“Cinema, fisica e mondi possibili”. A Tempi Moderni Michel Henri Devoret, Premio Nobel per la fisica.
di Mariolina Marcelli-
Si chiude così quest’anno, la mostra “Infiniti mondi. Viaggio nella poetica di Fabrizio De Andrè”, organizzata dall’associazione Tempi Moderni, con un ultimo incontro che incrocia il cinema e la fisica.
Ad introdurci l’incontro è Marco Russo, presidente di Tempi Moderni, accompagnato dai saluti del Magnifico Rettore dell’Università degli studi di Salerno Virgilio Russo. Gli ospiti: Francesco Casetti, Sterling Professor of Humanities and Film and Media Studies della Yale University, insieme a Michel Henri Devoret, professore Emerito di Fisica applicata presso la Yale University, nonché Premio Nobel per la fisica nel 2025.
La tematica affrontata vede come protagonista ancora una volta il fondersi di due elementi, che solo in apparenza sembrano contrapporsi, in questo caso, il cinema e la fisica. Questa fusione nasce dal bisogno ormai primario del dover in qualche modo far incontrare l’umanesimo con la scienza.
Nel 2020, il Rettore dell’Università Yale provò a lanciare una sfida, far collaborare un umanista con uno scienziato, ed è così che Francesco Casetti e Michel Devoret ebbero insieme l’idea di creare un progetto in cui dimostravano l’effettivo collegamento tra cinema e fisica, che successivamente divenne un vero e proprio corso.
D’altro canto, come afferma il professor Devoret, il cinema e la fisica nascono insieme nello stesso periodo ed entrambi condividono i principi della relatività, come per esempio: quello del tempo e dello spazio, il rapporto tra il continuo e discontinuo, relazione tra caos e informazioni. Sia il cinema che la fisica condividono lo stesso processo, ma in maniera inversa, il cinema parte da uno script preciso, da immagini e parole che poi vengono estese fino a rappresentare la realtà a tutto tondo. La fisica, invece, parte da un esperimento, per poi semplicemente facilitare quella che è la realtà e riuscire ad avere delle immagini che poi saranno tradotte in teorie.
Il progetto di Casetti e Devoret si è basato sulla “decodificazione” di piccoli sketch appartenenti a diversi film, cercando di individuare dei momenti che potessero spiegare alcuni principi di fisica.
Durante l’evento sono stati quindi mostrati questi sketch, per esplicare quali principi stessimo osservando, senza però rendercene conto. Il professor Casetti ci tiene a specificare inoltre, quanto sia stato lungo il processo di selezione dei film da analizzare, poiché sotto consiglio del professor Devoret, non aveva senso presentare film che trattassero già di fisica, nella trama, come ad esempio “Interstellar” di Christopher Nolan, ma sarebbe stato molto più interessante lavorare su film che in maniera non apparente, contenessero spunti di fisica molto interessanti.
In questo caso quindi, ogni sketch, contiene un diverso principio di fisica.
Primo esempio: “The general” di Buster Keaton, lo sketch interessato ritrae un treno che sfonda le rotaie, cadendo quindi successivamente. Possiamo ricollegare questa scena allo studio del determinismo, secondo cui, conoscendo delle condizioni iniziali, possiamo prevedere un determinato futuro.
Secondo esempio: “C’era una volta il west” di Sergio Leone, in cui lo sketch rappresentato ritrae una scena ricca di richiami acustici, come il volo di una mosca, una goccia d’acqua che cade, il treno in arrivo…In questo caso il regista ha volutamente sottolineato ogni rumore, tutto ciò che sentiamo, ha un suo proprio significato. Assistiamo in questo caso all’importanza dei segnali e alla materialità del suono che riempie il tempo e lo spazio, in questa situazione specifica di attesa infinita.
Terzo esempio: “Zabriskie point” diretto da Michelangelo Antonioni, questo sketch ritrae diverse esplosioni, le quali ci riconducono alla conclusione che l’intero mondo che ci circonda è fatto di atomi e quindi, alla granularità della materia secondo cui ogni cosa è composta da microscopiche particelle distinte.
Quarto esempio: “Fargo” di Joel Coen, in questo sketch assistiamo più che mai al concetto dell’entropia, secondo il quale avviene una perdita di informazioni e sopraggiunge il caos, in questo caso, nel film osserviamo qualcuno che cerca di nascondere una valigetta in un luogo assolutamente privo di punti di riferimento, privo quindi di qualsiasi informazione.
Quinto esempio: “Una finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock, in primo luogo c’è da dire, come ci sottolinea il professor Devoret, che Hitchcock ha da sempre rappresentato per i fisici, uno dei registi che più tra tutti dimostrava nei suoi film il principio della meccanica, principio in cui il rapporto con l’osservazione è fondamentale. In questo sketch assistiamo esattamente a questo, ciò che vede l’osservatore dalla sua finestra, diretto in un’altra finestra, in cui c’è l’osservato, i due punti di vista sono paralleli e coesistenti.
Grazie a tutti questi esempi, il professor Casetti e il professor Devoret riescono a dimostrarci, come nel cinema, la fisica sia costantemente presente, anche se non apparentemente, addirittura, come afferma Francesco Casetti, il cinema avrebbe quasi predatato, alcuni importanti principi della fisica.







