Alla scoperta della Lavanda
di Clotilde Baccari-
“Della lavanda si sa e si dice davvero di tutto: da un po’ di anni è una delle piante più popolari nei giardini, anche in quelli dove forse sarebbe meglio evitarla, perché poche cose sono brutte e tristi quanto un cespo di lavanda che cresce scontento, tutto rado, contorto e legnoso. E, come spesso capita, piantato in esemplari isolati, senza alcuna continuità: la lavanda, pur bella e gradevole, non è primadonna, ma una pianta corista, preferisce i grandi numeri, ama confondersi nella massa dei suoi simili.”
(Paolo Pejrone).
Rallegra soffermarsi ad ammirare la distesa di un campo di lavanda che tinge la campagna di sfumature che vanno dall’azzurro al viola intenso. La bellezza del colore, la dolcezza del profumo inebria il viandante, riportandolo indietro nel tempo, regalando antiche suggestioni che addolciscono e rallegrano il cuore.
Semplice da coltivare, la lavanda è una pianta che si presta molto bene a riempire gli spazi in quel suo svettare abbondante in mille steli, con il suo richiamare le api che intonano un dolce sottofondo musicale con il loro ronzio.
Tutte le lavande appartengono al genere Lavandula, che fa parte della famiglia botanica delle Lamiaceae ,precedentemente note come Labiatae. Il genere Lavandula comprende circa 25-30 specie botaniche e centinaia di varietà ibride diverse tra loro per colore e periodo di fioritura, per fogliame e per resistenza alle basse temperature. In base alle proprietà aromatiche ed estetiche, però, è opportuno evidenziare quattro principali categorie di seguito riportate.
La Lavandula officinalis detta anche Lavandula angustifolia, lavanda vera o lavanda inglese, pur essendo originaria delle regioni mediterranee è diffusissima in tutta Italia: si trova nelle zone rupestri aride, nei terreni calcarei e soleggiati, vicino al mare, in collina. Ha un’altezza variabile fra i 30 e i 70 centimetri: si presenta, si direbbe, a plotoni affiancati, cioè a cespugli ordinati.
I fiori hanno una piccola corolla e sono di colore azzurro-violaceo: la lavanda officinale è quella più conosciuta, senz’altro più utilizzata per la sua essenza e per le sue proprietà medicinali. Ama il sole pieno e non tollera l’umidità stagnante. Grazie al suo profumo ricco di linalolo e acetato di linalile, l’olio essenziale, ricavato dalla Lavandula angustifolia è apprezzato in aromaterapia, cosmetica e profumeria. Inoltre, la lavanda inglese è spesso usata per creare siepi basse o bordure lungo i vialetti, donando un tocco di eleganza e un aroma soave all’ambiente.
La Lavandula angustifolia è valorizzata in ambito alimentare per le sue proprietà antiossidanti e calmanti, trovando impiego in cucina attraverso tisane, sciroppi e zucchero aromatizzato. L’uso dei fiori, sia freschi che essiccati, richiede moderazione, prestandosi ad abbinamenti sia dolci che salati.
La raccolta dei fiori di lavanda cade nel periodo balsamico, che corrisponde al periodo compreso tra il mese di giugno e metà agosto. Si può dire che tale tempo coincide con il momento in cui le api non bottinano più il fiore, ovvero quando le api non vanno più a raccogliere il nettare perché il petalo è caduto ed è rimasta la parte del fiore dove sono gli oli essenziali. Solo allora si procederà al taglio dei fiori con falcetti preferendo le ore pomeridiane, momento del giorno in cui la concentrazione degli olii è più alta e la rugiada del mattino ,spesso causa di muffe, ormai sarà stata asciugata dal sole.
Una volta concluso il raccolto della lavanda se ne prepareranno piccoli fasci che posti a testa in giù in luoghi freschi e asciutti, sicuri da eventuali muffe, una volta raggiunta la giusta essiccatura saranno sottoposti alla sgranatura.
Il lavoro però, non si ferma al raccolto ma tale fase sarà seguita dalla trasformazione della lavanda per la realizzazione di svariati prodotti ,sia per la cura della persona che per la cura e la profumazione della casa.
Dai fiori sgranati di lavandula officinale, per le sue spiccate proprietà rilassanti, sedative e digestive, si potrà ottenere un’ottima tisana ideale per ridurre ansia, stress e favorire il sonno. Grazie al suo contenuto di oli essenziali, in particolare il linalolo, una tisana alla lavanda aiuta a calmare il sistema nervoso, alleviare cefalee, tensioni muscolari e favorire la regolarità intestinale.
