Il valore di una grazia: il caso Minetti

di Michele Bartolo*

Recentemente ha avuto molto successo di pubblico un bellissimo film di Paolo Sorrentino, “La Grazia”, in cui il protagonista, uno straordinario Toni Servillo, impersonava un Presidente della Repubblica, che per molti versi richiamava il nostro attuale Capo dello Stato, in preda a profondi turbamenti di coscienza in rapporto ad una pesante scelta etica e di coscienza da compiere: decidere a quale di due condannati concedere la grazia. Alla fine, Il Presidente concede la grazia dopo una attenta valutazione e studio dei fatti, andando personalmente a conoscere i condannati e confrontandosi direttamente con loro.

La sua scelta, però, non cade sul condannato che apparentemente è più meritevole e sponsorizzato da un’ampia fetta di cittadini, ma su quello che, pur non potendo rimediare all’illecito commesso, mostra maggiore sincerità e segni di reale pentimento.

Così stando le cose, usciamo per un momento dalla finzione cinematografica e ritorniamo alla realtà. E’ di qualche giorno fa la notizia che Il Presidente della Repubblica ha esercitato il potere di grazia, una scelta discrezionale individuale che gli viene concessa dall’art. 87 della Costituzione, emanando il provvedimento di clemenza in favore della nota igienista dentale Nicole Minetti, condannata in via definitiva per favoreggiamento della prostituzione e peculato, la quale salì alla ribalta della cronaca alla fine di ottobre 2010 in occasione del coinvolgimento nel cosiddetto caso Ruby, il caso della diciassettenne marocchina Karima El Mahroug finita in questura per un sospetto di furto e poi, nel giro di poche ore, rimessa in libertà grazie a una telefonata di Silvio Berlusconi in persona.

Per questo, Nicole Minetti  fu premiata con una carriera politica nel partito, che la portò anche in Regione Lombardia, da cui poi scaturì la seconda disavventura giudiziaria terminata con la condanna per peculato. Tutto definitivamente accertato, come sopra detto.

Cosa accade ora?

Nicole Minetti viene graziata dal Presidente sulla base di eccezionali motivi umanitari, che non vengono esplicitati, ma che sarebbero collegati a gravi motivi di salute di un soggetto minore, di cui la Minetti costituirebbe punto di riferimento familiare. Senza entrare nel merito specifico della questione, ricordiamo che la concessione della grazia, proprio perché tesa a cancellare gli effetti di condanne definitive, è un provvedimento di natura del tutto eccezionale, collegato a reali situazioni di pentimento o ad eccezionali gravi motivi di salute del condannato.

Qualsiasi altra interpretazione od applicazione estensiva, ovvero al di fuori e al di là di questi confini, finisce per non costituire più una eccezione alla regola, potendo rappresentare un pericoloso precedente. Da un lato, infatti, i casi di familiari di condannati, con problemi anche gravi, potrebbero essere numerosi ed infiniti mentre, dall’altro, qualcuno, a ragione, potrebbe chiedersi in ragione di quale principio di equità e di uguaglianza sia stata preferita o premiata la Minetti, la quale non ha scontato la pena e non ha mai mostrato segni di pentimento, simbolo di una stagione infausta ed eticamente discutibile della nostra vita politica, rispetto al ladro di galline o al povero diavolo condannato per qualsiasi altro tipo di reato.

La conseguenza è che l’esercizio di un potere costituzionale, sicuramente previsto dalla Carta e rispetto al quale non è contemplata alcuna forma di opposizione od impugnazione, rischia per ledere un principio basilare del nostro ordinamento costituzionale, il famoso articolo 3 della Carta, che noi tutti conosciamo come l’Ave Maria, ma che spesso dimentichiamo nella vita quotidiana. (..)” Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. (..)”.

Dopo il provvedimento concesso dal Presidente Mattarella a Nicole Minetti, è fondato il timore del comune cittadino che i soliti noti possano beneficiare di agganci e privilegi negati alla gran parte della popolazione, pur in situazioni analoghe, se non più gravi. A volte l’esempio è più importante di qualsiasi ragionamento politico o giuridico e dovrebbe prevalere su ogni altra considerazione, soprattutto nel momento in cui si esercitano funzioni pubbliche nell’interesse della collettività.

 

*Avvocato

Michele Bartolo Michele Bartolo

Michele Bartolo

Avvocato civilista dall'anno 2000, con patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori dal 2013, ha svolto anche incarichi di curatore fallimentare, custode giudiziario, difensore di curatele e di società a partecipazione pubblica. Interessato al cinema, al teatro ed alla politica, è appassionato di viaggi e fotografia. Ama guardare il mondo con la lente dell'ironia perché, come diceva Chaplin, la vita è una commedia per quelli che pensano.

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