Pierre Paulin: il designer delle morbide sedute.
Tra i tanti progettisti, Pierre Paulin è il designer che ha saputo maggiormente reinterpretare, a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, l’espressione del disegno d’interni attraverso forme innovative accompagnate dall’uso di svariati cromatismi, lasciando un’eredità indelebile nella realizzazione dell’arredamento moderno.

Pierre nasce tra le due Guerre, a Parigi, nel 1927. Suo zio, George Paulin, importante progettista di macchine, era già celebre per aver realizzato, per la prima volta, una decapottabile. Nella prima parte della sua vita, apprende l’arte della ceramica a Vallaurius, in Costa Azzurra, e la scultura delle pietre in Borgogna. Negli anni ’40 si iscrive all’Ecole Camondo a Parigi dove si laurea nel 1950. Lavorando a Le Havre, preso l’azienda Gascoin, sviluppa un certo interesse per il design giapponese e scandinavo. Nel 1954 lavora presso l’azienda Thonet dove inizia a sperimentare l’utilizzo di materiali elastici per costumi da bagno da applicare, però, come rivestimenti di sedie e poltrone. E’, tuttavia, alla fine degli anni ’50, nel corso della sua lunga collaborazione con la Artifort (importante marchio di arredamento di fama mondiale), che Pierre esprime compiutamente le sue idee, il suo estro, la sua progettualità travagante e innovativa! Si distingue principalmente per i progetti delle sue sedute, particolarmente avveniristiche e moderne per quei tempi, e per l’utilizzo dei materiali come rivestimenti elasticizzati o schiume poliuretaniche che danno l’imprint per forme morbide, mai spigolose, che rendono particolarmente accoglienti ed ergonomiche le sedute.


Il suo primo progetto, del 1959, è la seduta “Mushroom” (modello 560) poltrona dalla particolare forma a fungo, costituita da un telaio in acciaio completamente imbottita da schiuma di poliuretano espanso, tra i primi mobili realizzati con tessuto elastico senza cuciture, da sembrare una sorta di vera e propria scultura artistica. Per la sua particolare e stravagante silhouette, viene oggi esposta al Museum of Modern Art (MOMA) di NewYork. Altro interessante elemento di design è il modello F437, più comunemente conosciuto col nome “Orange Slice”. Il suo aspetto particolarmente organico e direi pop, riscuote subito grande successo nel mondo del design, non solo francese ma anche internazionale.

La sedia, realizzata nel 1960, sembrerebbe una sorta di opera d’arte, costituita da un telaio con quattro sottili gambe in acciaio cromato che sorreggono la seduta e lo schienale composto da due gusci di forma identica (simili a due fette di arancia) che hanno l’anima in faggio pressato e modellato, coperto da morbida schiuma poliuretanica associata a gommapiuma rivestita da un pregiato tessuto. Il primo modello è di color giallo, ma in seguito ne vengono realizzati altri di colori diversi.

La seduta è una via di mezzo tra il modernismo funzionale e una visione quasi post-modernista dell’era spaziale. Altrettanto stravagante è la seduta realizzata nel 1966, la “Robbin Chair”: un nastro di tessuto che, piegandosi, segue le forme del corpo per rendere confortevole la sua funzione. Il suo interno è composto da un telaio metallico con una serie di molle orizzontali, mentre la struttura portante coperta da gommapiuma e tessuto elasticizzato.


La base della sedia è in legno pressato e laccato. La sedia, icona del design, è esposta al “National Gallery of Victoria” a Melbourne e al “Museum of Modern Art” (Moma) di Newyork. L’anno successivo è la volta di un’altra iconica seduta, la “Tongue longue chair” o più comunemente detta “Sedia a lingua”.

Somigliante più a un cuscino che a una sedia, la forma è molto morbida e ricurva. Priva delle tradizionali gambe, il suo disegno elegante e ondulato si appoggia direttamente al pavimento. Pierre utilizza una struttura portante metallica avvolta da gommapiuma e tessuto particolarmente elastico, anche in questo caso senza cuciture. Appare, quindi, come un unico elemento dove l’assemblaggio degli elementi non è per nulla evidente.

Nel 1972 realizza una ulteriore sedia, il modello F598, la poltrona “Groovy”. Dalla forma fluida e scultorea, la seduta dal caratteristico profilo a forma di “M”, rappresenta un interessante elemento di design dal forte impatto visivo. E’ costituita da un telaio in tubolare d’acciaio ricoperto da schiuma modellata e tessuto elastico. Nella seconda metà degli anni ’60 Pierre è invitato, inoltre, a ridisegnare gli spazi espositivi del Louvre, mentre nel 1971 riprogetta le sale da pranzo e quelle espositive degli appartamenti privati dell’Eliseo di Parigi. Si ritira quasi completamente dalle scene lavorative nel 1994, per morire nel 2009 Montpellier. Qualche mese dopo la sua morte viene insignito dell’importante premio “Royal Designer for Industry”.


La sua progettualità dalle morbide forme ultra-moderne ha subito incuriosito e appassionato il designer Oliver Mourge, il quale realizza, nel 1965, la modernista sedia rossa “Djinn” per la Airbone International. La stessa seduta compare, inoltre, nel famoso film di Stanley Kubrick “2001: Odissea nello spazio”.







