Il medico pietoso: ovvero riflessioni fuori dal coro sull’ipocrisia
Lo miedeco piatuso, fa la chiaja vermenosa-
di Giuseppe Moesch*
Da bambino, come forse tutti i bambini, nutrivo una certa ansia o forse paura dei medici e degli strumenti della loro professione.
La visita praticata usando l’abbassa lingua, lo stetoscopio, ma principalmente la siringa, veniva vissuta come momento di tortura da fuggire, o comunque da evitare, nonostante l’affettuosa esortazione dei miei.
Alcune espressioni venivano usate per esorcizzare quei timori e spesso si usavano racconti anche truci in contrapposizione alla banalità di quanto ci avrebbero fatto: ricordo in particolare due frasi che usava una domestica, la prima, “le persone vanno da sole in ospedale con gli intestini in mano” , e l’altra, “il medico pietoso rende la piaga verminosa”.
Mentre la prima era esortativa ad un comportamento dignitoso di fronte ad un evento di scarso peso, la seconda era un invito a far lavorare tranquillamente il medico, anche nel caso ci provocasse un piccolo dolore, che sarebbe stato sempre meno gravo di quanto sarebbe potuto accadere se, mosso a pietà dai nostri lamenti, non fosse intervenuto opportunamente. La scelta di amputare un arto in presenza di gangrena è certamente dolorosa ma indispensabile se si vuole impedire il diffondersi della malattia che porterebbe certamente alla morte, ed un medico pietoso non farebbe correttamente il suo mestiere se, impietosito dalle rimostranze del paziente, non operasse con decisione.
A meno di non essere affetto da istinti suicidiari nessuna persona sana di mente preferirebbe una soluzione altra rispetto alla rinuncia ad un arto che gli garantirebbe la sopravvivenza dell’intero organismo.
Anche le società umane si comportano allo stesso modo.
Se vivo in un contesto di antropofagi e sono convinto che mangiare il cervello di un nemico potente significhi acquisirne la forza ed il coraggio, la conseguenza sarà allora la caccia ai nemici per rafforzare il gruppo, e si creeranno dettati che sanciranno il loro operato.
Se un altro gruppo ritiene sacra ogni vita umana allora sarà inconcepibile quella pratica, e si dovrà faticare non poco per far sì che quel gruppo possa accettare di smettere di mangiare dei conspecifici; tenteranno sempre di convincerci che non si tratti di esseri assimilabili a noi.
Solo una profonda trasformazione sociale, che passerà attraverso la conoscenza scientifica potrà consentire il superamento di quelle convinzioni.
Se costruisco una qualsiasi struttura sociale sulla base di una verità assoluta incontrovertibile, quindi una fede assoluta su alcuni principi, non potrò mai discutere con chi non condivide quella fede.
È già successo in passato quando i depositari di certezze religiose hanno imposto ad intere popolazioni ed in alcuni casi ad interi continenti l’accettazione dei principi religiosi, vedi il caso degli imperi amerindi, e solamente da poco si è accettato il principio della non coercizione delle genti, anche se già i romani contemplavano quello che sarebbe diventato il principio del “Cuis regio eius religio” sancito nel trattato di Pace di Augusta del 1555.
Nel tempo si sono susseguite strutture tese a riaffermare il potere assumendo come fondamento unificante la religione.
Non credo sia necessario enumerare i casi ed esemplificare questo concetto: tutta la storia è ridondante di imperi costruiti su base religiosa; in effetti se ho costruito un aggregato politico basato sulla forza di una o più divinità, posso far passare facilmente l’idea che essere sotto la protezione di quella o di quelle divinità, che la certezza della fede mi spingerà a combattere fino alla morte per quella fede.
La cosa più drammatica è che la verità espressa attraverso la fede non può essere scalfita o messa in discussione da alcun ragionamento.
Questa premessa ci permette di comprendere sia la terribile asimmetria culturale, cioè fede versus scienza che contraddistingue da sempre i popoli che hanno occupato la terra, sia l’utilizzo che hanno fatto di questo potente strumento di condizionamento delle masse.
