Addio a Marjane Satrapi, la matita che disegnò la rivoluzione iraniana

di Sergio Del Vecchio-

Ci lascia troppo presto Marjane Satrapi, il cui nome è legato indissolubilmente al fortunato Persepolis, opera a fumetti in quattro volumi,pubblicato fra il 2000 e il 2003, in cui attraverso gli occhi dell’autrice ci viene fatto vedere e vivere il periodo che va dal 1980 in Iran, periodo che segna il passaggio dal regno dello Scià al regime dell’estremismo religioso che fece piombare il Paese in un oscurantismo da Medioevo ed ebbe un ruolo importante nel definire in senso restrittivo il ruolo della donna.

Aveva 56 anni, Marjane, e da quasi un anno la sua vita si era fermata, dall’aprile dello scorso anno in cui era venuto a mancare il marito, Mattias Ripa, attore e produttore svedese più giovane di lei, con cui l’autrice iraniana aveva un sodalizio sentimentale e artistico trentennale. Qualcosa in più di un compagno di vita, visto che con la sua morte Mattias si è portato con sé anche la voglia di vivere di Marjane che, stando alle poche informazioni circolate, si è lasciata spegnere lentamente.

Una delle sue ultime apparizioni, circa un anno fa, in cui ha rifiutato la Legion d’onore ricordando a tutti che, pur essendo cittadina francese, le sue radici e il suo cuore erano ancora a Teheran: “Non posso continuare a vedere i figli degli oligarchi iraniani venire a passare le vacanze in Francia, e perfino ottenere la naturalizzazione, mentre allo stesso tempo giovani dissidenti fanno fatica a ottenere un visto turistico per venire a vedere com’è il Paese dell’Illuminismo e dei diritti umani”, questo il commento al suo rifiuto.

Del resto, il titolo originale della sua opera è “Persepolis. Histoire d’une femme insoumise”, Storia di una donna ribelle, e lei, Marjane, ribelle lo è sempre stata. Sin da ragazza, i genitori, il padre ingegnere, la madre disegnatrice di moda, erano due intellettuali di estrazione marxista, Teheran era una società emancipata in cui se facevi parte dell’élite potevi concederti uno stile di vita molto vicino a quello occidentale: ristoranti di lusso, auto americane, viaggi all’estero. Poi all’improvviso, il buio, come il velo imposto alle donne, la violenza del conflitto civile e le atrocità della guerra contro l’Iraq, i genitori la mandano a studiare a Vienna per precauzione, ma ben presto Marjane si fa espellere per aver apostrofato come “puttana” una suora dell’istituto religioso, rea di aver chiamato “incivili” gli iraniani.

Il passaggio dalla vita sfrenata mitteleuropea alle restrizioni del ritorno a Teheran è troppo forte per lei, tenta il suicidio tagliandosi i polsi. Cerca una stabilità nel matrimonio, lei poco più che ventenne, lui un artista reduce di guerra meno stabile di lei: dopo tre anni, il divorzio.

A metà degli anni novanta, la svolta con il trasferimento a Parigi, dove illustra libri per bambini. Il suo tratto è essenziale e acerbo, la sua formazione non è quella delle bandes dessinées, ma davanti agli occhi Marjane ha il Maus di Art Spiegelman che nel 1992 aveva vinto il Pultzer narrando l’olocausto col suo bianco e nero senza troppi fronzoli, in cui la forza della storia e dei dialoghi si era rivelata la scelta vincente.

Ecco che prende vita il racconto autobiografico di Persepolis, uno spaccato di vita reale in cui si muove la piccola Marjane alle prese con la rivoluzione culturale islamica che esilia lo Scià e fa in modo che niente sia più come prima. La storia è trattata con estremo realismo ma anche con ironia e sarcasmo, in cui traspare l’animo ribelle di Marjane. Attraverso episodi di vita quotidiana, fatti di slanci e di cadute, di momenti di ribellione, come quelli a scuola verso gli insegnanti, e di sconforto, la vicenda autobiografica di una bambina iraniana diventa un atto universale di denuncia da tramandare alle generazioni future, soprattutto alle donne, di cui l’autrice con grande sensibilità riesce a cogliere tutte le sfumature dell’oppressione, anche quelle più intime.

Arriva il successo della grafic novel, i volumi diventano quattro, uno per anno, arrivano le traduzioni in 40 lingue, in Italia il fumetto è prodotto prima da Sperling & Kupfer poi da Lizard, arriva il film d’animazione omonimo nel 2007, diretto insieme a Vincent Paronnaud, arriva il premio della giuria al Festival di Cannes e la candidatura all’Oscar come Miglior film d’animazione.

All’apice del successo, Marjane, non tradendo il suo spirito ribelle, decide di smettere col fumetto.

Addolora molto la scomparsa di Marjane Satrapi, non solo perché, come ha detto il Presidente Macron, “con lei se ne va una figura importante della cultura francese”, che ha saputo arrivare al cuore dei lettori di tutto il mondo, perché nel seguire il suo percorso di crescita dall’infanzia all’adolescenza, narrato in Persepolis, coi suoi alti e bassi, con le sue debolezze e le sue passioni, rimane dentro di noi una figura estremamente umana, come una vecchia amica con cui abbiamo condiviso un pezzo importante della nostra vita.

 

Immagine di Marjane Satrapi al Festival di Cannes. Georges Bird. Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0

Immagine di copertina a cura di Sergio Del Vecchio

Sergio Del Vecchio Sergio Del Vecchio

Sergio Del Vecchio

Dottore commercialista, giornalista pubblicista, appassionato d’arte, di musica e di fumetto. Ama leggere, disegnare e dipingere. Nel suo percorso professionale si è occupato di formazione e terzo settore. Ha costituito l’Associazione Salerno Attiva – Activa Civitas con cui ha organizzato a Salerno 10 edizioni di VinArte, un format di successo che univa il mondo del wine all’arte nelle sue declinazioni. Nel 2017 è tra i fondatori dell’Associazione culturale Contaminazioni, con cui ha curato diversi eventi e l’edizione del libro “La primavera fuori, 31 scritti al tempo del coronavirus” di cui è anche coautore. Colleziona biciclette e tra i fornelli finge di essere un grande chef.

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