Milano Cortina 2026: lo spirito olimpico tra Orwell e De Coubertin
di Michele Bartolo-
Sembrava un giorno lontano e invece sono arrivate le Olimpiadi di Milano- Cortina 2026, una festa di sport, una
grande ribalta internazionale per il nostro Paese. In un mondo moderno attraversato dai conflitti, funestato da guerre insensate e dannose per le popolazioni, lo sport diventa strumento di aggregazione e di pacificazione.
Non la pensava in questo modo George Orwell, nel suo celebre saggio del 1945 “The Sporting Spirit”, dove definì lo sport internazionale come una “guerra senza spari”. Secondo lo scrittore britannico, le competizioni sportive non avrebbero favorito la pace tra i popoli, in quanto legate al nazionalismo ed al desiderio di prevalere sull’avversario.
Le parole di Orwell sono ancora attuali nel contesto contemporaneo? Sono realistiche e rispondenti al vero le sue osservazioni o sono minate dallo stesso spirito pessimistico che gli contestavano sia i cattolici per il suo ateismo che i laici per la sua visione apocalittica dell’esistenza?
In realtà lo spirito olimpico di Orwell è da contestualizzare nel periodo temporale in cui scrisse questi suoi pensieri: nel 1948, quando Londra ospitò le prime Olimpiadi del dopoguerra, un periodo segnato dalle prime tensioni della Guerra Fredda che influenzarono profondamente la sua narrativa.
Tuttavia, anche oggi il nome di Orwell viene evocato dai detrattori delle edizioni moderne dei Giochi, che vengono viste come strumenti di propaganda statale o teatro di compagne di disinformazione, volte a riscrivere o manipolare la
percezione pubblica. Eppure Pierre de Coubertin, fondatore dei Giochi Olimpici moderni, ha definito lo spirito olimpico come un ideale pedagogico e pacifista basato sull’impegno massimo, il fair play e l’universalità.
Celebre per la frase “L’importante non è vincere, ma partecipare”, che promosse i valori di lealtà e fratellanza tra le
nazioni. Anche nell’ottica di De Coubertin, tuttavia, la partecipazione non deve essere considerata come meramente formale ma, come ogni competizione sana che si rispetti, ognuno dei partecipanti deve dare il meglio di sé, metterci l’impegno massimo, far trionfare tutte le proprie capacità.
Il motto “Citius, Altius, Fortius (Più veloce, più in alto, più forte)”, creato da De Coubertin, era finalizzato proprio a
dare il meglio di sé. Lo stesso atteggiamento che dovrebbe aversi nella vita, non raggiungere necessariamente il traguardo ma combattere per quello scopo, affrontando la vita con l’atteggiamento di un atleta.
Esaltazione, quindi, dei valori di lealtà, imparzialità, rispetto e fratellanza tra i popoli, come simboleggiato dai cinque
cerchi intrecciati, creati da lui nel 1913, che rappresentano l’unione dei continenti nel segno dello sport. Lo spirito olimpico coubertiniano mira a unire lo sport alla cultura e all’educazione, rendendolo accessibile a tutti e favorendo la comprensione reciproca.
Ed è in questo spirito che si inseriscono le Olimpiadi italiane, secondo il manifesto inaugurale rappresentato dalle parole del Presidente Malagò.
Ci sono sicuramente parole di esaltazione nazionalista nel suo discorso ma si inseriscono in un contesto in cui L’Italia diventa una bandiera che appartiene all’umanità nel suo complesso. Frasi di appartenenza ma anche di divulgazione universale di beni e valori senza tempo.
Malagò ha detto: “(..) Questa sera, l’Italia accoglie il mondo. Lo accoglie a braccia aperte. Dall’eleganza e dallo stile di
Milano alle meraviglie alpine di Cortina d’Ampezzo, vi diamo il benvenuto in un Paese di storia e innovazione, di creatività, cultura e passione. Questi Giochi si svolgeranno con Spirito Italiano, uno spirito italiano vibrante e contemporaneo, in un contesto unico di bellezza naturale e culturale (..) E ancora ha aggiunto: “(..)Perché la bellezza italiana non ci appartiene come un bene: ci è stata affidata dalla storia come una responsabilità. La bellezza è più di un valore estetico. È un’energia. Un’energia che scorre sotto la superficie di ciò che vediamo. Vive solo se si trasmette, se diventa forza morale, culturale e civica, capace di plasmare il futuro. La tradizione non è il culto delle ceneri, ma la custodia del fuoco. (…)”.
Le Olimpiadi italiane del 2026 in questo senso incarnano appieno il vero e genuino spirito olimpico: storia, natura e cultura come strumento di divulgazione dei valori della tradizione e fondamento dei valori senza tempo di pace e
condivisione tra i popoli nel rispetto delle diversità.
Pubblico dominio,Pierre Frédy Baron de Coubertin






