Eileen Gray, involontaria pioniera dell’International Style
Tra le più interessanti designer e progettiste del XX secolo, il cui genio ha dato un grande contributo alle arti e al design moderni, Eileen Gray è stata una figura a molti sconosciuta sia a causa del particolare periodo storico da lei vissuto, sia come conseguenza del suo carattere schivo assai propenso alla discrezione. Eileen nasce nel 1878 in Irlanda, nella Contea del Wexfort, da nobile famiglia. Appassionato d’arte, suo padre si dilettava nella pittura, trasmettendo alla figlia il suo stesso interesse. Nel 1898 Eileen si iscrive alla Slade Schoole of fine Arte dove studia pittura ed è tra le prime studentesse a poter accedere a tale corso. Nel 1900, assieme alla madre, visita l’Esposizione Universale di Parigi, restando affascinata dal nuovo stile Art Nouveau. Sempre agli inizi del XX secolo, si trasferisce a Parigi per frequentare l’Académie Julian e Académie Colarossi e successivamente, nel 1905 a Londra dove, nel quartiere Soho, frequenta un negozio di arredamento dove assimila la tecnica della laccatura dei mobili. L’anno successivo conosce il giapponese Seizo Sugawara, esperto e maestro della laccatura, dal quale apprende la tecnica di derivazione orientale. Inizia così un periodo di grande lavoro ma di scarso successo, sebbene Eileen continuerà a realizzare mobili laccati. Partecipa al “Salon des Artistes Decorateurs” di Parigi del 1913, dove espone le sue creazioni: mobili, pannelli divisori, poltrone e tavoli tutti in pregiato legno laccato. Al termine della Prima Guerra Mondiale, sempre a Parigi, le viene commissionata per la realizzazione di alcuni mobili all’interno di un appartamento in Rue de Lota, la decorazione di pareti laccate. Riceve, così, per la prima volta alcuni riconoscimenti e apprezzamenti da parte di critici d’arte, grazie ai quali riesce ad aprire, in Rue du Faubourg Saint-Honoré, una piccola galleria dove esporre tutte le sue realizzazioni.

In un periodo storico in cui l’architettura è ancora appannaggio esclusivo degli uomini, Eileen rombe gli schemi abbandonando le arti decorative per focalizzandosi pian piano sul design e la progettazione architettonica. La Gray vede il mobilio non come elemento statico, secondario, bensì come parte integrante del concetto architettonico. Nella sua progettualità c’è anche la ricerca di materiali moderni e innovativi come il cemento, l’acciaio e il vetro. Una sorta di modernità pioneristica accompagnata però, contemporaneamente, da una progettualità che va incontro alle reali esigenze umane, all’effettiva vivibilità dell’ambiente. Gli ambienti domestici sono caratterizzati da un calcolato disegno che abolisce la tradizionale divisione dell’appartamento: annulla, di fatto, definitivamente i corridoi realizzando spazi più fluidi e interconnessi, anticipando di alcuni decenni l’idea dell’open-plan abitativo contemporaneo. La stessa unità abitativa può mutare o cambiare di funzione in base all’utilizzo degli arredi ma anche disponendo in maniera sempre diversa i pannelli divisori degli ambienti stessi. La Gray designer realizza oggetti di estrema leggerezza e modernità ancora oggi di grande attualità. In un’epoca in cui l’appartenenza a un determinato movimento stilistico era quasi una priorità, Eileen sceglie di rimanere indipendente con un’ispirazione in equilibrio tra Modernismo e Art Dèco. Le sue realizzazioni evidenziano, in linea generale, una sorta di minimalismo con metodi costruttivi sempre funzionali e utilitaristici in cui la decorazione è riprodotta all’essenziale, riflettendo così una certa tendenza verso lo Stile Internazionale proprio degli anni ’20 dello scorso secolo.

Risale al 1920 un particolare oggetto di design il “Divano Lota”, fusione di stili tra modernismo e classicismo con, alla base, una possente struttura in legno e cassonetti laterali laccati accompagnata da una seduta costituita da una imbottitura in gommapiuma e cuscini con piume d’oca.

