Vita di Vespa

di Giuseppe Moesch*

Non solo credo non sia necessario, ma anche inutile, ergersi come paladino a difesa di Bruno Vespa per l’inqualificabile episodio che ha visto l’onorevole Giuseppe Provenzano insinuare che il giornalista fosse uomo di parte, invitandolo ad accomodarsi dalla parte normalmente occupata da esponenti della destra.

Il puntiglioso rispetto della par condicio da sempre mostrato da Vespa parla per lui e giustamente ha dato sfogo alla sua indignazione per una accusa indegna, rispondendo al parlamentare di vergognarsi.

Ho assistito dalla poltrona del mio salotto ad uno spettacolo indecoroso che ormai diventa sempre più frequente nei vari show televisivi ed anche nei paludati studi di quasi tutte le emittenti che trattano di temi politici.
La cattiva educazione, o forse l’assenza di educazione, la ritroviamo costantemente nelle espressioni della società, massimamente nei comportamenti dei più giovani, che privi di una guida accettabile in famiglia e nella scuola, irrompono nella vita quotidiana con atteggiamenti bullistici che sfociano sempre più spesso in azioni violente.

Ma se è proprio che dalla politica dovrebbero venire le soluzioni, sono molti gli esponenti di quel mondo, in particolare della cosiddetta sinistra, che danno il peggio di sé fomentando l’odio nelle manifestazioni di piazza pilotate, nell’incitazione all’occupazione di scuole, nell’impedire l’espressione del libero pensiero, nell’accreditare come segnale di libertà il non rispetto delle regole di convivenza civile.

Provenzano non è nuovo alla tecnica adottata stabilmente dagli esponenti del PD, come ad esempio la Serracchiani, di interrompere il proprio interlocutore, ottenendo allo stesso tempo il duplice risultato di frammentare il senso del discorso che si tenta di portare avanti facendo spesso modificare i concetti che si vanno esponendo ed apparendo agli occhi di chi osserva come persona determinata e capace di tenere testa al suo avversario di turno.

È una accorta regia di chi è abituato a credersi superiore, confermata dai servi che li accompagnano e che spesso offrono spettacoli di parte, volgari, dove nei salotti televisivi viene riunita una pluralità di interlocutori ma di fatto quasi tutti con identiche visioni politiche ed interessi intrecciati.

È uno spettacolo triste e deprimente; orfani del potere, come pesci da branco che saltano all’impazzata sul fondo di una barca, per la carenza del potere, annaspano nella speranza di poter ritornare in quel mare che hanno depredato.
Un mix di esponenti veterocomunisti, ignoranti verdi, populisti, uniti solo dalla voglia di dividersi nuovamente il potere e i denari, e gli incarichi che da quello derivano, privi di una qualunque strategia, di una qualsiasi visione comune in politica interna ed estera, incuranti degli interessi dei cittadini ai quali promettono mancette, mantenendoli nella loro misera condizione, ma stregandoli con speranze e proposte offerte a sudditi.

L’appello è chiaro ed i mezzi sono i peggiori: la descrizione di un Paese a terra con la manipolazione dei dati ufficiali dell’Istat, assieme al rifiuto di un confronto sereno sugli stessi. Nelle rare occasioni in cui qualcuno cerchi di chiarire, come è accaduto qualche giorno fa con Carlo Cottarelli, che tentando di spiegare quale fosse la condizione reale del Paese, si è dovuto arrampicare sugli specchi affermando che in effetti la condizione era sicuramente migliorata prima dell’attuale situazione della guerra in Iran, ma è stato poi zittito dai manipolatori istituzionali.

Le menzogne, gli slogan, la politica da bulletti tutte tecniche da guerriglia per riprendere il potere e trascinare nuovamente nel baratro il Paese, che avrebbe invece bisogno di una opposizione incisiva e propositiva.
Se ritornassimo alla buona educazione, al buon senso del padre di famiglia, se riprendessimo con mano ferma le redini delle famiglie, a cominciare da quella allargata che è la società, forse potremo raddrizzare la barra di questa travagliata Italia; abbiamo perso l’occasione con l’opposizione al referendum, auspicato in passato maxime dalla sinistra e dalla stessa affondata, assimilando il voto alla scelta Meloni sì Meloni no, è un esempio chiaro di quanto sopra.

Non importa se le riforme non si potranno portare avanti, ma questo servirà a far dire allo sconfitto Renzi che nessuna riforma è stata fatta; non importa che i Magistrati politicizzati continueranno ad imbastire accuse balorde, ma capaci di destabilizzare e contribuire alla sostituzione delle élite con personaggi da loro preferite; non importa che si utilizzi la calunnia per indebolire un Ministro o un sottosegretario; non importa che si tenti di silenziare un avversario interrompendolo ed impedendogli di completare il suo pensiero; non importa che si metta in berlina una serio professionista, un uomo di ottant’anni entrato in servizio per concorso pubblico insieme ad un altro ristretto gruppo, che per la sua intera carriera ha dimostrato di sapersi barcamenare anche nelle condizioni più difficili piuttosto che cedere alle lusinghe del potente di turno, come invece hanno fatto quasi tutti i successori entrati in RAI in quota di questo o di quel partito.

Il dramma è purtroppo che nessuno dei sorci che seguono quei pifferai leggerà le mie come le parole di altri assai più autorevoli commentatori delle cose politiche del nostro Paese, che raccontano o almeno tentano di farlo con obiettività in quanto gli slogan hanno preso il sopravvento.
I flash dei social sono molto più efficaci, le risse con un sicuro vincitore, ovvero il più cafone, il più rozzo, il più bullo, il più criminale saranno sempre più credibili per un uditorio fatto di sempre più ignoranti, di disgustosi edonisti, o di poveri cristi, ovvero i nuovi bambini, che non avendo strumenti, e tempo per comprendere, sono allettati e trascinati nel baratro come nella novella tedesca “Il pifferaio magico di Hameln (l’originale usa invece che pifferaio il termine l’”accalappiatore”, mentre l’inglese ricorre al termine il “pifferaio multicolore” il che ci ricorda da vicino il campo largo), trascritta dai fratelli Grimm, e messa in poesia da Goethe.

A differenza della morte nel fiume Weser o portati via in un esodo forzato, gli odierni bambini saranno costretti a vivere in un paese sempre più marginalizzato ed incapace di mantenere il ruolo che aveva raggiunto quando era considerato la quarta potenza economica mondiale.
Spero anche per la mia età di non essere costretto a vivere questa amara condizione, ma non ci credo troppo.

 

*già Professore Ordinario presso l’Università degli Studi di Salerno4 degli Studi di Salerno

 

*già Professore Ordinario presso l’Università degli Studi di Salerno

Giuseppe Moesch Giuseppe Moesch

Giuseppe Moesch

Napoletano, già professore ordinario di Economia Applicata, prestato alla politica ed alle istituzioni nazionali ed internazionali, per le quali ha svolto incarichi e missioni viaggiando in quasi cinquanta Paesi attraversando l’umanità che li popola. Oggi propone le sue riflessioni scrivendo quando non riesce a capire quelle degli altri.

Altri articoli di Giuseppe Moesch

Ultimi articoli di Politica