Tableau vivant
di Giuseppe Moesch*
Alcuni Magistrati, un tot di Servitori dei servizi sociali, un Referendum e sullo sfondo animali da cortile, un’oca che esce di scena ondeggiante con il suo grasso culo ondeggiante, un vecchio cavallo bianco di quelli da principe azzurro delle favole dal nome Lee, l’asino e tre bambini, una di otto e due gemelli di sei; ah ci sono anche un uomo e una donna, che dicono essere i genitori dei bambini. Sono questi i personaggi del quadro.
Come nelle migliori esibizioni citate da Victor Hugo, già dal 1846 si esibivano donne vestite di calzamaglie rosa in modo da apparire come nude sulla scena di un teatro buio, nel quale gli spettatori attendevano l’aprirsi del sipario ed assistevano con il sottofondo di una musica, alla scena rappresentata da quelle figure immobili, silenziose, in posa per descrivere un quadro noto o anche nuovo; il telone si chiudeva lasciando gli spettatori al buio, per riaprirsi subito dopo con scena cambiata, pose diverse, abiti diversi, ma con gli stessi attori ad offrire nuove e più suggestive performance.
I luoghi dove oggi sono rappresentate quelle scene sono i social e gli altri mezzi di comunicazione di massa come la TV, così, gli odierni Tableau vivant, vanno in scena in diretta continua; le scene cambiano di poco ma creano ogni volta nuove emozioni.
Era dai tempi di Vermicino che il Paese non viveva una analoga confusa marea di emozioni, diverse dalle altre tragedie che si sono manifestate, ultima quella del piccolo Tommaso morto per l’incredibile serie di errori, nel processo di trapianto, ma dovute nel caso in esame dalla aberrante logica alla base della vicenda.
In una mia riflessione dei primi di dicembre scorso, avevo commentato quello che stava accadendo all’interno di una nota che avevo chiamata “Protocolli”, dove evidenziavo come talvolta seguire pedissequamente i protocolli definiti per le diverse attività umane, potesse far perdere di vista l’obiettivo più generale che è sempre quello della massimizzazione del benessere dei destinatari; a quell’epoca già si comprendeva che la cosa stava prendendo una bruta piega, con un braccio di ferro tra istituzioni e destinatari.
Oggi la situazione è giunta al parossismo: non posso e non voglio entrare nel merito ed emettere una sentenza che non mi spetta per assoluta estraneità a quelle procedure, la sola cosa che vorrei evidenziare è la bizzarra situazione che si è venuta creando. La società nella sua quasi assoluta totalità appare convinta che nella fattispecie i bambini debbano essere lasciati all’interno della famiglia, pur con le necessarie garanzie per la loro incolumità e per una crescita sana, che potrebbe anche non coincidere con quella standard, rispetto alla posizione dei servizi sociali, che ritengono la famiglia incapace, tanto da escludere i genitori e sottrarli così ai loro abituali costumi.
Senza contare le migliaia di famiglie che adottano stili di vita, comportamenti, forme di istruzione diverse dagli standard, e senza contare i bambini che vivono in condizioni di degrado in alcuni campi rom o in ambienti malsani sul piano fisico e psichico, famiglie di delinquenti, drogati, violenti, tutti poco attenzionati dalle strutture preposte, sembra come se si fosse creato una sorte di braccio di ferro, con la ferrea volontà da parte dei servitori dello Stato, di affermare le proprie ragioni, presumo correttamente protocollate, ma lontane dall’interesse dei bambini.
Nessuno sembra voler riflettere su quanto accade a meno del garante per l’infanzia.
L’opinione pubblica appare smarrita e non comprende come sia possibile che nessuna voce terza si alzi per cercare di redimire questo conflitto con pacatezza nell’interesse dei minori che sono la parte più importante e delicata dell’intero quadro, bambini che porteranno per sempre le conseguenze di una tragedia prevedibile.
Credo che la vicenda avrebbe potuto essere affrontata da subito, con l’invio di ispettori ministeriali, che avrebbero potuto analizzare la situazione ed eventualmente intervenire per sanare eventuali errori e comunque ridare serenità a tutti nell’interesse dei piccoli,
La domanda è allora perché ciò non sia avvenuto immediatamente?
