Il Racconto della Domenica: La casa dei sogni
di Mariapia Vecchione-
Le scale sembravano infinite, eppure ero solo al secondo piano del palazzo. Quella domenica il pianerottolo del condomino era illuminato da sottili raggi di sole che filtravano da vecchie persiane in legno. Presi le chiavi del nuovo appartamento, le strinsi fra le mani: finalmente una nuova vita. Mi sentivo felice anche se non sapevo dove mi avrebbe portato tutta questa gioia. Questa casa per me che accolgo i cambiamenti sempre con la paura del domani era sconosciuta.
Posai le valige e mi distesi sul grande divano in pelle nera che c’era nel luminoso soggiorno, iniziai a pensare che questo appartamento avesse un richiamo al passato, gli arredi erano di legno massiccio, ma c’era qualcosa che li distingueva: il bianco e il nero erano gli unici due colori della casa. Ad una parete nera si alternava una bianca, liscia e lucida. I quadri erano istantanee moderne delle metropolitane europee, rigorosamente in bianco e nero; mi alzai dal divano, avevo come l’istinto di cercare qualcosa che non vedevo.
La porta della camera da letto era socchiusa, entrai e il mio sguardo si posò sulla cassettiera della scrivania, pensai istintivamente di doverla aprire. Non mi aspettavo così tante scartoffie, le presi fra le mani perché volevo sbarazzarmene e fare ordine, mi sedetti sul letto e guardai di cosa si trattava, fra le carte c’era una lettera:
“Cara Isabel, svegliarmi ogni mattina con te è il sogno che ho sempre voluto realizzare. Abbracciarti ogni mattina, preparare il caffè e mangiare il cornetto alla crema del primo bar sul Tevere in cui eri entrata quando insieme, siamo arrivati per la prima volta in Italia dall’America. Ti dedico ogni mio gesto, ogni scelta futura. Questa casa non è solo ciò che ho costruito con te nella città che ti illumina lo sguardo in ogni istante, ma anche un nuovo inizio per il nostro amore, non smettere mai di essere il mio sole.
Tuo Leonard”.
Il mattino seguente mi svegliai piena di vita, guardai il fondo della tazza del caffè e pensai che questo poteva essere l’inizio di una nuova vita anche per me, in questa casa di amore e sogni appartenuta ad una coppia di americani.
Accesi la radio e ascoltai il brano della domenica mattina, Lucio Dalla era il richiamo a questa storia d’amore:
Chissà, chissà domani
Su che cosa metteremo le mani
Se si potrà contare ancora le onde del mare
E alzare la testa
Non esser così seria, rimani
I russi, i russi, gli americani
No lacrime, non fermarti fino a domani
Sarà stato forse il tuono
Non mi meraviglio
È una notte di fuoco
Dove sono le tue mani
Nascerà e non avrà paura nostro figlio







