Cos’è popular oggi, al tempo delle piattaforme
Il Folklore non appartiene al passato.
di Mariolina Marcelli-
La rassegna Infiniti Mondi, Viaggio nella poetica di Fabrizio De Andrè, organizzata dall’Associazione Culturale Tempi Moderni, a Palazzo Fruscione, a Salerno, ci delizia ancora con eventi artistici e culturali di grande spessore. In particolare, tra gli ospiti, il sociologo, saggista e professore universitario di comunicazione, Giovanni Boccia Artieri, di origine bolognese, ha trattato ieri sera un interessante approfondimento sul folklore e le nuove piattaforme dal titolo “Cos’è popular oggi, al tempo delle piattaforme”. Ad introdurre il prof Alfonso Amendola , direttore scientifico Tempi Moderni e Maurizio Merico, Direttore del Dipartimento degli Studi Politici e Sociali UNISA.

La tematica trattata si riallaccia a De Andrè in quanto egli stesso incarna perfettamente il folklore, avendo sempre dato voce ai linguaggi marginali e a tutte le figure più invisibili della società. Viene definito “folklore” l’insieme di pratiche e tradizioni che un collettivo di persone riconosce come proprie, tramandate negli anni, nella maggior parte dei casi, oralmente.
Secondo il professor Boccia Artieri, ad oggi, il folklore non scompare, bensì assume forme diverse, trasformandosi nell’ Internet folklore, attraverso i social network. Con l’avvento di internet, infatti, e in particolar modo delle piattaforme, siamo diventati sempre più parte di una forma di cultura condivisa che, come afferma il professore, “tracima dalla rete” diventando una variante non tradizionale, in quanto prende forma all’interno di piattaforme digitali e non più tramandata in forma orale. Il perfetto esempio di questa nuova cultura condivisa, sono i cosiddetti meme, lo slang, le challenge.
Frutto dell’internet folklore, in particolar modo il mondo dei meme rappresenta al meglio la nuova cultura popolare condivisa, compresi esclusivamente da una comunità di persone che vive e percepisce quell’immagine nello stesso modo, con la stessa ironia, lo stesso sarcasmo, poiché appunto parte di uno stesso collettivo, così come accadeva con il folklore tradizionale; non capire un meme, equivale a non essere immersi in quella cultura, di conseguenza, non far parte di quella comunità.
Molto spesso si pensa ai meme come ad un qualcosa di effimero, ma la realtà è che il suo potere performativo è molto forte, il principio fondamentale su cui si basano è quello di differenza e ripetizione, in quanto necessitano di essere riconoscibili, per il proprio pubblico, ma anche in grado di suscitare un qualcosa di nuovo, così da non annoiare mai e rimanere sempre attuali.
Secondo la logica della serialità, ogni utente che posta un contenuto sul proprio profilo in maniera isolata, sta in realtà creando una sequenza che, per chi guarda da fuori, appare come una serie, con aggiornamenti differenti, ma comunque che seguono una certa caratteristica specifica.
È chiaro che ciò che appare sul profilo di ogni utente, non è uguale a quello di nessun altro, questo perché le piattaforme sono regolate da algoritmi che plasmano i contenuti in base a ciò che pensano che possa piacere, creando così, un profilo strettamente personalizzato per ognuno. La dimensione dei social, quindi, non dipende solo dagli utenti, ma si parla di un controllo al 50%, tra digitale e umano; adesso, con l’avvento dell’AI, il folklore diventa a tutti gli effetti una pratica ibrida.
Giovanni Boccia Artieri, in qualità di studioso e professionista, ci sottolinea quanto sia importante far parte, in primis, di quell’ambiente, per poterlo conseguentemente studiare ed osservare; far parte di un qualcosa è già parte integrante dello studio del fenomeno, questo è ciò che accade con la cultura pop.
Ad oggi però, purtroppo, l’avvento dei meme ha iniziato a valorizzare e a dar spazio, grazie ai contenuti condivisi, anche a tematiche negative come, razzismo, sessismo e uso improprio dei principi politici: è il caso di Donald Trump e dei suoi innumerevoli post su X, che spesso sono stati al centro di diversi dibattiti, che hanno costretto il Presidente americano ad eliminarli dalla piattaforma. Il professore ci descrive come fondamentale la considerazione dell’ambiente, sempre e comunque, da contestualizzare, ma nella maggior parte dei casi, alla base di contenuti non propriamente positivi, troviamo un latente e radicato maschilismo, che fuoriesce attraverso la pratica dei meme, con immagini iconiche o particolarmente simboliche di un atteggiamento riconosciuto.
Sappiamo quindi, che ormai, con il passare del tempo e l’evolversi della società, il folklore non è stato perso, non appartiene solo al passato, ma continua ad essere una caratteristica con cui continuamente si costruisce un senso insieme, solo, con modalità differenti.
Fotografie a cura di Tiziana Varani