La risposta credo sia da ricercare nella concomitanza del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati; che ha inacerbato il clima che ha trasformando una consultazione assurda (i referendum dovrebbero essere posti su temi etici e morali; come si fa a chiedere ad un mondo di ignoranti di materie tecniche, come tutti i normali uomini e donne del paese, se sia meglio usare uno o due bulloni per le perdite di azoto nei vettori per la luna), in uno scontro Meloni sì Meloni no, che ha portato al fallimento di un ulteriore tentativo di migliorare lo stato della giustizia..
La crisi esistenziale della sinistra radical chic, che è impazzita per la perdita di potere, ha trasformando la consultazione in un tentativo di spallata al governo in carica; non avendo in alternativa, alcun programma, ed assistendo al fallimento delle politiche assistenzialiste da loro attivate, ed incapaci di indicare un percorso credibile alternativo, sia sul piano interno che internazionale, puntando su triti slogan per cercare di riaccorpare i vecchi idealisti che li hanno ancora seguiti, oltre agli impegnati nei loro giri che hanno visto la fine degli affari del passato.
Facile comprendere che ogni scusa è buona: se il ministro della Giustizia fosse intervenuto, sarebbe stato stigmatizzato come prevaricatore dei magistrati, confermando la falsità di quanto vanno dicendo sulla reale finalità della legge di cui al referendum, ovvero sul controllo politico dei magistrati, mentre, in caso contrario avrebbero parlato della assenza del governo su casi di questo genere.
E puntualmente tutto si è avverato: quando la premier ha detto qualcosa sul comportamento dei magistrati ideologizzati de L’Aquila, la prima reazione della sinistra è stata che invece di tentare di fermare la guerra in Iran si occupava dei magistrati e che usava la cosa per rafforzare la posizione sul referendum.
Credo che stiamo superando il limite di sicurezza per la democrazia.
Il nostro Paese ha saputo brillare per l’umanità del suo popolo, per la capacità anche nelle situazioni più difficili, di comportarsi da esseri capaci di abbattere gli steccati ideologici.
Oggi, la disgregazione della struttura di molte famiglie, il fallimento della scuola e la mitizzazione del successo e del potere e della ricchezza a tutti i costi, ha portato alla crescita dell’ignoranza a tutti i livelli ed alla sostituzione del buon senso con l’applicazione di protocolli che permettono a soggetti impreparati a coprire i ruoli e le funzioni loro affidate.
Ho sempre pensato che le leggi, ancorché sempre perfettibili, siano il risultato di esperienze che dovevano subire modificazione con l’evolversi della società.
Il problema è che quelle leggi vengono poi applicate da soggetti che talvolta non sono all’altezza dei loro compiti, come mi sembra in questo caso.
I giudici hanno operato sulla base di valutazioni di assistenti sociali che forse avrebbero avuto bisogno di maggiore preparazione; non sono badanti per bambini ma dovrebbero essere soggetti responsabili e consapevoli di danni che possono infliggere con il loro operare.
Altrettanto si potrebbe dire di chi, sulla base delle relazioni svolte da quei soggetti ha il potere di attuare quei provvedimenti e dovrebbe operare con la cura del buon padre di famiglia.
Vorrei che tutti la finissimo con gli slogan, con l’ideologia; in questa triste storia si è operato con ideologia di Stato contro l’ideologia di genitori ostinati: così facendo non andremo da nessuna parte ma faremo un salto indietro di molte decine d’anni e ricostruire sarà assai difficile e doloroso.
Oggi il Presidente del Senato ha voluto ricevere i genitori di quei bambini, al solo scopo di aumentare il livello di attenzione sul caso.
Non credo che si otterrà a breve, sottolineo a breve, un qualche risultato concreto, in particolare la riunione della famiglia.
Sarebbe necessario un qualche sintomo di autocritica da parte dei soggetti coinvolti ma credo che tutti siamo convinti che ciò non avverrà.
Come per il referendum il mantenimento delle proprie posizioni prevarrà sulla obiettiva necessità di adeguare la soluzione agli obiettivi politici.
- già professore Ordinario presso l’Università degli Studi di Salerno