Ci sono voluti secoli perché la Chiesa Cattolica accettasse principi di tolleranza nei confronti di altri credi ed in particolare nei confronti della scienza: basti pensare a Galilei o a Darwin, o nella possibilità di accettare pensieri alternativi, vedi Giordano Bruno, che come i dissidenti iraniani, fu condannato al rogo e ucciso.
La fede mussulmana fu utilizzata in passato come strumento per imporre al mondo la supremazia di quel credo che solo la reazione dei popoli occidentali permise di bloccare.
Oggi assistiamo alla stessa azione da parte della teocrazia sciita, che ha imposto al proprio popolo regole e comportamenti che umiliano i principi fondamentali dei diritti umani, dalla inferiorità delle donne alla negazione dei diritti di espressione delle idee, con l’idea di imporre quella concezione erga omnes, anche alimentando il terrorismo come strumento di prevaricazione, finanziando Hamas, Hezbollah, Huthi, ed altri gruppi tutti tesi alla espansione del loro credo con l’obiettivo dichiarato di cancellare qualsiasi di alternativa in primis Israele.
La disponibilità di risorse strategiche come il petrolio fornisce loro un potere straordinario, e a differenza di altri grandi produttori hanno usato i proventi, non per migliorare le condizioni dei loro popoli bensì per arricchire un gruppo ristretto di dirigenti, e aumentare la propria capacità bellica compresa la possibilità di costruire l’arma nucleare.
Che qualcuno, Israele e gli Stati Uniti, abbiano avvertito il pericolo, i primi per la propria sopravvivenza fisica e i secondi per le conseguenze sull’intero sistema economico, abbia deciso di reagire, è la logica conseguenza di quelle azioni.
Il dramma di queste reazioni ha due risvolti: il primo è che le conseguenze della volontà espansionistica. dell’Iran e del suo credo avrebbe effetti su tutte le società occidentali che sembrano non comprendere il rischio che stanno correndo, e la seconda è che la reazione degli Stati Uniti è basato su un altro credo che non è certo di tipo umanitario ma è la difesa della nuova fede del danaro.
Assistiamo quindi ai balletti delle grandi potenze che di fronte a questi scenari, ai politici di tutti i Paesi cosiddetti civili, che pressati dalle opposizioni interne e dalla miopia dei popoli propongono ricette inadeguate, ed invocano il ricorso alla diplomazia, dimostratasi inefficace. Tutto ciò per il timore di essere coinvolti nel breve periodo nel rischio di azioni belliche, facendo finta di ignorare il disastro che incombe su di loro.
Il comportamento da bulletto, da eroe da film western da quattro soldi, espressione della mitologia della frontiera, dove l’uso delle armi garantisce la sicurezza, è stato cemento facile per raccogliere consensi al presidente Trump, sfruttando il malcontento della gestione fallimentare dei suoi predecessori.
Il fatto è che la scelta è stata di spostare sull’esterno l’attenzione dell’opinione pubblica; i dazi, strumento con il quale ha ottenuto una crescita delle risorse pubbliche in quanto i dazi li pagano gli americani; l’espansionismo, vedi casi Groenlandia, Canada, Venezuela e Cuba; la guerra contro l’Iran per il controllo del petrolio, sono altrettante azioni che non cambiano le condizioni degli americani, ma servono all’oligarchia al potere in quel momento.
Gli zombi per le strade, l’assenza di politiche di welfare, il rischio di crisi economica derivante dalla riduzione dell’importazione di componentistica o di materie prime, sta già provocando la possibilità di creare un esercito di nuovi disoccupati, e gli stessi esponenti della sua amministrazione sono angosciati da quanto si para all’orizzonte.
Così come accaduto per le amministrazioni precedenti nonostante gli atteggiamenti da unto da se stesso, i risultati sono mortalmente simili a quelli dei suoi predecessori, anch’essi espressione degli stessi valori.
La ignominiosa ritirata di Biden dall’Afganistan, a difesa degli interessi dei multimiliardari che lo sostenevano, sono solo un precedente di quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi. La bomba afgana ha riportato quelle genti ad uno stile di vita risalente a qualche secolo indietro, la soluzione che ci apprestiamo a vivere è analoga per il Medioriente, e per l’Ucraina.
L’ultima religione, quella del denaro, ha la stessa valenza delle altre che almeno in apparenza sembrano più nobili, e non lo sono.
