In morte di Umberto Bossi
di Giuseppe Moesch*
Tutti i neonati sono belli, tutti i mariti sono ricchi, tutti i morti erano buoni.
Questo modo di dire ce la dice lunga sui sentimenti di pietas che il popolo esprime nei confronti degli eventi topici della vita umana.
Il principe De Curtis nella sua versione culturale, come Totò seppe esprimere con chiarezza le valutazioni sulla morte del povero spazzino e del nobile, seppelliti l’uno accanto all’altro in una commistione inaccettabile per il titolato erede di antica casata. La morte è una livella che annulla tutto, siamo noi uomini a celebrare i valori positivi con monumenti targhe statue o ignorando le tracce dei trapassati e sempre negando le componenti negative.
Non ho mai visto una lapide sulla quale il defunto veniva vituperato.
Non mi ha quindi meravigliato il coro di partecipazione affranta, di encomi provenienti da tutte le direzioni, di osanna dell’operato del defunto di cui ci stiamo occupando.
Se parliamo della scomparsa di un uomo e della perdita per i suoi cari, non posso che associarmi, ma consentitemi di dissentire sui valori dell’uomo durante la sua vita, espressi attraverso le sue azioni, la sua attività politica e le iniziative che ha portato avanti.
Ho già scritto più volte che nel mio peregrinare nel Lazio per incontrare i simpatizzanti che vivevano in provincia e come tra quelli che vivevano ai castelli ricordo un idraulico che per il suo lavoro e per la struttura fisica veniva chiamato “tubazione”. Era un uomo di rara intelligenza politica e ragionare con lui era una esperienza stimolante; forse non particolarmente colto in termini nozionistici, ma profondo conoscitore degli uomini e dei loro vizi e virtù e prezioso suggeritore di strategie da seguire per raggiungere obiettivi politici. Mai ho visto acrimonia nei suoi modi e nelle sue parole: era un uomo del popolo che amava il popolo e mai aveva manifestato visioni razziste nei confronti di altri uomini in base alla provenienza, alla razza, alla religione, al colore della pelle.
Umberto Bossi era esattamente il contrario.
Non era folcloristico era volgare, non era spontaneo era arrogante, non era capo popolo era un sobillatore, non era un Robin Hood della Padania era un egoista che non pensava di poter condividere il benessere con altri se non con i suoi sodali, non accettava che era stato il Meridione ad avere pagato il prezzo più alto della unificazione e continuava a pagarlo con la forza lavoro che il Nord aveva importato come una merce a buon mercato.
Con la stessa tecnica negli ultimi anni il M5S ha operato nel Sud avendo imparato la lezione e tutti i due movimenti hanno contribuito alla decadenza di questo Paese per l’incapacità dei partiti tradizionali di opporsi fermamente a quelle derive.
Ovviamente una volta che la bestia dormiente viene ridestata diventa difficile non doverci fare i conti, e quindi sono i sopravvissuti che ne pagano le conseguenze, e ciò vale per ambedue i movimenti. Mi preme sottolineare che ambedue gli schieramenti si sono fatti irretire, prima Berlusconi e, dopo una rapida piroetta, anche il PD. Spesso la storia ci ha proposto campioni con quello stile e devo dire che a me personalmente non sono mai piaciuti.
Oggi il sentimento della pietas prevale su tutto il resto, e quindi mi auguro che i suoi cari possano superare il dolore che stanno provando per la perdita di un affetto.
Per quanto mi riguarda spero solo che i danni prodotti possano essere riparati nel più breve tempo possibile.
Umberto Bossi alla presentazione dei candidati regionali Lombardia 2013 a Pontida nel febbraio 2013.Fabio Visconti
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