Le scarpe, oggetto del desiderio
di Gaetanina Longobardi-
Che bellezza la moda! Il mio sguardo si sofferma sulla felpa in vetrina e poi su una collezione colorata in tante sfumature. Il nero della gonna che mi piace ha dei riflessi di luce che sembrano bianchi e mi tenta con la voglia di toccarla, simile alla parete levigata di un quadro. Tra i negozi del corso principale del mio paese, sono soprattutto le scarpe a sbalordire: i tanti colori che seguono i miei umori con una prevalenza di tinte chiare da sfoggiare senza tregua, durante l’estate. Afferro un meraviglioso paio di sandali dalla zeppa ricoperto di piccole margherite bianche e sorrido perché il pensiero va al mio amato Medioevo.
Nel XV secolo, le donne per apparire più alte, usano i pattini, suole rialzate di cuoio, legno o sughero, molto in voga nelle città spagnole o italiane (zoccoli veneziani).
La moda ha subito trasformazioni radicali nel corso dei secoli. Nell’alto Medioevo la distinzione di genere era netta: uomini con tuniche corte e gambe scoperte, donne con vesti lunghe. Dal XII secolo, per influenza normanna e contatti con le culture greca e araba, anche gli uomini adottano vesti lunghe. Tuttavia, intorno al 1340, avviene una vera rivoluzione: l’abito maschile si accorciò drasticamente diventando attillato, con farsetti e calze-braghe, mentre quello femminile rimase lungo ma più aderente con scollature evidenti.
Per contrastare l’esibizione del lusso e mantenere le gerarchie sociali, i comuni emanarono le leggi suntuarie. Queste norme limitavano il numero di vestiti, i tessuti preziosi, le pellicce e le spese per doti, matrimoni e funerali. Le motivazioni erano economiche (limitare gli sprechi), morali (promuovere la modestia cristiana) e sociali (evitare che le classi inferiori imitassero i nobili). Nonostante le sanzioni, vi furono resistenze, come la petizione dei cittadini di Messina nel 1272 contro le restrizioni eccessive.
Sorrido alla commessa e credo fermamente che comprare sotto casa vuol dire sostenersi a vicenda, essere connessi alle vicende legate al proprio paese di origine. L’abitudine a comprare dal negoziante italiano crea empatia, va vissuto, è la chiave del saper vivere. Con un segno d’intesa, chiedo di provare il numero della meravigliosa scarpa che tengo tra le mani. La proprietaria del negozio si chiama Giovanna e ricambia il sorriso: conosce i miei gusti e senza sforzo mi porta il modello anche in un altro colore pieno di sole. La magia delle sensazioni è cominciata e io rifletto sul nome “Giovanna”: alla fine del Medioevo, è il nomen più diffuso delle donne, assieme a Maria, Agnese, Isabella, Emeline. Un elemento caratteristico dell’onomastico femminile è dato dalla frequenza delle formule elogiative. Le donne sono spesso chiamate con dei vezzeggiativi, nomi originali che ne elogiano le qualità fisiche o morali. Oppure si ispirano al registro affettivo ricorrendo ad aggettivi che esprimono amore, nobiltà, o bellezza. Nel XIV secolo, per esempio, vengono registrati Alluminata, Umiliata, Novella, Bonafemmina, Flordalixa, Bellabruna, Dolcebella, Amorosa.
Le scarpe mi calzano perfettamente e io mi sento euforica. Studiare l’evoluzione dell’abbigliamento nel Medioevo è una fonte di prim’ordine, ma ogni tanto è bello essere sbalzati nel XXI secolo per risultati indimenticabili nel negozio preferito. E rientrare nelle ricerche del 1300 con le scarpe nuove vuol dire aver un marcatore personale come il nome, il sigillo, la firma, il titolo, lo stemma, l’abito. Riaffermare la propria singolarità, chiudere gli occhi e lasciarsi guidare dalle emozioni.
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