Dedalo, apre Paolo Crepet tra riflessioni e tempi moderni
- Terza Pagina
Mariapia Vecchione- Luglio 1, 2026
dalla nostra inviata Mariapia Vecchione-
Parma incontra Dedalo, la rassegna svolta dal 23 al 25 giugno in piazza Garibaldi, ideata e curata da Luca Sommi, giornalista del Fatto Quotidiano, conduttore televisivo e opinionista.
Quest’anno l’evento giunge alla quarta edizione e accoglie voci autorevoli del giornalismo e della cultura italiana: da Serena Dandini a Paolo Crepet ospiti della prima serata, a Veronica Gentili e Massimo Giannini nella seconda serata, mentre chiudono l’evento Enzo Iacchetti e Alessandro Orsini.
E’ questo un momento in cui la città di Parma si sofferma sull’ approfondimento e sulla riflessione della storia del nostro tempo; lo conferma Luca Sommi che, nato in questa città, evidenzia il valore dell’evento culturale: “Viviamo in una società sempre più complessa e, per comprendere la complessità del nostro tempo, non esistono risposte semplici. È proprio da questa consapevolezza che nasce il programma di Dedalo, che affronterà alcuni dei temi più rilevanti dell’attualità attraverso il contributo di ospiti provenienti da ambiti diversi. L’obiettivo è offrire al pubblico strumenti di riflessione e punti di vista differenti, capaci di aiutarci a leggere la realtà in tutta la sua complessità. Dedalo vuole essere uno spazio di confronto aperto, in cui approfondire le questioni che attraversano la nostra società e comprendere meglio il mondo”.
Paolo Crepet ha permesso al pubblico di lasciare che la lentezza prenda posto nell’interiorità di ciascuno, abbandonando la velocità del nostro tempo, che spesso si trasforma in superficialità.
Il pensatore e psichiatra italiano offre la sua visione delle cose, rendendo più semplice quello che a volte viene complicato dal proprio essere, frenetico e consumistico; quest’era non soddisfa molto lo studioso che afferma: “E’ sempre spiacevole dire – l’avevo detto -, in un’epoca remota coloro che avevano aveva tutto erano persone incredibili e molto più interessanti di quelli di oggi… Quello che accade nel mondo è sotto gli occhi di tutti e per me è sconvolgente; io partirei da questa riflessione: non pochi giorni fa a Reggio Emilia è stata in visita la principessa Kate, in visita per la prima volta in Italia a Reggio Children. Per la principessa rappresentano le più importati scuole d’infanzia del mondo, ma alla principessa è stato mostrato come giocavano dei bambini. Una cosa semplice: questo perché i bambini non giocano più, non disegnano più con i lapis”.
Crepet spiega quanto tutto ciò sia correlato agli strumenti tecnologici che pervadono ogni aspetto della nostra vita: “Maggiormente abbiamo avuto telefoni negli anni e meno sono state le nascite, è crollata la fertilità ma anche l’affettività. Di conseguenza la sessualità, questo è un baratto: noi pur di avere uno strumento che ci connetta in ogni momento, sacrifichiamo le relazioni, l’affetto e le emozioni vere, sottraendo alla vita”.
Si tratta di un fenomeno irreversibile in cui i giovani sentono il peso di un sistema che funziona perché arricchito dalla tecnologia, ma impoverito di umanità, riflettendo sull’intelligenza artificiale che ci toglie spirito di dialogo: “Ho parlato con una ragazza che era stata lasciata, mi diceva che aveva raccontato tutto all’intelligenza artificiale. In tutto il mondo ragazzi e ragazze fanno questo, senza parlare con i coetanei. Bisogna parlare, piangere, oppure raccontare all’amica. Un algoritmo aperto ad ogni ora non può sostituire l’umanità, perché risponderà quello che vorrai già sapere. Credo che ci sarà presto una involuzione”.
Reagire a questa regressione è possibile. Paolo Crepet racconta che alle giovani generazioni è necessario insegnare l’importanza della nostra storia, della cultura e dei nostri avi: non il pensiero dell’intelligenza artificiale che è priva di emozioni. Crepet ritiene che il problema risieda nelle famiglie e nell’educazione impartita ai figli che crescono con i genitori che portano loro lo zaino a scuola fino a d una età avanzata. Il consiglio è di riscoprire la radice profonda: “Posso parlare poi di un’altra esperienza – conclude Crepet – quella di un ragazzo di 25 anni, che mi racconta di aver visto La Grande Abbuffata, film diretto da Marco Ferreri nel 1973. Il tema è mangiare fino a morire, sono aspetti importanti oggi. Se oggi un ragazzo così giovane rispetto a me vuole vedere questi capolavori del cinema, mi fa comprendere che c’è ancora un’autonomia di ricerca, di bellezza che sconvolge”. Crepet si sofferma sul caso di una madre che insegna al figlio di 10 anni a giocare a scacchi vincendo poi campionati importanti: per lo psichiatra si tratta di un atto rivoluzionario ai nostri giorni, il bambino impara il valore del sacrificio, della sconfitta, della perdita, solo così comprenderà il valore delle cose e non uccidera’ a 18 anni una ragazza che lo rifiuta.






