Le “dodici fatiche” del Comitato Centro Storico di Salerno

di Sabrina Prisco-

Gli appassionati di Asterix e Obelix, il mitico fumetto di Goscinny e Uderzo, ricorderanno certamente una delle sue puntate più esilaranti: le dodici fatiche di Asterix, dodici prove sulla falsariga di quelle che Ercole dovette sostenere per Euristeo.

Quelle di Asterix, in una divertentissima chiave parodica, prevedevano, tra le altre, il monumentale banchetto di Mannechenpix (che Obelix mangia da solo), lo sguardo ipnotico di Iris l’egiziano (che Asterix fa uscire di senno con la sua ironia dissacratoria). Ma la fatica che più di tutte mette alla prova la pazienza e la determinazione di Asterix è l’ottenimento del lasciapassare A-38 nella “casa della follia”, un ufficio burocratico senza fine.

Quella che segue è la storia dell’avventura intrapresa dal Comitato Centro Storico, per l’ottenimento del lasciapassare A-38 da parte del Comune di Salerno. Siamo certi che neppure Asterix con la sua pozione magica sarebbe riuscito a venirne a capo.

Tutto ha avuto inizio nei lontani tempi della pandemia, ma in realtà anche prima. Era diverso tempo, infatti, che il Comitato era alla ricerca di uno spazio dove poter concentrare le proprie attività comunitarie. Per chi non lo sapesse, il Comitato Centro Storico Alto è nato formalmente nel gennaio del 2020 ma le sue attività a beneficio del quartiere (pulizia dei giardini e delle piazze, sistemazione delle aiuole, distribuzione contenitori di cicche ma anche incontri conoscitivi, raccolta dati, analisi delle condizioni igieniche ecc.) erano già cominciate qualche anno prima grazie ad un gruppetto di residenti volontari.

Nel 2020 era stato individuato lo spazio di Largo Montone, nella parte alta del Centro Storico, come luogo ideale per farne la sede del Comitato, per diversi motivi: prima di tutto lo spazio risultava inutilizzato da diversi anni, in secondo luogo la posizione e la distribuzione degli spazi erano ideali per poter concretizzare alcuni dei progetti del Comitato.

Lo spazio, infatti, consisteva in un giardinetto da poter rimettere in sesto, un campo di bocce da poter sistemare e rendere nuovamente fruibile e una sala sufficientemente grande da poterci svolgere riunioni, ambulatori, biblioteca di quartiere, tutto quanto contenuto nel progetto redatto dal Comitato. Progetto che, dopo diverse interlocuzioni preliminari, era stato formalmente consegnato all’allora Assessore alle

Politiche Sociali Giovanni Savastano in data 8 marzo 2021. Come per incanto, il giorno successivo, sui social media comparve dal nulla un’associazione che asseriva di avere di fatto il possesso di quegli spazi e che ben presto avrebbe ripreso le attività sospese, secondo loro a causa del covid, secondo la stessa pagina social dell’associazione invece, inesistenti da almeno 3 anni. Lo stesso assessorato aveva negato di avere in corso alcuna convenzione con l’associazione tant’è vero che aveva invitato il Comitato a presentare il progetto in maniera formale affinché potesse procedere, in modo ufficiale, ad una valutazione.

Le tappe, da quel momento in poi, ricordano perfettamente il fumetto citato all’inizio. Solleciti, reinvii di documentazione, uffici che non rispondono, referenti che spariscono, senza contare il cambio dell’amministrazione, degli assessori, dei dirigenti responsabili dei vari uffici operativi (3 solo nell’ultimo anno), un’intensa attività di carteggi e di bestemmie.

