Disperazione
di Giuseppe Moesch*
A volte girando per il mondo mi è capitato di riconoscere quella condizione; non sono parole, neanche gesti o atteggiamenti ma solo il vuoto assoluto nel fondo di occhi che non esprimono alcun sentimento.
Si possono perdere beni, si può perdere il potere, si può perdere la vita propria o di una persona cara, ma ogni volta le espressioni saranno di rabbia, di invidia, di vendetta, e di ogni altra emozione che la lingua degli uomini siano riusciti a trovare, ma nulla è così drammaticamente drammatica come la perdita della speranza, ed è quella che ho visto nel fondo degli occhi di una foto circolata ieri, un vuoto senza più emozioni.
L’uomo era Emanuele Fiano e l’occasione era il momento della cacciata del gruppo di cui faceva parte, cioè gli eredi della Brigata Israelita, allontanamento suggerito dalle forze dell’ordine per evitare uno scontro violento, ed il gruppo dal quale era stato separato era quella dei manifestanti a favore della festa della Liberazione, sponsorizzata tra gli altri dal PD, versione aggiornata di quel PCI nel quale aveva militato per anni.
Quell’uomo ha tentato per anni di tenere insieme, dentro e fuori di sé, due fedi.
Una quella del sangue, della sua famiglia, della sua gens, delle sue radici, della cultura che gli era stata insegnata da quando era nato, segnata nel corpo con la circoncisione, e nello spirito, dal gesto di Abramo nell’obbedire al suo Dio, alla rivendicazione del suo diritto a portare avanti quei valori, nonostante la inconcepibile violenza che i portatori di altre fedi avevano perpetrato con l’olocausto e continuano ancora oggi attraverso i seguaci di religioni costole della sua stessa religione e che vorrebbero vedere estinto il suo popolo e che ha negli uomini di Hamas, di Hezbollah e di tutte le altre sigle e sette appoggiate dall’Iran, i moderni carnefici.
L’altra fede, quella dei suoi convincimenti di uomo libero, rispettoso dei diritti dei più deboli, negli ideali di una legge uguale per tutti, nell’assenza di privilegi, nella possibilità di chiunque comunque e dovunque nato di ascendere ai vertici della società, con il diritto all’educazione, alla sanità, all’abitazione, alla sicurezza ed alla serena vecchiaia, senza differenza di razza, di censo di origine come quella bella Costituzione in cui crede fermamente gli garantisce e che non era pienamente applicata nel suo Paese e che credeva fosse nei valori di un partito al quale aveva aderito, e che oggi sfilava per le strade a ricordarlo a tutti.
Non riesco a pensare a cosa possa essere passato per la mente di quell’uomo quando dalle fila di quel suo partito gli uomini che sfilavano travestiti da novelli partigiani, inneggiavano in quanto ProPal all’estinzione di Israele, e quale sentimento possa aver provato a sentire quegli stessi giovani che erano stati suoi allievi nelle scuole nelle quali si formavano le classi dirigenti per il Sol dell’Avvenire, indicare i membri del gruppo israelita, i cui maggiori avevano sacrificato la vita per un Paese che credevano il proprio, e che invece li aveva consegnati ai loro carnefici, come definendoli “Saponette che camminano”.
Gesti fascisti e parole naziste, pronunciate da chi si riempie la bocca con slogan antifascisti in nome di una nuova fede che è quella della conquista del potere ad ogni costo, anche rinnegando sé stessi e le proprie radici, scatenando altrettanti imbecilli che simmetricamente agiscono rievocando un potere passato con le stesse ambizioni, da attivare mediante l’esplosione di colpi di pistola ad aria compressa e ferendoli con dei pallini, mirando a due vecchi forse rincitrulliti, dagli slogan di quegli altri.
Avrei voluto abbracciare quell’uomo che non conosco personalmente per esprimergli con l’affetto tutta la mia indignazione ma anche per trasmettergli i miei valori laici, non fideistici sperando che abbandoni quei mentecatti e sperare solo di poter ricostruire una società prossima a quelli nei quali aveva creduto.
E poi ho compreso che quello che gli volevo chiedere era di avere fede nell’uomo, tornando da capo a dodici.
*già Professore ordinario presso l’Università degli Studi di Salerno







