Teatro Verdi, Serena Rossi conquista Salerno

SereNata a Napoli: un viaggio tra musica, miti e memoria partenopea.

di Maria Gabriella Alfano-

Ieri sera nel Teatro Giuseppe Verdi di Salerno è accaduto qualcosa di speciale. Dal buio di uno scenario che riproduceva il mare di Napoli di notte, col Vesuvio sullo sfondo, è emersa Serena Rossi vestita di bianco e ha subito cominciato a cantare. Il pubblico è stato immediatamente stregato dal suo fascino e dalla sua contagiosa allegria. Con SereNata a Napoli, il titolo gioca con il suo stesso nome, l’artista napoletana ha firmato il suo debutto nel teatro salernitano, portando sul palcoscenico una dichiarazione d’amore alla sua città.

Tutto nasce dal mito: Partenope, la sirena che si getta in mare disperata per il rifiuto di Ulisse, diventa il filo conduttore di una narrazione in cui musica e parole si intrecciano come amanti, per dirla con le parole dello spettacolo ideato da Rossi insieme a Mario Sole Limodio e Pamela Maffioli. Napoli, città femmina, adorata e uccisa, amata e odiata, vibra per tutta la durata della serata attraverso le sue canzoni più belle, “una scelta – ha confessato la Rossi – tutt’altro che semplice: le canzoni napoletane sono tante e tutte molto belle”.

Accompagnata dall’Orchestra di SereNata a Napoli la Rossi ha toccato con leggerezza temi tutt’altro che leggeri: l’emigrazione, le Quattro Giornate in cui la città combattè per scacciare i nazifascisti, le difficoltà del dopoguerra, la prostituzione, la droga. E poi il treno dei bambini: quei piccoli che nel secondo dopoguerra vennero mandati per mesi nel Nord Italia a sostegno delle famiglie più povere. Un racconto che, a sorpresa, si è fatto personale: “tra quei bambini c’era anche mia nonna Concetta”, ha confidato la Rossi, mentre sullo schermo alle sue spalle scorrevano filmati e immagini d’epoca che trasformavano il palco in una finestra sulla storia. Non è un caso il richiamo al film Il treno dei bambini in cui la Rossi interpreta la madre del protagonista Amerigo. Temi che attraversano la sua arte in forme diverse, con la stessa profondità di sguardo.

Ma ciò che ha reso la serata davvero speciale è stata la straordinaria empatia di Serena Rossi con il pubblico. Fin dalle prime battute con cui ha confessato l’emozione di esibirsi in un luogo così bello, il Teatro Verdi è diventato un salotto, non un palcoscenico. Battute in napoletano, botta e risposta con gli spettatori, momenti in cui ha chiesto alla platea di cantare con l’orchestra mentre lei si allontanava per un cambio d’abito: il confine tra artista e pubblico si è dissolto con naturalezza, senza artifici. La stessa calda complicità si è espressa nel rapporto con i suoi bravissimi musicisti, un sestetto composto da Gennaro Desiderio al violino, Gianpaolo Ferrigno alla chitarra, Antonio Ottaviano al pianoforte e al cembalo, Michele Maione alle percussioni, Luca Sbardella alla fisarmonica e al violino, e il salernitano Matteo Parisi al violoncello, con cui ha dialogato sul palco con affetto evidente, in un clima di gioia condivisa che si è trasmessa immediatamente alla sala.

Il finale è stato un’esplosione: la Tammuriata nera ha travolto il pubblico, trascinandolo in un vortice di ritmo e passione che ha chiuso la serata nel modo più napoletano possibile.

Notevoli gli arrangiamenti musicali curati dal Maestro Valeriano Chiaravalle, capaci di valorizzare la tradizione senza imbalsamarla, con soluzioni che hanno dato respiro e modernità a brani che appartengono alla memoria collettiva. La regia di Maria Cristina Redini, della produzione Agata e Savà, ha saputo tenere insieme il filo narrativo senza appesantire la leggerezza dello spettacolo, lasciando a Rossi tutto lo spazio per essere ciò che è: una performer a tutto campo.

Chi conosce Serena Rossi solo attraverso la celebre serie televisiva Mina Settembre o chi l’ha vista recentemente nel ruolo commovente di madre nel film Il treno dei bambini, ha potuto scoprire ieri sera una dimensione ulteriore: quella della cantante e dell’animatrice nata con la musica nelle vene: padre chitarrista, madre cantante, nonno paroliere. Una poliedricità che non è dispersione ma ricchezza, e che in SereNata a Napoli trova la sua espressione più autentica e personale.

In questi tempi bui, come ha osservato lei stessa tra un brano e l’altro, regalare al pubblico momenti di spensieratezza e bellezza è un atto di cura. Serena Rossi lo ha fatto con generosità, talento e un sorriso che non ha mai abbandonato il palcoscenico.

Salerno le ha risposto con un applauso lungo e caldo, quello che si riserva a chi, sul serio, ha dato tutto.

Maria Gabriella Alfano Maria Gabriella Alfano

Maria Gabriella Alfano

Architetto urbanista, giornalista pubblicista e animatrice culturale. Laureata con il massimo dei voti alla Federico II di Napoli e specializzata in pianificazione alla Sapienza di Roma, ha lavorato esclusivamente nel settore pubblico occupandosi di sviluppo urbanistico e territoriale, opere strategiche e tutela ambientale. Autrice e co-autrice di pubblicazioni su ambiente e territorio, ha diretto la rivista “Progetto”. Già Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Salerno e dell’Ente Riserve Naturali “Sele Tanagro–Eremita Marzano”, promuove iniziative culturali ed editoriali attraverso l’Associazione L’Iride. Viaggia spesso in tutto il mondo.

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