Ma la svolta pare arrivare nell’ultimo anno quando, finalmente, dopo anni di promesse, di “è tutto pronto, manca solo una firma, tempo massimo due settimane”, viene approvato il Regolamento di gestione condivisa dei beni pubblici, che decretava, finalmente, la possibilità di stipulare dei “patti di collaborazione” tra privati e il comune per l’acquisizione in comodato e la gestione di spazi comunali. Riparte, quindi, con rinnovato ottimismo, la richiesta del Comitato, datata aprile 2025, per ottenere finalmente l’affidamento di Largo Montone. Nel frattempo, tra i vari cambi di poltrone, viene sostituito anche il Presidente della Fondazione Scuola Medica Salernitana che ha in gestione, come da convenzione stipulata il 29/12/2008 tra il Comune e la Fondazione, il secondo e terzo piano della palazzina che insiste sul giardino di Largo Montone, dove ha sede il Museo Papi (ad esclusione, quindi, del piano inferiore della palazzina, oggetto della richiesta del Comitato). Come se non bastasse la già monumentale mole di carteggi prodotta fino ad ora, a complicare ulteriormente la richiesta interviene, quindi, anche la Fondazione che, dopo lustri di totale disinteresse, decide che quegli spazi devono rientrare nell’unità immobiliare del Museo Papi. Di fatto quindi, si vorrebbe continuare a tenere uno spazio chiuso, inutilizzato o, nella migliore delle ipotesi, utilizzato saltuariamente ma solo per scopi (ed utenti) istituzionali, piuttosto che affidarlo alle cure amorevoli della comunità che in questo quartiere ci vive ogni giorno.

Si riparte quindi con nuove richieste, nuovi sopralluoghi, nuove pec che culminano con una perla di meraviglioso burocratese estremo, roba che Asterix avrebbe ingurgitato un’ulteriore dose della pozione magica e avrebbe raso al suolo gli uffici referenti e appeso ai rami i relativi responsabili.

L’ultima comunicazione, che pone una pietra tombale sul legittimo e auspicabile desiderio del Comitato di poter avere uno spazio ad uso della collettività, recita in sintesi questo: siccome il Comitato ha fatto richiesta di avere questo spazio ai sensi del nuovo regolamento di gestione condivisa dei beni comuni, siccome in questo regolamento l’art. 7 prevede che l’ente (cioè il comune) debba stilare un elenco dei beni che possono essere oggetto dei patti di collaborazione, e siccome l’ente (sempre il comune…) non ha provveduto a stilare tale elenco, ne consegue che non è possibile procedere con il patto richiesto.

Capito? Il comune redige e pubblica (dopo anni di elaborazioni…) un regolamento che però non può essere applicato perché tale regolamento prevede degli adempimenti che lo stesso redattore non esegue… esilarante, no?

A completare il quadro c’è giusto da notare che, parallelamente ai dinieghi perpetui alle richieste del Comitato, ci sono degli spazi assegnati a varie associazioni, non è ben chiaro a quale titolo e attraverso quali procedure.

Alla luce di quanto detto, questo breve excursus sulle paradossali vicende della richiesta del Comitato Centro Storico non poteva che avere un taglio ironico. Ma la situazione in realtà è molto seria. Le richieste della cittadinanza, volte al miglioramento della qualità di vita di un quartiere da anni totalmente abbandonato, vengono sistematicamente ignorate. Non si contano le richieste suviabilità, gestione dei rifiuti, accessi alla ztl, parcheggi, deiezioni, rimaste sistematicamente senza risposta.

Il perpetuarsi dell’indifferenza di questa amministrazione nei confronti di un quartiere che dovrebbe essere il gioiello della città, la parte più antica, pieno di storia e ricchezze, ha effetti devastanti. Il quartiere sta perdendo abitanti, si sta gradualmente trasformando un luogo anonimo, trascurato, con una identità confusa e un grave peggioramento della qualità di vita. Anni di totale mancanza dicura e manutenzione, di visione miope sia verso il passato, con manifesta indifferenza verso il deperimento dell’esistente, che verso il futuro, con una mancanza di visione programmatica, di competenza e capacità concrete di amministrare, hanno innescato una progressiva e comprensibile sfiducia nei confronti di una classe politica senza qualità che si spera, di tutto cuore e per il bene di questa città, sarà a breve rinnovata dalle fondamenta.

Sabrina Prisco Sabrina Prisco

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