluzione con le truppe ed i sudditi rimasti fedeli e recuperare i suoi antichi poteri. Se il piano fosse fallito, si sarebbe ricorso agli alleati, cioè all’Austria.
La fuga, vista come tradimento, fu determinante per rendere popolare il progetto di una Repubblica in Francia e fallì con l’arresto dei reali a Varennes-en-Argonne, da parte della Guardia Nazionale comandata da La Fayet .
Luigi XVI, l’ultimo re assoluto di Francia, nipote di Luigi XV, fu deposto il 10 agosto 1792 e processato dalla Convenzione Nazionale con l’accusa di tradimento, condannato e giustiziato alla ghigliottina il 21 gennaio 1793 in Place de la Concorde a Parigi, fu gettato in una fossa comunee cosparso di calce viva. Nel 1815, per ordine di Luigi XVIII, i presunti resti del re e della regina, cercati ed esumati, saranno trasferiti nella basilica di Saint Denis.
La morte del re e della regina.
Dopo la morte del re, la vedova Capeto, come veniva adesso chiamata Maria Antonietta, visse con la figlia Maria Teresa, Luigi Carlo e la cognata Elisabetta, per alcuni mesi, in isolamento nella prigione della Torre del Tempio, antico edificio medievale costruito dai templari. Luigi Carlo di Borbone divenne per i legittimisti e le monarchie straniere Luigi XVII, re di Francia e di Navarra. Questi era il terzo figlio dei reali , secondo figlio maschi, e divenne il nuovo Delfino di Francia dopo la morte del fratello maggiore, Luigi Giuseppe, avvenuta per tubercolosi ossea nel 1789.
Nipote di Luigi XV, il piccolo Luigi Carlo fu tolto alla madre dallo zio paterno, il futuro Luigi XVIII, che si autoproclamò suo reggente e iniziò a progettare un modo per far evadere il principe. Quest’ultimo fu affidato ad un ciabattino, tale Antoine Simon, rivoluzionario giacobino, con lo scopo di educare il bambino secondo i principi repubblicani. Il vero obiettivo della prigionia del piccolo principe e della sua mancata uccisione era quello di colpire la madre Maria Antonietta, facendogli firmare una dichiarazione in cui , di suo pugno, accusava la madre e la zia, di averlo iniziato a pratiche incestuose. Maria Antonietta al processo, fece appello alle madri presenti in aula ottenendo il sostegno delle popolane, inizialmente recatesi al processo per offenderla e deriderla.«Se non ho risposto, è perché la Natura stessa si rifiuta di rispondere a una simile accusa lanciata contro una madre! Mi appello a tutte le madri che sono presenti!»

Dal trono al patibolo.
Maria Antonietta fu trasferita nella prigione della Conciergerie il 2 agosto 1793. Alla Convenzione si accumulavano petizioni che chiedevano l’esecuzione capitale dell’ex-regina, definita «la vergogna dell’umanità e del suo sesso». Il 14 ottobre, portata davanti al Tribunale rivoluzionario, venne paragonata alle malvagie regine dell’antichità e del Medioevo quali Messalina, Brunechilde, Fredegonda, Caterina e Maria de’Medici, tre le accuse che le vennero mosse: «esaurimento del tesoro nazionale», «intrattenimento di rapporti e corrispondenza segreti» con il nemico (l’Austria e i filomonarchici) e «cospirazioni contro la sicurezza nazionale ed estera dello Stato». Alla fine di questo processo-farsa, Maria Antonietta fu condannata alla pena di morte. Nella cella le fu permesso di scrivere il proprio testamento, una lettera rivolta a Madame Elisabetta. Il 16 ottobre 1793 Maria Antonietta, a cui era stato vietato di vestirsi di nero, dimenticando che un tempo il bianco era il colore del lutto per le regine di Francia, con i capelli tagliati rozzamente fino alla nuca, le mani legate dietro alla schiena, fu fatta salire sulla carretta dei condannati a morte, seduta impettita e con lo sguardo iniettato di sangue . Così fu ritratta da Jacques-Louis David, a quei tempi giacobino e in seguito pittore di corte di Napoleone Bonaparte, che ritrasse la regina in uno schizzo. Arrivata in Place de la Révolution, salì rapidamente i gradini del patibolo.Si racconta che involontariamente pestò un piede del boia, al quale disse: «Pardon, Monsieur. Non l’ho fatto apposta». Alle 12:15 la lama le cadeva sul collo.Il boia prese la testa sanguinante e la mostrò al popolo parigino, che gridò «Viva la Repubblica!».
La tragica fine del Delfino di dieci anni.
Dopo la Morte di Maria Antonietta, i figli sopravvissuti, Maria Teresa, suo fratello e la loro zia, non potevano essere giudicati per crimini politici di cui erano innocenti e furono separati. Madame Elisabetta fu a sua volta ghigliottinata
Il Delfino di Francia restò in una camera murata dove fu lasciata aperta solo una piccola fessura nella porta per far passare il cibo e, a causa di malnutrizione, parassiti e febbri, morì lì l’8 giugno 1975 all’età di 10 anni e venne sepolto in una tomba senza nome. Oggi i suoi resti risultano dispersi nelle catacombe di Parigi. Il suo cuore, trafugato dal medico al momento dell’autopsia, diventò una reliquia venduta, ritrovata e contesa, conservata oggi nella basilica di Saint-Denis (Francia) e riconosciuta come autentica dalle analisi del Dna.
Maria Teresa Carlotta, la prima figlia dei reali di Francia, chiamata madame Royale, ormai sola, venne usata come merce di scambio per i prigionieri di guerra francesi detenuti in Austria. I tre anni di prigionia con la madre ed il fratello la segnarono per sempre. Accesa rivoluzionaria non volle avere contatti con i parenti materni, rei ai suoi occhi di non aver fatto niente per salvare la madre e si rifiutò di sposare il fratello dell’imperatore d’Austria, l’arciduca Carlo d’Asburgo-Teschen, per lei, “nemico della Francia”. Ella rafforzò, invece, la sua reputazione di “principessa francese”, sposando nel 1799 un francese, suo cugino Luigi Antonio di Borbone-Francia, primogenito del futuro re Carlo X, realizzando il desiderio dei suoi genitori. Come la madre era accesa sostenitrice del diritto divino dei re, avversaria della causa rivoluzionaria, era stata simbolo dell’assolutismo tout court e ostinata roccaforte dell‘Ancien Régime fino alla morte. Tutta la sua esistenza fu condizionata dal suo strenuo appoggio all’antico sistema monarchico. Delfina di Francia dal 1824 al 1830, ma regina solo per venti minuti, dato che suo suocero, detronizzato, abdicò in favore del nipotino Enrico V fu costretta di nuovo all’esilio, si spostò dalla Gran Bretagna a vari domini dell’Impero austriaco. Morì nel castello di Frohsdorf (Bassa Austria) nel 1851. Per la sua devozione a Luigi XVIII fu definita l’ “Antigone” moderna.







