14 luglio 1789, 237 anni dall’assalto alla Bastiglia, la fine della Regina di Francia

Maria Antonietta aveva 18 anni. Il suo un matrimonio fu deludente e tormentato, così, traferitasi a Versailles cominciò a vivere nelle frivolezze tanto da essere definita” donna frivola, irresponsabile, assetata di lusso e dissipatrice”. La Francia non l ‘amava. In occasione della cosiddetta guerra delle farine, il drammaturgo Choderlos de Laclos organizzò la cosiddetta “marcia delle Amazzoni delle Halles” che si recarono a Versailles a chiedere pane al cospetto del re; in quella occasione fu poi attribuita a Maria Antonietta la frase “Se non hanno pane che mangino brioches.”
Il 19 dicembre 1777 la Regina dette alla luce la primogenita, Maria Teresa Carlotta, cui seguì il 22 ottobre 1781 l’erede al trono, Luigi Giuseppe. Più tardi sarebbero nati Luigi Carlo, morto giovanissimo a causa di una tubercolosi e, dopo di lui, Sofia Elena Beatrice.
La sua leggerezza, i favoritismi di corte, gli intrighi contribuirono ad allontanare da Maria Antonietta molte delle grandi famiglie dell’antica nobiltà diffondendo maldicenze e definendola “l’austriaca”.
La Francia precipitò nel caos, il 21 giugno 1791 la famiglia reale tentò di mettersi in fuga verso i Paesi Bassi che scoperta, fu ricondotta a Parigi. Il 20 giugno del 1792 la famiglia reale fu catturata e richiusa nella prigione della Torre del Tempio. Il re, qualche mese dopo, fu processato e condannato a morte salendo sul patibolo, posto nella attuale Place de la Concorde il 21 gennaio 1793. Nell’agosto dello stesso anno Maria Antonietta fu trasferita nella prigione della Conciergerie, registrata come Antonietta Capeto, prigioniera numero 280.
Sottoposta ad un processo-farsa ebbe 41 testimoni contro. Al termine dell’ultima udienza il presidente Herman le chiese se avesse qualcosa da dire in sua discolpa e la regina pronunciò queste parole: “Ieri non conoscevo i testimoni e non sapevo cosa avrebbero detto. Ebbene nessuno ha pronunciato niente di positivo contro di me. Chiudo osservando che fui solo la moglie di Luigi XVI e che dovevo pur conformarmi alla sua volontà.”
Entrambi i difensori della Regina, Tronson du Coudray e Chauveau La Garde, furono arrestati nella stessa sala delle udienze. I giurati ritiratisi per deliberare ed in una sola ora dichiararono la regina colpevole di alto tradimento. Respinta l’ipotesi di un suo esilio negli Stati Uniti, fu condannata a morte. Il 16 ottobre 1793 fu fatta salire sul patibolo e le sue ultime parole furono per il boia Henri Sanson cui, inavvertitamente aveva pestato un piede: “Perdonatemi, signore, non l’ho fatto apposta”.
Maria Antonietta fu ghigliottinata ed il suo capo mostrato al popolo festante, sepolta in una fossa comune. I resti dei sovrani furono cosparsi di calce viva. In Francia più tardi si diffuse il culto della “regina martire”: lo scrittore e poeta Leon Bloy nella sua opera “la cavalleria della morte” si immedesimò nel suo avvocato difensore chiedendole perdono a nome della Francia.
A differenza di quanto avvenne con i Romanov che furono riabilitati ufficialmente dalla Corte suprema russa e canonizzati dalla Chiesa ortodossa, Luigi XVI e Maria Antonietta non sono mai stati assolti , nel tempo, dai tribunali francesi moderni, anche se le loro condanne furono annullate con la restaurazione di Luigi XVIII, punendo con l’esilio i membri della Convenzione ancora vivi.







