La rincorsa allo scranno: riflessioni sulla campagna elettorale
di Luciano Provenza*
Centinaia di cittadini sono scesi in campo in questa campagna elettorale per conquistare uno scranno nell’assise comunale. I posti disponibili sono solo trentadue, a fronte di circa seicento candidati: vale a dire, un candidato ogni cento abitanti.
In ogni quartiere è già partita la rincorsa al voto; gli elettori saranno subissati da telefonate, e-mail e messaggi WhatsApp. Una “guerra” che terminerà il 24 maggio e che, inevitabilmente, mieterà molte vittime. Spesso, infatti, l’entusiasmo per la proposta di una candidatura distoglie il soggetto da un’analisi obiettiva del sistema elettorale e delle reali possibilità di successo. Alcuni si lanciano in questa avventura senza sapere che esistono una soglia di sbarramento e un premio di maggioranza per le liste collegate al candidato Sindaco vincente.
L’illusione e la realtà matematica
L’esperienza è certamente emozionante, coinvolgente e trasmette quell’adrenalina che per due mesi caratterizza la vita del candidato. Tuttavia, quanto più si è convinti di farcela, tanto più cocente sarà la delusione in caso di sconfitta. A volte si resta a casa pur avendo ottenuto straordinari risultati personali: anche con 700 o 800 preferenze, il rischio di non essere eletti è concreto se non si effettuano i calcoli corretti.
È fondamentale:
- Scegliere con cura la lista in cui collocarsi.
- Verificare che la lista raggiunga il quoziente necessario per l’assegnazione dei seggi.
- Valutare la competitività degli altri candidati interni.
Mi spiace, talvolta, dover spegnere l’entusiasmo di chi, privo di conoscenza della normativa, si illude di un risultato matematicamente impossibile. In alcuni casi, purtroppo, riscontro una vera incompetenza: candidati che non conoscono le funzioni del Consiglio e della Giunta, o che non sanno distinguere una delibera da una determina. Forse, prima di presentarsi alle elezioni, sarebbe opportuno partecipare a un corso di formazione per comprendere appieno il ruolo del consigliere comunale.
Il fattore umano e i programmi
I programmi elettorali presentati dai candidati Sindaco — e poi pubblicati nell’albo pretorio — finiscono per somigliarsi tutti. Purtroppo, gli elettori sono spesso distratti e quasi nessuno si premura di leggerli. Nelle elezioni comunali, infatti, la persona conta molto più dei partiti: si sostiene il parente, l’amico, il condomino o il professionista di fiducia.
Questa dinamica crea situazioni paradossali:
- Famiglie divise: i voti vengono spartiti tra più candidati, innescando feroci litigi.
- Promesse tradite: le persone oneste dicono subito di no se non possono aiutare; altri, invece, promettono il voto a chiunque.
- Lo scrutinio amaro: dopo il voto, molti candidati controllano i risultati sezione per sezione, scoprendo di aver ricevuto zero voti proprio dove avevano ricevuto rassicurazioni. In altre parole, scoprono di essere stati ingannati.
Un caso tipico: le parentele incrociate
A Salerno accade puntualmente: fratelli, cognati o parenti stretti si presentano in liste diverse, creando forte imbarazzo nei familiari.
In conclusione, un ultimo consiglio ai candidati Sindaco: meglio promettere risultati piccoli ma realizzabili, piuttosto che millantare obiettivi fuori portata. I cittadini non sono ingenui e sanno valutare la serietà delle proposte; a volte, per risultare credibili, basta garantire il corretto funzionamento di un servizio ordinario.
In bocca al lupo a tutti i candidati!
*Avvocato del Foro di Salerno
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