Charlotte Perriand: un grande architetto ancora poco conosciuto
Il XX secolo, è un’epoca di grandi trasformazioni culturali, sociali, tecnologiche e architettoniche che vede l’affermazione, sul piano del design, di grandi nomi e di iconici manufatti quasi sempre appartenenti all’universo maschile. In questo contesto, tuttavia, vi è una figura femminile legata all’evoluzione del design, dell’arredamento e allo studio dei materiali innovativi la cui opera contribuisce (seppur indirettamente, lavorando, di fatto, all’ombra dei grandi colossi del design e della progettualità dell’epoca) alla crescita e sviluppo dell’arredamento d’interni: Charlotte Perriand.

Nata nel 1903 a Parigi da genitori dediti al lavoro di sartoria, la sua condizione incide profondamente nella sua professione di design in quanto, diversamente dagli altri designer borghesi della sua generazione provenienti da ambienti accademici, Charlotte vive a stretto contatto con gli ambienti della produzione manuale, della fabbricazione e della realizzazione di elementi artigianali. Un episodio della sua infanzia condiziona decisamente il suo futuro lavoro professionale: ricoverata in ospedale per un’appendicite, resta impressionata dall’arredamento, ossia dagli ambienti ambulatoriali. Di ritorno a casa, prende consapevolezza, già all’epoca, della pesantezza del mobilio presente nel suo appartamento, in contrapposizione a quello più leggero ed essenziale dell’ospedale. Studia all’Ecole de l’Union Centrale des Arts Dècoratif a Parigi, amando particolarmente il disegno e l’arredamento dei mobili.

Nel 1927, a soli 24 anni, progetta ed espone al “Salon d’Automne” (che promuove la creatività di nuovi artisti, in particolare, nel campo progettuale dei mobili) un bar in soffitta “Bar sous le toit”, ispirato, in realtà, al suo appartamento, dall’arredamento particolarmente semplice, pulito, che utilizza materiali moderni come il metallo cromato in contrasto con le tradizionali norme decorative.


Le superfici dei mobili sono in materiali industriali quali alluminio o vetro, quindi lisce e riflettenti, per dar forma a un arredo lontano dal classico confort borghese dell’epoca. La sua attenzione verso i materiali industriali, in un’epoca dove architettura e produzione industriale erano realtà produttive ancora lontane e separate, la conduce verso una sorta di sperimentazione modernista che diviene il punto nevralgico dei suoi studi nell’arredamento d’interni. Nel tempo, poi, diviene sempre più consapevole che il design debba rispondere più alle condizioni sociali che alle tendenze stilistiche.

Sempre nel 1927 realizza una particolare sedia la “Siège Pivotant”, per il suo appartamento a Parigi. Definita originariamente B 302, viene poi esposta nella collezione CL (in questo caso CL7) al “Salon des Artistes Dècorateurs” di Parigi nel 1928 in collaborazione con Le Corbusier. Si tratta di una sedia girevole davvero rivoluzionaria per quei tempi, con struttura portante in tubolare in acciaio a 4 piedi e schienale ancora in acciaio con imbottitura rivestita in pelle come la seduta. Presentatasi nello stesso anno nello Studio di Le Corbusier, viene presto licenziata, con l’indecorosa motivazione, che, a detta di Le Corbusier, nel suo studio non si ricamavano cuscini (secondo un preconcetto tutto maschile per il quale le donne non erano in grado realizzare interior design). Le Corbusier cambia radicalmente idea visitando il “Salon d’Automne del 1927” dove ammira l’innovativa installazione della Perriand.


Da quel momento Charlotte inizia a collaborare presso il suo studio assieme a Pierre Jeanneret sperimentando, per la prima volta, lo stretto rapporto tra l’architettura moderna e la vita domestica, dove l’architettura e l’arredamento d’interni collaborano in stretta sinergia. Charlotte focalizza la sua progettazione sulla realizzazione di arredamenti d’interno e sul design, non come elementi decorativi ma come parte integrante dell’architettura. Diviene dunque una importante collaboratrice di Le Corbusier con una buona conoscenza dei materiali industriali e una certa repulsione verso tutto ciò che è decoro, perfetta per il fine ultimo progettuale del noto designer che non aveva mai progettato un mobile fino ad allora. Dalla loro collaborazione nascono mobili presto divenuti vere e proprio icone del design moderno.

Per Villa Savoye progetta, nel 1928, tutti gli arredi esposti al “Salon d’Automne del 1929” e posizionati in un grande ambiente quasi a mo’ di opera d’arte.

