Una foresta pluviale in aeroporto: la sorpresa di Doha
di Maria Gabriella Alfano-
Gli aeroporti si somigliano tutti: postazioni check-in delle compagnie aeree, caffetterie, ristoranti, store di importanti brand della moda, duty free. In genere li attraversiamo con lo sguardo fisso sui monitor delle partenze per raggiungere il gate di imbarco.
Nell’aeroporto Internazionale Hamad, hub del Qatar, nel cuore del deserto, il tempo dello scalo può invece trasformarsi in un’esperienza sorprendentemente rigenerante.
Di ritorno da un viaggio in Oriente, in attesa del volo per Roma, ho fatto scalo a Doha per quasi cinque ore. Considerate le sei ore del volo precedente mi ero preparata a un’interminabile attesa. Invece ecco che, con mia grande sorpresa, il tempo è scivolato via con leggerezza.
Nel terminal al terzo piano, facilmente raggiungibile anche con il trenino gratuito che collega le diverse aree, si apre L’Orchard (il frutteto).
È una foresta pluviale indoor di oltre 5.000 metri quadrati che ospita circa 300 alberi, 25.000 piante e un’enorme fontana di 575 mq. Un ecosistema lussureggiante, in cui flora e fauna si integrano meravigliosamente, protetto da un’ampia copertura in vetro che lascia filtrare la luce naturale creando un microclima sorprendentemente piacevole.
Questo giardino tropicale non è un semplice intervento estetico ma un progetto che ha riprodotto l’habitat della foresta pluviale integrando natura, architettura e sostenibilità in un contesto climatico estremo quale ì quello del deserto.
Giunta nell’Orchard ho dimenticato in pochi minuti di trovarmi in uno dei più trafficati hub del Medio Oriente e sono stata proiettata in un ambiente naturale che ha coinvolto tutti i miei sensi, in un giardino botanico in cui passeggiare, sedere sulle panchine all’ombra degli alberi, stendersi sul prato ascoltando il fluire dell’acqua e il canto degli uccelli.
Percorrendo uno dei viali alberati mi sono imbattuta in “The Wild Table of Love”, una monumentale scultura in bronzo -sei tonnellate di peso- creata dagli artisti internazionali Gillie and Marc . E’ un’opera bellissima che raffigura animali in via di estinzione seduti tavola mentre si cibano di prodotti tipici del Qatar.

E’ un banchetto simbolico che fonde cultura locale e messaggio universale e fa riflettere sulla necessità di proteggere la fauna selvatica e di contrastare il traffico illegale di specie protette.
Alcune sedie sono state lasciate libere per i viaggiatori che possono accomodarsi al tavolo con gli animali, diventando parte della scena, in una fruizione interattiva dell’opera d’arte che trasforma coloro che la guardano da spettatori in attori partecipi di una convivenza possibile, di un’armonia da ricostruire.
Ciò che mi ha colpito più di ogni altra cosa è la qualità del tempo che ho trascorso in quel paradiso verde. Sedermi sull’erba, all’ombra della chioma di un albero in attesa di un volo intercontinentale, si è rivelata un’esperienza molto rilassante che ha ribaltato l’idea stessa di aeroporto.
Le mie cinque ore a Doha hanno rappresentato un valore aggiunto al mio viaggio, un piccolo esercizio di lentezza. E ho realizzato che anche nei luoghi di transito, per definizione provvisori, a volte è possibile trovare spazi di quiete, bellezza e riflessione.