Cinque anni dopo realizza un interessante paravento dalla forte influenza cubista: il “Brick Screeen”, vera e propria opera d’arte modulare costituita da un insieme di pannelli in legno rettangolari e laccati, uniti tra loro da cerniere invisibili. Tale elemento si distingue per il suo particolare gioco di luci e ombre, come una sorta di pannello dinamico.

L’anno seguente, nel 1926, realizza uno degli oggetti di design più interessanti e di grande impatto visivo: la “Poltrona Bibendum”. La struttura portante è costituita da una base in acciaio cromato che sorregge una struttura in legno ricoperta da una imbottitura in poliuretano espanso (la seduta), lo schienale è formato da due cilindri sovrapposti a forma di semicerchio, il tutto rivestito da una morbida pelle. Il suo disegno singolare cattura l’interesse di molti designer dell’epoca.

In realtà, per la forma della lussuosa poltrona, Eileen s’ispira a “Bibendum” il ben conosciuto omino della Michelin. Affascinata dalla progettualità architettonica di Le Corbusier e di Jean Badovici, progetta sempre nel 1926, insieme a quest’ultimo, Villa E-1027. L’opera è frutto del profondo legame d’amore, nato tra i due che li porta alla ricerca di un luogo dove vivere insieme e che troveranno nel sud Francia a Roquebrune-Cap-Martin.

La villa ha un nome in codice: esso contiene l’iniziale della Eileen, il 10 da Jean, il 2 da Badovici e il 7 da Gray. La villa è, senza ombra di dubbio, tra le prime opere architettoniche che segue i principi del movimento moderno, di stampo avanguardistico.


E’ a pianta ad L con tetto piano e grandi finestroni dai quali si può ammirare il mare. Le scale a chiocciola portano agli ambienti superiori. Alcune opere di design della Gray vengono portate all’interno dell’abitazione. Tra questi ricordiamo oltre la poltrona “Bibendum” anche il Tavolino E-1027 e la lampada “Tube Light”.

Il tavolino E-1027 è caratterizzata da una forma essenziale dettata dalla presenza di tubolari in acciaio circolari di altezza regolabili e dalla base in cristallo. La sua particolare forma lo rende elemento d’arredo ancora attuale.

Il tavolino, e la poltrona Bibendum, risultano in realtà realizzazioni ispirate agli esperimenti del Bauhaus di Marcel Breuer. Qualche anno dopo la realizzazione, visitando la villa, Le Corbusier ne rimane affascinato e forse infastidito dalla bellezza e la purezza delle sue forme, decide di realizzare, in prossimità della villa, la sua dimora sul mare il “Cabanon”. Purtroppo la Gray e Badovici la lasciano dopo qualche anno. Un episodio particolare lega Le Corbusier alla Villa E-1027: nel 1939 ospite di Badovici, Le Corbusier realizza, senza permesso, sulle pareti immacolate dell’immobile 8 murales con una tematica quasi denigratoria, la bisessualità della Gray.

Le opere riprodotte, inoltre, le realizza fotografandosi addirittura nudo. La richiesta, ignorata di Eileen, di rimuoverli è un segno di disprezzo denigratorio e di palese volontà vandalica.


In un film dedicato alla Gray, dal titolo “E.1027-Eileen Gray e la casa sul mare”, uscito proprio lo scorso marzo, descrive il suo rapporto con Badovici all’interno della Villa.

Nel 1927 progetta la lampada “Tube Light”, tra i primi esempi di illuminazione a tubo luminoso, senza paralume, dall’essenziale estetica di stampo industriale.

E’ di un anno prima, invece, la poltrona “Transad” dalla tipica estetica Art Dèco, minimalista e funzionale. Gli elementi in legno laccato lucido, con elementi in ottone nichelato, sono semplici e lineari, mentre la seduta e lo schienale imbottiti sono rivestiti in pelle. Dopo la Seconda Guerra Mondiale Eileen viene, pian piano, dimenticata dall’industria del design, nonostante fosse ancora attiva. Solo alla fine degli anni ’60, i suoi oggetti di design vengono rivalutati grazie anche al contributo della rivista Domus. Nel 1970 molte delle sue opere vengono esposte in una mostra a Londra. A Dublino, 26 anni dopo la sua morte avvenuta nel 1976, viene allestita una esposizione permanente di tutte le sue opere, mentre nel marzo del 2013, alcune sue opere vengono esposte per la prima volta al Centre Pompidou di Parigi.