C’è un solo unico fattore comune a tutte, ovvero la volontà di potere e di ricchezza per una ristretta élite con l’oppressione delle moltitudini di sudditi.
Le scelte operate con l’abbassamento culturale porta gli individui a non comprendere quello che si para loro davanti; il principio del “quiete non movere”, è quello che ci caratterizza in questi tempi così come il “panem et circenses”, ampliato dai social sono le proposte dei politici per gestire la piazza.
Oggi è forse ancora possibile continuare in questa direzione come appare dagli slogan demagogici che ascoltiamo da molte parti, ma in Italia in special modo, da parte di una sinistra priva di idee e di proposte, orgogliosa di aver ottenuto un forte consenso al referendum usato per tentare di unificare con il supporto di ignoranti, una accozzaglia di sigle di aspiranti gestori della cosa pubblica, non appare possibile modificare i comportamenti. Una sinistra che plaude ai risultati del voto in Ungheria che ha visto sconfitto Orban, ma che ha visto sparire del tutto gli omologhi politici di quel Paese con il risultato di zero seggi per la sinistra stessa.
Compatti gridano quelli del Campo Largo alla tutela dei bambini mediorientali, con una regia accorta di tutti i cronisti dai campi di guerra, muovendo a compassione tutti gli uomini e le donne benpensanti ignorando le lacrime di chi muore per mano dei terroristi spinti dall’Iran, ed incuranti che quello che succede nei paesi afflitti da quel morbo potrebbe accadere presto a casa loro, dove per la loro inerzia , dovranno piangere i propri figli, fratelli, sorelle, genitori e amici, attinti dalle azioni dei terroristi armati da quel regime.
Io sono stato fortunato in quanto sono nato dopo la seconda guerra mondiale, e formalmente il mio paese non è stato toccato che marginalmente da episodi di guerra generalizzata; ne ho subito le conseguenze in parte, dalle ristrettezze delle varie crisi economiche a quelle dirette ed indirette del terrorismo delle BR, allo stravolgimento delle norme costituzionali, agli ultimi accadimenti.
La verità è che oltre che di miopia soffriamo di una altra terribile malattia ovvero l’ipocrisia.
Ci trinceriamo dietro belle parole come il ripudio della guerra e ci buttiamo a capofitto in scelte che vanno in direzione opposta; affermiamo il diritto di tutti a godere di servizi sociali e buttiamo via i denari per banchi a rotelle o mascherine ricomprate dalla Cina a cui le avevamo regalate, abbiamo offerto ad agiati individui i soldi per ristrutturare le seconde case, abbiamo offerto redditi di cittadinanza a delinquenti, abbiamo permesso ad altri di lavorare in nero falsando il mercato, chiediamo di tassare gli extra profitti come se esistesse un concetto di profitto predefinito, finanziamo sfilate di variopinti individui e tagliamo le risorse per le forze dell’ordine, difendiamo i magistrati che assecondano le leggi con interpretazioni fantasiose scarcerando i delinquenti che ritornano a svolgere il proprio lavoro indisturbati, restiamo inerti davanti ai disastri ambientali noti da anni, e impegniamo decenni a dare corso alle opere pubbliche, blocchiamo le stesse in nome di demagogiche posizioni e ci lamentiamo quando sporadicamente i servizi derivanti da quelle opere subiscono un ritardo.
Ipocrita miopia unita al malaffare, assistiamo a casi di deputati che sembrano divenuti tali dopo aver bloccato le indagini su stragi mafiose, a membri di commissioni d’inchiesta nelle quali si discutono temi che potrebbe vederli coinvolti, lusinghiamo gli elettori con promesse insostenibili.
Voti di scambio, presunti affaires di letto, sembra che mai periodo più buio sia apparso nei nostri ricordi, quando d’improvviso ritornano alla mente i versi di Dante che nel capitolo XI dell’Inferno scrive:
ipocresia, lusinghe e chi affattura,
falsità, ladroneccio e simonia,
ruffian, baratti e simile lordura.
Allora ci tranquillizziamo: “Nihil sub sole novum”.
*già Professore Ordinario presso l’Università degli Studi di Salerno







