Il Venerdì Ri…leggiamo Poesia “il cielo ride azzurro”
di Graziella Di Grezia-
La mattina quando mi sveglio sento l’ aria della primavera; nonostante le piogge e il tempo ancora incerto di questi giorni, le percezioni dell’alba sono quelle del cambiamento.
La nostra dimensione del risveglio è più vera se percepiamo i piccoli segni; questa mattina vedevo una luce più intensa e sentivo alcuni uccelli cantare; in realtà li sento anche ora che scrivo questo pezzo.
In fondo i cambiamenti avvengono anche quando siamo pronti a percepirli e il nostro sentire ci aiuta.
I versi che ho scelto per oggi sono di un poeta associato in genere a liriche meste e legate a notizie più che altro disastrose, ma oggi cerchiamo di sfatare questo mito.
Giovanni Pascoli (1855–1912) è una delle voci più influenti della poesia italiana tra Ottocento e Novecento.
La sua poetica del “fanciullino” non è infantilismo, ma un modo profondo di percepire il mondo attraverso i segni che un bambino coglie: un suono, un odore, un gesto.
Il bello delle liriche dei poeti italiani è il poterli leggere in lingua originale e in questo caso la scena è molto chiara e limpida.
I fiori “si dicono l’amore”, il cielo “ride azzurro”, e tutto sembra muoversi in un equilibrio fragile, quasi timido. E l’anima, seguendo questo ritmo lieve, “si apre come un fiore al sole”, ritrovando un’energia che non è euforia, ma una rinascita lenta.
Pascoli ci ricorda che la vita ricomincia sempre così: da un dettaglio che non avevamo notato come un gesto minimo che cambia la direzione del giorno.
La poesia è tratta da Myricae, la raccolta in cui Pascoli affina la sua capacità di trasformare il quotidiano in rivelazione.
E ora rileggiamo di Giovanni Pascoli “Primavera”
Già il mandorlo e il pesco
in un fiorito abbraccio
si dicono l’amore
che mai non torna indietro.
E il cielo ride azzurro
su l’erbe tenere,
e il vento porta un soffio
di giovinezza nuova.
E l’anima s’apre
come un fiore al sole,
e sente che la vita
ricomincia ora.