Ricordiamo, in particolare, la “Chaise longue à réglage continu”: nata da un approfondito studio di ergonomia applicata, è composta da una struttura di base metallica a forma di H al di sopra della quale ritroviamo una sorta di culla mobile in acciaio cromato che può muoversi, inclinandosi e oscillando in base alla volontà del corpo stesso; sulla stessa è poi collocato un materassino in espanso rivestito in pelle, materiali che ritroviamo anche nel poggiatesta. La sedia rappresenta il più alto esempio di progettualità razionalista che lega l’armoniosità della sua morbida ed elegante forma con la funzione. Lanciata dall’azienda Thonet-Mundus e identificata come B306, nel 1964 passa alla Cassina identificata con la sigla LC4.

Tra le varie innovative sedute presentate sempre al “Salon d’Automne del 1929” ne ricordiamo anche un’altra molto particolare ovvero la Poltrona CL2 la “Petite Fauteuil Grand Confort” anch’essa con struttura portante in acciaio cromato, dall’originale disegno purista, presenta comodi cuscini rivestiti in pelle pregiata. Anche in questo caso l’estetica e la funzionalità si legano in maniera davvero elegante e raffinata. Inizialmente accolti dai francesi con una quasi totale indifferenza perché troppo innovativi nell’estroso disegno per quell’epoca, solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, negli anni ’50, la ditta Cassina ne compra i diritti esclusivi e, dagli anni ’60 in poi, possiamo affermare che tali oggetti di design hanno avuto il loro giusto riconoscimento. Tutti questi manufatti recano l’iniziale LC (Le Corbusier) il quale prese tutti i meriti, mentre Charlotte, la vera realizzatrice di tali oggetti, non viene quasi per nulla nominata. Nel corso degli anni ’30, Charlotte si allontana gradualmente dall’uso esclusivo dei materiali industriali per avvicinarsi a quelli naturali come il legno o la pietra, rivalutando l’artigianato in generale senza essere in contrasto con il modernismo contemporaneo, con una maggiore propensione per un design legato alla vita quotidiana con oggetti non più destinati a una ristretta élite sociale, Charlotte inizia, gradualmente, ad abbandonare lo studio di Le Corbusier per legarsi al Sindacato degli Architetti. Nel 1940 si trasferisce in Giappone, in un momento in cui i designer nipponici si aprono alle potenzialità dei progettisti occidentali ampliando la cultura orientale anche attraverso l’apporto e l’utilizzo delle industrie. Lo stile funzionalista tipico orientale risulta assai più “funzionale” di quello occidente in linea con l’idea di design della Perriand.

L’architetto rivisita, in questo contesto, il progetto della chaise longue, servendosi non più l’acciaio ma il bambù (materiale tradizionale giapponese); la chiase longue Tokyo diventa una seduta morbida, invitante e sinuosa. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, viene invitata da Le Corbusier per progettare degli appartamenti a Marsiglia (l’Hunitè d’Habitation realizzati all’inizio degli anni ’50), unità abitative in cui il concetto della funzionalità era applicato in ogni appartamento. Nel 1955 realizza a Tokyo una interessante mostra sull’arredamento d’interni ispirato all’estetica giapponese, in cui viene esposta, tra le altre opere, la seduta Ombra Tokyo.

La sedia si presenta come un foglio di legno multistrato, piegato e arrotolato, un disegno essenziale ma funzionale al suo scopo, le sedie inoltre sono impilabili tra loro.


Negli anni ’50 collabora con Jean Prouvé realizzando alcune librerie per la “Bibliotheque pour la maison de la Tunisie” e la “Bibliotheque Mexique” di grandezze diversificate (sistema modulare): gli scaffali sono in legno dai colori vivaci e lamiera in allumino verniciata, i cui colori rendono il mobile energizzante e dinamico.


Si dedica, nel frattempo, allo studio della luce realizzando alcuni corpi illuminanti tra i quali la “Pivotante à poser”, lampada da tavolo innovativa sia per l’utilizzo del metallo, sia per la sua forma: un cilindro semiaperto con due parabole che roteando consentono la maggiore o minore luce. Essa si presenta come l’antesignana della più conosciuta “Eclisse” di Vico Magistretti realizzata nel 1965.


Tra gli anni ’60 e i ’70 Charlotte progetta, inoltre, un grande complesso turistico sciistico a Les Arcs sulle Alpi. Adattato perfettamente all’ambiente e al paesaggio alpino, le residenze sono, in parte, prefabbricate con arredo essenziale ed ogni appartamento è dotato di grande finestrone con vista Alpi.