Basterà un cucchiaino di fiori di lavanda essiccati per ogni tazza di acqua bollente. È fondamentale coprire il recipiente durante l’infusione per evitare la dispersione degli oli essenziali volatili.
Anche Il tè ai fiori di lavanda officinale Lavandula angustifolia è un rimedio naturale noto per le sue spiccate proprietà rilassanti, antinfiammatorie e digestive. Gustato di sera aiuta a rilassare corpo e mente, favorendo un riposo notturno continuativo; favorisce l’eliminazione dei gas intestinali, riducendo il gonfiore addominale e la tensione a livello di stomaco; grazie alle proprietà antisettiche, darà sollievo in caso di tosse, raffreddore e bronchite, attenuando le irritazioni del cavo orale.
Particolare attenzione merita il miele di lavandula officinalis , molto usato in cucina per antica tradizione: si assapora al naturale e non deve mai essere cotto pena la perdita delle sue ottime qualità.
Esso rappresenta un significativo alimento della dieta ma anche un rimedio naturale curativo; anticamente infatti, era usato per aiutare a curare difficili ferite attraverso impacchi e applicazioni esterne sulla cute che ne favorivano una migliore e più veloce cicatrizzazione.
Essendo inoltre, un antidolorifico e antiprurito di notevole efficacia , è un buon antidoto alle punture degli insetti.
Se dall’essiccazione dei fiori si realizzano sacchetti, cuscini profumati e mazzi da utilizzare per la profumazione di ambienti o anche per uso alimentare, dalla distillazione si ottengono, invece, l’olio essenziale e un’acqua profumata chiamata l’idrolato; esso tonifica e rinfresca la pelle, distende i tratti del volto e aiuta a combattere i segni della stanchezza. Svolge inoltre un’azione lenitiva, antinfiammatoria e astringente, utile per contrastare brufoli e acne. La sua delicata e piacevole fragranza lo rende un ottimo profumo o deodorante naturale.
La Lavandula latifolia, vuol dire “a foglie larghe”, conosciuta come lavanda spica chiamata anche lavanda maschio o grande lavanda. Le sue foglie sono larghe e vellutate. I suoi steli di fioritura sono lunghi e possono presentare più spighe di fiori. La lavanda spigo ama molto il clima caldo e i terreni calcarei secchi. Il suo habitat si situa a partire da 600 metri d’altitudine. La fioritura è tardiva tra luglio e agosto i fiori hanno un odore molto canforato, il che la rende meno apprezzata in profumeria. Può superare i 100 cm di altezza e i 120 cm in larghezza… inoltre,ha un’essenza che è più forte della lavanda officinale: se ne servono i profumieri, le fabbriche di sapone.
Il periodo ideale per la raccolta della lavanda spigo, va da giugno a settembre: indicati soprattutto luglio e agosto, i due mesi più caldi. Per l’uso, si utilizzano esclusivamente i fiori, da cogliere preferibilmente verso sera ,fase del giorno in cui la qualità dell’essenza è migliore. I fiori devono poi essere essiccati all’aria aperta, assolutamente al riparo dal sole. Per la conservazione si prediligono recipienti di latta, da tenere sempre in un ambiente fresco.
Famosa è «l’acqua di lavanda» estremamente semplice da preparare: bisognerà porre a macerare 6o grammi di fiori freschi e lasciarli in un litro d’alcool a 32° per un mese. Dopodiché la famosa profumatissima «acqua» sarà pronta per essere utilizzata.
Non tutti sanno che i pittori del Rinascimento si servivano della lavanda spigo come diluente. Tale pianta ha dato anche alla pittura un grande apporto: l’essenza di lavanda spica ,detta anche olio di spigo ,ha avuto una grande valenza in ambito pittorico essendo in grande uso per diluire i colori a olio nelle botteghe di importanti artisti europei del XVI secolo. Esso compare tra le formule raccolte da Giorgio Vasari che ne codifica l’uso tanto che all’inizio del capitolo XXI delle sue “Vite”, esprime tutto il suo entusiasmo per questa tecnica, nata oltre mezzo secolo prima:
«Fu una bellissima invenzione et una gran commodità all’arte della pittura il trovare il colorito a olio. […] Questa maniera di colorire accende più i colori, né altro bisogna che diligenza et amore, perché l’olio in sé si reca il colorito più morbido, più dolce e delicato e di unione e sfumata maniera più facile che gli altri; e mentre che fresco si lavora, i colori si mescolano e si uniscono l’uno con l’altro più facilmente. Et insomma gli artefici danno in questo modo bellissima grazia e vivacità e gagliardezza alle figure loro, talmente che spesso ci fanno parere di rilievo le loro figure e che elle eschino dalla tavola, e massimamente quando elle sono continuate di buono disegno con invenzione e bella maniera.»
