di Mariapia Vecchione-
L’ira di Trump abbatte l’Iran. Nelle prime ore di sabato 28 febbraio Stati Uniti ed Israele hanno colpito le basi militari del paese iraniano, che con le sue forze militari ha provato a contrastare gli attacchi subiti con lanci di missili, rispondendo con forza contro Israele e le basi Usa presenti in Medio Oriente.
La scelta di Trump, che avrebbe attaccato inaspettatamente, è in realtà la risultante di una decisione discussa dopo settimane. Il CNN informa, che l’attacco sia maturato dalla scelta del presidente americano di decidere per l’Iran lo smantellamento del suo programma nucleare, così da difendere il popolo americano dalla potenza di Teheran: una manovra, questa di Trump, che mira anche a frenare circa l’arricchimento dell’uranio, mentre Israele premeva perché l’attacco distruggesse proprio la ricchezza di missili iraniani.
La preoccupazione di Trump e Israele riguardo la città iraniana di Teheran, è il suo tentativo di ricostruire il proprio potenziale programma atomico, generando missili balistici a lungo raggio, i quali potrebbero raggiungere gli Stati Uniti.
Intanto, la guerriglia di Trump che si muove tra ferro e fuoco appare al mondo come un pretesto per dimenticare lo scandalo degli Epstein files, che scioglie le briglia di equilibri mondiali ormai collassati. Insomma un modo per distrarre l’opinione pubblica, come spiegherebbe l’economista della London School of Economics, Paul De Grauwe, in un’intervista lasciato a Repubblica, molti sono gli aspetti trattati: “Sull’immigrazione è stato il disastro più assoluto, finito con gli omicidi degli scherani dell’Ice e poi gli 80mila posti di lavoro persi in un anno come non succedeva dai tempi della Grande Depressione, per non parlare degli Epstein Files. Non gli resta che ricorrere a qualche colpo di teatro dal crescente effetto-shock – aggiunge – anche in questo settimo attacco armato lanciato da Trump, portato al massimo livello e alla massima visibilità mediatica, c’è alla base la componente del diversivo”.
Attaccare il regime degli Ayatollah iraniano, per Trump significa accrescere la propria potenza mondiale, manifestando un dispotismo nevrotico. Fra le perdite più gravi subite dalla città di Teheran e dell’intero Iran, che perde la più alta carica religiosa e amministrativa: confermata la morte dell’yatollah Ali Khamenei, con l’accusa di Donald sul social media, Truth:“Khamenei, una delle persone più malvagie della storia, è morto (…) Non è riuscito a sfuggire ai nostri servizi segreti e ai nostri sistemi di sorveglianza avanzati”.
Nelle prime ore di questa mattina, 1 marzo, la conferma di un ulteriore obiettivo ucciso, il capo di Stato maggiore delle forze armate dell’Iran, Sayyid Abdolrahim Mousavi. E sulla scia di questo sconvolgimento mondiale, si annunciano bombardamenti da parte degli USA che si protrarranno per almeno una settimana, mentre Israele dichiara la morte di sette funzionari iraniani di alta carica, con luterei conferma anche da Teheran.
La risposta iraniana è stata estesa: 21 feriti a Tel Aviv, con esplosioni consistenti che hanno coinvolto la regione di Riyadh in Arabia Saudita, Dubai negli Emirati Arabi Uniti, Doha in Qatar, in Kuwait e a Manama in Barhein, in particolare l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti in seguito all’attacco hanno già definito la loro risposta: vorranno reagire attivamente, avendo intercettato i missili dell’attacco come iraniani.
Mary L. Trump, psicologa e nipote di Trump, oggi sente il peso di un cognome che fra torto e ragione rappresenterebbe gli USA, ormai dal 2017 ha sciolto ogni legame con zio Donald, lei stessa avverte di quanto pericoloso sia quest’uomo, in un’intervista su La7 per Massimo Gramellini, non esita e informa l’Italia: “Lui è sicuramente un bullo, il che gli consente chiaramente di raggiungere i suoi obiettivi. Ma i bulli, in realtà, sono deboli: loro se la prendono su persone sulle quali possono esercitare un potere. È un matto? Pur essendo una psicologa, non ho mai formato una diagnosi su mio zio, però siamo giunti a un punto per cui abbiamo così tante prove dei suoi comportamenti che non credo sia necessaria una diagnosi per affermare che chiaramente è un uomo che non sta bene dal punto di vista emotivo, psicologico, cognitivo e anche sempre di più sul piano fisico”.