“Giocarsi il cielo a dadi”, viaggio nell’universo di Roberto Vecchioni
di Maria Gabriella Alfano-
Non una semplice presentazione editoriale, ma un viaggio intenso e partecipato dentro l’universo umano e artistico di Roberto Vecchioni. Questo è stato l’incontro dedicato a Giocarsi il cielo a dadi. 12 tracce per Roberto Vecchioni, volume curato da Alfonso Amendola, Giovanna Landi e Camilla Masullo con la prefazione di Paolo Jedlowski, per D’Amato editore, che ha visto Alfonso Amendola dialogare con il giornalista Carlo Pecoraro.
Accompagnato dalla proiezione di frammenti delle più celebri esibizioni del cantautore, il racconto si è dipanato tra immagini, ricordi e canzoni che hanno attraversato decenni della cultura italiana, restituendo al pubblico la complessità di una figura centrale della musica d’autore.
Il libro ruota attorno a dodici “tracce”: capitoli che intrecciano fotografie, testi, aneddoti e riflessioni firmate da autori diversi, con un elemento originale e coinvolgente: ogni sezione contiene un QR code che permette di ascoltare una canzone di Vecchioni, trasformando la lettura in un’esperienza immersiva.
Amendola ha raccontato un Vecchioni dalle molte anime: il narratore delle passioni, il professore amatissimo dagli studenti, l’intellettuale capace di parlare ai giovani, il poeta che ha sempre usato la canzone come strumento per interrogare il proprio tempo. “Le canzoni – è emerso nel corso dell’incontro – sono spesso un pretesto per raccontare la vita, la politica, i sentimenti, il dolore, la memoria”.
Da qui il contributo dei tanti autori coinvolti nel volume: dalla lettura politico-culturale di Margherita Parascandalo al profilo del “professore” tracciato da Luca Tateo, fino alle riflessioni sulla poesia nelle canzoni di Paolo Romano e agli approfondimenti di Davide Monaco e Jvan Sica sulle diverse anime artistiche di Vecchioni, dal calcio all’immaginario di Luci a San Siro.
Più volte nel corso della serata è affiorata la dimensione profondamente umana di Vecchioni: il rapporto complesso con il padre, evocato nella canzone che dà il titolo al libro, il dolore del lutto; la capacità di raccontare i sentimenti senza retorica. E ancora il legame con Napoli, terra delle origini paterne, e l’amicizia con Fabrizio De André, ricordata attraverso aneddoti e richiami all’album Hotel Supramonte i cui brani erano sempre presenti nei suoi concerti.
Molto suggestivo anche il riferimento alla copertina del volume: una musicassetta TDK che richiama le dodici tracce musicali del libro e insieme un’intera stagione emotiva, quella delle cassette consumate negli stereo, delle canzoni ascoltate fino a impararle a memoria.
Ma il momento più intenso della serata è arrivato nel finale, quando il racconto si è soffermato sull’esibizione di Vecchioni al Festival di Sanremo 2024 insieme ad Alfa sulle note di Sogna ragazzo sogna. In sala l’emozione è diventata palpabile. Anche Alfonso Amendola è apparso visibilmente coinvolto mentre scorrevano le immagini del duetto: non soltanto una canzone, ma quasi un passaggio di consegne tra generazioni, il testimone affidato ai giovani con il suo bagaglio di poesia e coscienza civile.
Ed è forse proprio questa la forza di Vecchioni: continuare, a ottantatré anni, a consegnare ai giovani il diritto di sognare trasformando la musica in poesia, memoria e racconto del presente.
Foto a cura di Maria Gabriella Alfano-