L’uso di tale prodotto regalava pennellate morbide e sfumature perfette, preservando la limpidezza dei colori: Leonardo da Vinci nei suoi appunti descrive l’olio essenziale di lavanda detto spigo per fluidificare i pigmenti e ottenere l’effetto sfumato senza che comparissero antiestetiche sfumature; anche il tedesco Albrecht Durer, famoso artista rinascimentale ricorreva alla essenza di lavanda per diluire i colori e Tiziano per conservare i colori morbidi e vividi usava l’olio di spigo che ne ritardava l’asciugatura. (Pittura a olio: Storia della tecnica che ha rivoluzionato il Rinascimento, BeCulture redazione).
Un altro ambito in cui si predilige l’olio di spigo è quello veterinario in particolare per la cura degli zoccoli dei cavalli: i maniscalchi ne fanno grande uso per le eventuali infezioni dello zoccolo date le proprietà antisettiche e antimicotiche di tale prodotto che tra i suoi effetti ha anche quello di tenere lontane mosche e moscerini che solitamente per deporre le loro uova prediligono le fessure degli zoccoli dei cavalli. –
La lavandula Stoechas detta anche lavanda spagnola, facilmente riconoscibile per la forma dei suoi fiori: le spighe sono sormontate da un piccolo ciuffo di brattee color porpora, talvolta chiamate “orecchie di coniglio”. Questa particolare struttura floreale la rende molto decorativa, perfetta per dare un tocco esotico al giardino o al balcone. Il suo profumo più marcato rispetto a quello della lavanda inglese, non rende gradevole il suo olio alquanto pungente. A livello olfattivo, il profumo di lavanda spagnola è più penetrante e canforato rispetto a quello della lavanda inglese. Predilige anch’essa posizioni soleggiate e terreni ben drenati, ma è più tollerante nei confronti dell’umidità rispetto ad altre varietà. Richiede potature regolari per mantenersi compatta e per favorire nuove fioriture. Sebbene l’olio essenziale di questa varietà sia meno utilizzato in aromaterapia a causa di un odore più pungente, trova comunque impiego in profumeria e in prodotti per la cura del corpo.
Nel settore apistico la lavanda selvatica è un’interessante pianta mellifera.
Il miele monoflora ottenuto dalla Lavandula Stoechas differisce nettamente dal miele di lavanda propriamente detta: ha un gusto più fine ed è poco aromatico.
Esso è l’unico miele di lavanda che si possa ottenere in Italia in quantità cospicue: viene prodotto soprattutto in Sardegna ed è molto adatto per curare le affezioni broncopolmonari inoltre normalmente tale lavanda è poco usata per scopi alimentari. Viene però usata per aromatizzare il vino bianco e l’aceto, per preparare gelatine, per aromatizzare i dolci.
Se il profumo della lavanda attira le api, che producono un ottimo miele aromatico, non piace invece alle zanzare che ne vengono infastidite: è consigliabile dunque, nelle afose sere estive, frizionarsi con acqua di lavanda per rinfrescarsi e nello stesso tempo evitare fastidiose punture.
Il Lavandino è una lavanda ibrida un incrocio tra la lavanda officinale e la lavanda latifoglia. Il suo pregio è la generosità della fioritura che colora di blu-violetto i campi estivi della Provenza fiorisce fra giugno e luglio e ogni spiga è divisa in tre ramificazioni con infiorescenze lunghe fino a 8 centimetri. Produce un estratto più forte e particolarmente canforato ;comunemente è utilizzato dall’industria profumiera e il suo fiore essiccato si conserva in mussole o cuscini per profumare la biancheria. Il lavandino ha uno sviluppo maggiore sia in altezza sia in diametro rispetto alla lavanda” (S. Chiarugi Buon Gardening! Coltivare piante e fiori in terrazzo e in giardino utilizzarli in casa e in cucina. Mondadori.2013)
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Disegni a cura di Clotilde Baccari







