Il racconto della Domenica: “Una notte a Marrakech”

di Mariapia Vecchione-
Volevo perdermi nell’antica medina di Marrakech, nel suo vortice di colori accesi, rumori di motorini e carretti trainati da asini. Qui c’è un profumo di spezie che pervade ogni cosa, ci sono donne laboriose che stringono la mano ai loro bambini e uomini intenti a lavorare il più antico artigianato nei labirintici souk marocchini.
Avevo appena lascito le mie valige nel Riad dove avrei passato qualche notte prima di viaggiare verso Casablanca. I Riad marocchini sono antiche abitazioni che si ergono fra i vicoli della medina, oltre i portoncini per entrarvi, si aprono spazi di sconfinata bellezza naturalistica e un silenzio che incanta. L’architettura di questi antichi luoghi ha al centro una piscina ed intorno sono costruite le camere in cui trovare riposo, il tutto innalzato su più piani fino ad arrivare alla terrazza panoramica, da cui poter ammirare tutta la medina e le antiche moschee illuminate dal primo sole del mattino.
 Mi incamminai nel movimentato vicolo che mi avrebbe condotto in piazza Jamaa el-Fna e quando arrivai la musica degli artisti di strada berberi mi ipnotizzò.  C’erano incantatori di serpenti con i loro figli che si destreggiavano in danze e spettacoli della tradizione berbera, mi avvicinai sempre di più mentre uno dei maestri ammaliatori faceva danzare il suo serpentello ai piedi del pubblico e una donna seduta in un angolo mi chiamò a sé dicendo: “habibi è la prima volta che vieni qui a Marrakech?”  
Accennai un si con la testa, non volevo essere avvicinato. Ma lei continuò: “habibi questa terra è piena di enigmi, siamo la terra dei segreti”. 
Non riuscivo a trattenere la curiosità, mi avvicinai e lei dicendo: “Raccontami di più…” 
E così cominciò a versarmi un Tè alla menta, il tradizionale benvenuto marocchino e mi disse in un pasticciato francese: “Mio caro, il giorno che andrai via da questa terra, sarai destinato a tornare. Questo è l’antico richiamo di Aisha Kandisha, la Jinn della notte. Tutte noi donne temiamo per i nostri uomini sin dall’antichità. Si narra che Aisha abbia una bellezza disumana e ultraterrena e che questa sia come un unguento magico, vaghi nella notte accanto a corsi d’acqua o vicoli della medina non frequentati e che questa abbia lunghi capelli neri. Se incroci il suo sguardo, ne sarai follemente innamorato. Lei è nata dalle creature soprannaturali, i Jinn, dal fuoco senza fumo che vivono in un mondo sovrapposto a questo terreno. Noi teniamo lontani i Jinn ogni notte evitando di fischiare fra le mura della medina, molti anziani portano addosso oggetti di ferro di cui gli spiritelli Jinn hanno paura e, soprattutto, quando la piazza Jamaa el-Fna sarà semi deserta e getteremo dell’acqua nelle condotte di scarico, sussurreremo tutti: Bismillah (nel nome di Dio), così proteggeremo i Jinn dall’acqua che potrà scottarli.  Ma Aisha invece, è destinata a vagare eternamente senza pace. Forse un giorno l’amore di un avventuroso uomo venuto dal nord del mondo la salverà”.
Andai via dopo averla ascoltata, la musica mi aveva stordito. Ero distratto mentre guardavo un chiosco di oli essenziali quando una ragazza inciampò pestandomi i piedi nella confusione, mi chiese scusa, i nostri sguardi si incrociarono: aveva occhi profondi e lunghi capelli neri…
Mariapia Vecchione Mariapia Vecchione

Mariapia Vecchione

Mariapia Vecchione su SalernoNews24 accompagna il lettore alla scoperta di una realtà autentica, critica e audace. La sua formazione umanistica permette al suo sguardo di ricercare inestimabili meraviglie. Appassionata di arte contemporanea, fotografia, food&wine e viaggi, ma consapevole che “il viaggio più lungo è il viaggio interiore” (D. Hammarskjöld)

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