Seguire le pietre di Arechi II
di Gaetanina Longobardi-
Arechi II mi appare come l’anima complessa, ricca ma spesso sconcertante dell’VIII secolo. Nato intorno al 734, divenne duca di Benevento nel 758 e governò in un periodo molto difficile per il popolo longobardo. Nel 774, il re dei Franchi Carlo Magno conquistò il Regno longobardo dell’Italia settentrionale, mettendo fine al dominio longobardo nel Nord della penisola. Ma Arechi II riuscì a mantenere indipendente il territorio di Benevento, diventando così una figura fondamentale della storia del Sud Italia. Arechi II era sposato con Adelperga, figlia del re longobardo Desiderio. Dopo la caduta del regno longobardo del Nord, egli assunse infatti il titolo di principe di Benevento, cercando di difendere il suo territorio dalle minacce dei Franchi.
Nel 787 Carlo Magno scese nel Sud Italia e costrinse Arechi II a riconoscere la superiorità dei Franchi. Tuttavia, il principe riuscì comunque a conservare una certa autonomia politica. Morì nello stesso anno, lasciando un’importante eredità storica.
Tutto il realismo di Arechi II non si esaurisce nella sua biografia. Per comprendere meglio i tratti essenziali delle sue aspirazioni, occorre seguire la pietra e l’elegante robustezza dei castelli: i paesaggi che si combinano con la vita di Arechi II, i viaggi che danno informazioni sul sovrano longobardo dell’Italia meridionale.
Il castello sulla cima di un colle di Conza della Campania resta il simbolo e la sede del potere.
A Bagnoli Irpino, nella gola detta di San Maddalena, il castello fu costruito per ordine del principe Arechi II e fortificato quando le truppe di Carlo Magno furono sconfitte dal re dei longobardi, Desiderio.
Arechi II e Benevento! La città raggiunge l’apice della sua magnificenza. Il principe fece completare un insigne monumento beneventano: la chiesa di “Santa Sofia”. Eretta per volere di Gisulfo II che non giunse a vederla finita, fu completata dal primo principe longobardo Arechi II nel 762 insieme all’attiguo monastero di monache benedettine che ebbe quale prima badessa la sorella del principe, di nome Gariperga.
Sulla vetta di una altura chiamata Latovetere o Torre che domina l’intera valle Caudina si erge la torre cilindrica ritenuta da alcuni pelasgica, da altri osca e perfino etrusca, da cui ebbe origine il «Castello». Questo fu costruito dai longobardi intorno al 760, o secondo altri intorno al 787 per desiderio del principe di Benevento Arechi II che giudicò la torre insufficiente ad accogliere le sue milizie, pronte a fronteggiare Carlo Magno che da Capua si dirigeva a Benevento. Si ritiene che il costruttore sia stato un certo Arcolo o Sarcolo e che la fortezza fosse dotata di una corona di torri cilindriche e di una triplice cinta di murazioni che scendevano sino all’estremo margine della collina. La torre, anche essendo un po’ distante dal castello comunicava con esso per via sotterranea e doveva considerarsi il ricovero del presidio militare.
Poi, Salerno.
Quando Carlo Magno conquistò l’Italia, Arechi II duca di Benevento, genero di Desiderio, ultimo re longobardo, preso il titolo di principe, accarezzando il sogno di fondare una nuova forte dinastia, cominciò a circondarsi di uomini a lui fedeli affidando loro la pubblica amministrazione. Questi, che furono chiamati gastaldi o conti, ebbero in seguito anche il comando delle milizie e, tendendo a svincolarsi del potere centrale, si costruirono forti e castelli nei luoghi più sicuri ed inaccessibili ed armarono truppe per difenderli: nasceva così il feudalesimo.
Arechi II si fece costruire a Salerno una splendida reggia e fortificò così bene la città che all’approssimarsi di Carlo Magno la scelse per suo rifugio. Tuttavia egli fu costretto a cedere di fronte alla potenza del re dei Franchi e nei patti per ottenere la pace dové lasciargli in ostaggio il figlio Grimoaldo.
Il «Castello», in alto sul monte Bonadie, appare a chiunque giunga nella città. Prenderà il nome di Arechi II: egli volle riunire qui la sua corte, allietata dalla consorte Adelberga, dotti e letterati insigni fra cui Paolo Diacono che scrisse alcuni versi perché venissero scolpiti sulle pareti del maniero. La minaccia di Carlo Magno spinse il principe a fortificare l’antico «Castrum», chiamato anche «Torre Maggiore», arricchendolo di quattro torri congiunte tra loro, ciascuna delle quali aveva il parapetto munito di merli: i principi che si seguirono provvidero ad erigere altre torri sulle colline circostanti e a fortificare ancor più il castello.
Si ritiene che il Boccaccio abbia preso lo spunto da questo castello per il racconto della quarta giornata del suo Decamerone, in cui Fiammetta, parlando degli amori infelici, ricorda quello tragico di Ghismonda e Guiscardo e la vendetta del principe Tancredi, che poi, pentito, ordinò che le sue vittime fossero sepolte con i dovuti onori e fece fare per loro un sepolcro. Secondo Armando Ciollaro: «il castello di Arechi servì anche di ispirazione al grande poeta Ugo Foscolo, per la sua tragedia, la terza già pensata forse nel 1811; quella sua prediletta tragedia, calma e mossa, dinamica e veramente tragica che è la Ricciarda d’argomento medioevale, tutta furente e ruggente e spasimante di un tremendo odio familiare e di un irresistibile amore contrastato». Questo maniero appartenne anche per qualche tempo alla famiglia Quaranta, che entrò nella storia salernitana per merito di un suo personaggio che ebbe questo nome dopo una impresa da lui compiuta. Si racconta che mentre costui, un nobile salernitano, era alla difesa di una porta della città attaccata dai saraceni, gli si presentarono quaranta pellegrini che venivano dalla Terra Santa chiedendo di combattere contro gl’infedeli. Il cavaliere li accolse a braccia aperte, e quando la vittoria gli arrise insieme ai pellegrini fu chiamato il «Cavaliere delli Quaranta».







